AFFARI & FINANZANEWS

Non di solo Recovery vivrà l’Europa

Il Presidente della Commissione von der Leyen invoca la sovranità digitale europea. Quattro decisioni spinose sul tavolo della Commissaria.

Lo scontro istituzionale che vede da una parte il Consiglio Europeo in rappresentanza dei 27 governi dell’Unione e dall’altra l’Europarlamento chiamato ad approvare il bilancio comune è certamente tanto rilevante da escludere che si parli d’altro. Un ritardo nell’accordo sul budget 2021-2027 avrebbe effetti devastanti generando automaticamente un ritardo nell’entrata in funzione del sostanzioso pacchetto di aiuti per la ripresa, a cominciare dal Recovery Fund. Dunque, Recovery First.

Nei sottoinsieme di cose minori, appartenenti a vario titolo al “Secondary Fund”, ci sono questioni e decisioni che hanno a che vedere con la sicurezza digitale degli europei.

Dopo aver lasciato campo libero ai Bezos, Zuckerberg& Page, il Vecchio Continente aveva fatto pubblica ammenda approvando il General Data Protection Regulation, noto con l’acronimo GDPR. Un complesso di norme stabilite per tutelare la privacy degli utenti dei servizi sulla rete. Questione europea? No. Questione mondiale. Questione che ha portato il Segretario di Stato americano Mike Pompeo in giro per le capitali  con una nuovissima enciclica “Non possumus” riferita al pericolo cinese in fatto di dati e utilizzo dei medesimi.

L’enciclica pompeiana avrebbe dovuta essere studiata a commentata in patria visto che quarantotto Stati americani hanno promosso indagini nei confronti di Google accusata di utilizzo indebito dei dati mentre altri 8 Stati americani hanno fatto lo stesso contro Mark Zuckemberg, appena uscito dalla multa da 5 miliardi per violazione dei dati personali nella vicenda Cambridge Analytica.

Ma insomma, ognuno fa il proprio mestiere. Dicevamo che l’Europa è presa dal Recovery Fund. Rischiano pertanto di passare sotto silenzio 4 sfide sulla sicurezza digitale che ci interessano da vicino.

 Partiamo, appunto, dal Dgpr che in qualche modo ha cercato di arginare il controllo millimetrico sulle vite delle persone per ragioni commerciali e per l’uso politico di questa immensa mole di informazioni per controllare (e alterare) gli orientamenti culturali ed elettorali delle opinioni pubbliche. Ecco, il Dgpr, in parole semplicissime, ha permesso di proteggere 450 milioni di abitanti dalla cannibalizzazione imperante. Nel suo primo discorso la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Layen aveva indicato tra le priorità l’esigenza di difendere la sovranità digitale dell’Europa e dei suoi paesi membri. Poi la priorità è stata deposta e poco trapela da Bruxelles circa lo stato di avanzamento dei lavori sulla Intelligenza Artificiale e sull’utilizzo dei big data, questione decisiva dello sviluppo prossimo. 

Sul fronte Antitrust sta proseguendo l’inchiesta su “eventuali” abusi da parte di Facebook e Amazon: tali indagini sono concentrate sull’utilizzo che i due colossi fanno dei dati raccolti. Nessuna delle due società ammette addebiti, naturalmente. Ma è pur sempre utile ricordare che Google ha già collezionato sanzioni per 9,4 miliardi nella Ue in tre diversi procedimenti. E che tra i conclamati violatori seriali delle regole europee primeggiano non i cinesi che tanto preoccupano Pompeo quanto gli stessi big players americani. Uno degli ultimi dossier sul tavolo dei Commissari ha un titolo eloquente: “Google for Jobs”.

L’agenda della Commissione non ha ancora trovato lo spazio per la discussione delle nuove norme più restrittive in fatto di riconoscimento facciale e di relazione con consumatori; finora è trapelata soltanto l’indiscrezione (non smentita) che la Commissione introdurrà l’obbligo da parte delle imprese di segnalare chiaramente quando ad interagire con un utente sia un algoritmo. E questo avrà un impatto rilevante per i centralini automatici del customer care.

Vi è infine un altro dossier altamente significativo riguardante le responsabilità delle imprese per quanto concerne le conseguenze delle decisioni prese da algoritmi (self learning algorithms) e sul quale hanno gli occhi puntati decine e decine di grandi aziende, a partire da quelle automobilistiche.

Di certo la presidente von der Leyen vorrà portare a termine il disegno di web tax, armonizzando il quadro fiscale in tutta Europa per evitare in futuro il rischio di elusioni a 9 zeri da parte delle company di settore.

L’ultimo punto di questa ricco Secundary Fund ha riguarda la istituzione di un nuovo Commissario (o di una Super Agenzia) in grado di intervenire e risolvere le numerose dispute transnazionali, dovute ai molteplici e disomogenei quadri regolatori esistenti.

La volontà di dotare di poteri sanzionatori l’uno o l’altra (Commissario o Agenzia) sta ritardando la decisione. Ma arriverà. Speriamo non troppo in ritardo rispetto alla velocità con cui gli addetti ai lavori saccheggiano l’esistente prima che nuove regole impongano dazi, costi o addirittura ne impediscano l’attività.

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