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USA-Cina, oltre la guerra commerciale

A metà settembre 5 hacker cinesi appartenenti al collettivo APT41 sono stati inseriti dal Federal Bureau of Investigation nella lista dei criminali più ricercati al mondo.

Attivi nel panorama mondiale da un decennio e accusati di aver preso di mira il comparto sanitario, le telecomunicazioni e il settore high-tech, e specializzati nel furto di proprietà intellettuale e nel riciclaggio di denaro frutto delle loro scorribande in rete.

L’azienda informatica statunitense FireEye stima abbiano utilizzato almeno 46 diverse famiglie di malware per attacchi in 15 paesi tra cui Italia, Francia, Regno Unito, India, Corea del Sud, Svizzera, Turchia, Hong Kong e per l’appunto gli Stati Uniti d’America.

L’accusa mossa dall’agenzia guidata da Christopher Asher Wray è di esser direttamente riconducibili al Governo di Pechino.
In particolare, si legge nel comunicato, ad agosto 2019 un Grand Jury del Distretto di Columbia ha rinviato a giudizio i cittadini cinesi Zhang Haoran e Tan Dailin per accesso non autorizzato a computer protetti, furto di identità aggravato, riciclaggio di denaro e frode.
Ad agosto 2020 invece un Grand Jury del Distretto di Columbia ha rinviato a giudizio Qian Chuan, Fu Qiang e Jiang Lizhi con le accuse di racket, riciclaggio di denaro, frode, furto di identità e accesso fraudolento a dispositivi.

Tutti e cinque i soggetti in questione sono stati accusati di aver compiuto le attività illecite quando erano impiegati della Chengdu 404 Network Technology Company, società rivelatasi di copertura della Repubblica Popolare Cinese.

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