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Il nuovo processo telematico a manovella

Ieri in piena recrudescenza di contagi decido, per consolidata prassi adottata oramai da molti Uffici Giudiziari, per ragionevolezza e forte delle pregresse indicazioni emanate durante la “crisi da Covid” di inoltrare, a mezzo Pec su Pec, una istanza al Giudice competente.
Si badi bene l’ istanza era stata preannunciata, per correttezza, al Pm competente, previo appuntamento concordato a mezzo mail e mirava a chiedere la possibilità per la mia assistita di poter riprendere, nelle more del processo, la propria attività lavorativa, (interdetta in via cautelare per un anno), in quanto la stessa era oramai quasi finita sul lastrico.
Ma questo “poco importa”, la cosa curiosa è che mi vedo restituita la mia istanza guarda caso via Pec.
E guarda caso perché l’istanza era stata da me presentata proprio via Pec e non depositata fisicamente presso l’ Ufficio competente.

Per carità decisione corretta giuridicamente ma conforme a logica?
La logica non dovrebbe sempre governare il nostro processo penale?
E l’economia processuale non dovrebbe essere sempre un principio ispiratore?
E perché Tu Ufficio Giudiziario, anziché mandarmi qualcuno per la relativa notifica, (non fosse altro che per la par condicio), mi rispondi via Pec che l’ istanza è “inammissibile” perché presentata proprio via mail.

Attenzione Tutto “corretto”!
Ed allora prendi l’ auto, inquina, buttati nel traffico, vai in Tribunale distante 40 chilometri, prendi l’istanza con due dita per contaminarla il meno possibile per poi sentire un impiegato, forse spaventato ed infastidito dal possibile untore, dire da lontano la lasci pure là, poi la prendo per ricezione!
Attenzione la Pec per gli avvocati è obbligatoria per legge e spesso ha anche un costo, ma come dicevano i latini:“summum jus, summa iniura”

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