STRATEGIE

Incontro Pompeo – Di Maio, le contraddizioni irrisolte della sicurezza nazionale italiana

È venuta meno, se mai fosse esistita, la coincidenza di posizioni strategiche fra UE e USA, ma l’Italia continua a non decidere e si trova a giocare su tre tavoli senza sapere su quale puntare

Le dichiarazioni del ministro degli esteri Di Maio rilasciate dopo l’incontro con il Segretario di Stato USA Pompeo rivelano ancora una volta lo stallo nel quale si trova l’Italia, incapace di decidere fra UE, USA e Cina. Benché, infatti, sia la Cold War II fra USA e Cina ad occupare la ribalta internazionale, il conflitto a minore intensità fra UE e USA non è meno rilevante e richiede l’assunzione di scelte chiare da parte del nostro Paese.

Da tempo l’Unione Europea ha aperto almeno tre fronti verso gli USA: la tassazione continentale degli utili delle big-tech, la protezione dei dati personali dei cittadini UE e la necessità di un rapporto flessibile con la Cina. Alle azioni politiche, normative e giudiziarie del Vecchio Continente (mantenimento di rapporti commerciali con la Cina anche nel settore tecnologico, web tax, blocco dei trasferimenti di dati personali verso il Nord America), gli USA hanno risposto con l’imposizione di dazi anche su prodotti italiani, il —per ora solo paventato— disimpegno dalla NATO e, almeno in Italia, un’aggressiva politica di colonizzazione digitale della pubblica amministrazione, dalla scuola alla giustizia.

A questo va aggiunta la asimmetricità dei rapporti fra USA e singoli Paesi UE nello scambio di informazioni rilevanti ai fini della tutela della sicurezza nazionale (argomento che dovrebbe essere normato da un accordo formale, invece di essere lasciato alla gestione operativa). L’Italia non fa parte dell’accordo Five Eyes quindi, pur fornendo informazioni agli USA, in cambio accede soltanto a ciò che gli USA e le altre parti del Trattato ritengono di dover condividere.

Infine, almeno fino a qualche anno fa, gli USA hanno attivatamente spiato leader politici e di governo dei Paesi UE facendo esattamente ciò di cui accusano la Cina oltre ad aver compiuto azioni illegali nel territorio italiano sulla base del Corollario di Roosevelt alla Dottrina di Monroe.

È evidente, quindi, che l’agenda politica delle due potenze pur largamente coincidente non è del tutto sovrapponibile e le differenze —che si traducono in precise scelte normative e nella “lettura” che di queste scelte fa la Corte di giustizia UE— non consentono di affermare tout-court la contemporanea adesione dell’Italia ad entrambe le visioni (geo)politiche.

Il governo italiano continua infatti a sottovalutare largamente le conseguenze della sentenza nota come “Schrems II”, emanata lo scorso 16 luglio 2020 con la quale la Corte europea ha espressamente riconosciuto il rischio per i diritti fondamentali dei cittadini UE rappresentato dal fatto che aziende americane trattano i loro dati personali. Le due conseguenze immediate —ma non certo le uniche né le ultime— sono state l’obbligo sancito da uno dei Garanti per la protezione dei dati personali tedeschi di adottare misure di sicurezza a prova di intelligence USA e l’indagine avviata dal Garante irlandese sull’esportazione di dati personali da parte di Facebook verso la casa madre statunitense e che ha portato il social network ad annunciare il possibile abbandono della UE. Le conseguenze di questa posizione politica della UE potrebbero essere di magnitudo enorme, dall’impatto negativo sull’attività di imprese e istituzioni, alle questioni di ordine pubblico derivanti.

L’assenza, in Italia, di una posizione politica chiara si traduce nella estrema difficoltà di adottare provvedimenti normativi e regolamentari già possibili, senza bisogno di nuove leggi in grado di creare un sistema coerente di tutela della nostra sicurezza nazionale.

Il nodo da sciogliere non è, evidentemente, il posizionamento geopolitico dell’Italia nell’area Occidentale che è fuori discussione.  Va tuttavia deciso,  all’interno di uno scenario composito, se viene prima l’adesione ai valori comunitari o se vadano privilegiati quelli di Paesi estranei alla UE.

La scelta è importante e irrinunciabile, perché l’Unione ha già chiaramente indicato la via e non possiamo permetterci, per l’ennesima volta, di imboccarla per ultimi o rimanere al palo.

Back to top button
Close
Close