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L’uso da parte della polizia del riconoscimento facciale viola i diritti umani

Questo è quel che emerge da una recente pronuncia della Corte di Appello civile del Regno Unito, a seguito dell’appello di un cittadino gallese contro la sentenza di primo grado della Queen’s Bench Division dell’High Court.

Piccolo passo indietro: dal 2017 la polizia di Cardiff ha iniziato a testare l’utilizzo del riconoscimento facciale nelle manifestazioni sportive, specialmente durante le partite di calcio, confrontando le scansioni con le liste di individui noti, per identificare le persone che siano ricercate dalla polizia, abbiano ricevuto un cosiddetto daspo o siano in qualche altro modo persone di interesse per le forze dell’ordine.

Nel 2019, Ed Bridges, un cittadino di Cardiff, sostenuto dall’associazione inglese a favore dei diritti civili Liberty, ha intentato una causa contro la polizia, sostenendo che farsi scansionare il viso nel 2017 e nel 2018 costituisse una violazione dei suoi diritti, ai sensi dell’art. 8 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) e del Data Protection Act.
Dopo aver perso in primo grado ed aver appellato la pronuncia, la Corte di secondo grado ha riconosciuto fondati i suoi motivi di doglianza statuendo l’illegalità del programma di riconoscimento facciale della polizia del Galles del Sud.

In particolare la Corte ha riconosciuto la fin troppa discrezionalità degli agenti nello stabilire chi può esser inserito nella watchlist, per quali motivi ed in quali luoghi si possano effettuare le scansioni facciali. Da non tralasciare il fatto che, come la stessa polizia del Galles ha ammesso, nel 2018 circa il 90% dei match che il riconoscimento facciale stabiliva erano in realtà dei falsi positivi.

La sentenza non ha escluso completamente l’uso della tecnologia di riconoscimento facciale nel Regno Unito, ma diminuisce la portata di ciò che è consentito e di ciò che le forze dell’ordine devono fare per essere conformi alla legge sui diritti umani, stabilendo espressamente criteri più stringenti. Altre forze di polizia nel Regno Unito che ricorrono all’utilizzo della tecnologia di riconoscimento facciale dovranno soddisfare lo standard stabilito dalla sentenza.

Per l’associazione Liberty la vittoria rappresenta “la prima sfida legale al mondo” all’uso da parte della polizia della tecnologia di riconoscimento facciale, ma quasi certamente non sarà l’ultima.Mentre nel Vecchio Continente ci si interroga sull’ipotesi di creare un sistema comune europeo di riconoscimento facciale, andando ad unire le banche dati dei paesi aderenti, negli Stati Uniti d’America il programma di riconoscimento facciale è stato oggetto di vivaci dibattiti e a giugno scorso alcuni deputati e senatori democratici hanno presentato un disegno di legge per vietarne l’uso, soprattutto a seguito delle proteste a sostegno dei diritti civili delle comunità nere e contro la brutalità della polizia.
E anche le grandi aziende che producono software di riconoscimento facciale, come IBM e Amazon, hanno scelto di abbandonare lentamente quel mercato, seppur redditizio, prendendo le distanze dalla polizia e l’utilizzo che ne fa.

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