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Lazzaro, alzati e cammina

L’operazione Lazzaro condotta dalla squadra mobile di Palermo, coordinata dai PM Sergio Demontis, Ennio Petrigni, Daniele Sansone, Alfredo Gagliardi e Eugenio Faletra, in parte appartenenti al dipartimento Criminalità diffusa, in parte al dipartimento Criminalità economica, ha sgominato una banda dedita a truffare le assicurazioni, simulando la prematura scomparsa di alcuni soggetti per intascare laute somme dalle compagnie assicuratrici, vittime del sistema, tra le quali Poste Italiane, Unipolsai, Eurovita, Allianz, Zurich, Generali e Genertel.


Le indagini, che si sono concluse con 50 persone indagate di cui 6 fermate, hanno appurato l’esistenza di un’organizzazione dotata di un modus operandi ben strutturato che ha agito fin dal novembre del 2017 mettendo a segno almeno 20 operazioni per un importo di quasi 5 milioni di euro tra quelli di cui si attendeva la liquidazione e quelli già intascati, parte dei quali già reinvestiti mediante autoriciclaggio in beni immobili e attività commerciali.


Secondo l’accusa, la persona scelta di volta in volta come falso morto, spesso un parente o amico di uno dei sodali dell’organizzazione, stipulava una o più polizze-vita, pagando poche rate mensili alla compagnia. Dopo alcuni mesi, il beneficiario di turno produceva la falsa documentazione del decesso del contraente, utilizzando falsi certificati prendendo online i nomi dei veri medici: a volte veniva presentata la scheda dell’intervento del 118 con l’indicazione precisa dei medici e del personale che attestava il decesso, in altri casi si usava la scheda Istat di morte rilasciata dall’Unità Sanitaria Provinciale di Palermo, altre volte invece la relazione del medico curante.

Una volta ottenuta la somma prevista dalla polizza, con una serie di piccole e continue operazioni svolte da soggetti incaricati che ricevevano ogni volta 150 euro di ricompensa, questa veniva accreditata sui conti correnti dei membri dell’organizzazione.

Per i Pubblici ministeri: “Il meccanismo ideato riusciva a proliferare grazie allo sfruttamento di una evidente falla del sistema di controlli messo in atto dalle compagnie assicurative: infatti, lo scrutinio espletato dalla compagnia sulla documentazione inoltrata dal beneficiario – totalmente fasulla e artefatta – è meramente cartolare e prescinde da riscontri incrociati presso terzi, in particolare presso gli uffici Anagrafe e Servizi demografici degli enti locali, dove invece i finti morti risultavano regolarmente registrati tra la popolazione residente e in vita”.

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