RISERVATEZZA DEI DATI

In questo mondo di dati

I dati sono il nuovo petrolio, come afferma qualcuno? No, perché a differenza di quest'ultimo i dati sono per loro natura illimitati

Senza voler scomodare Antonello Venditti, che nella sua celebre canzone del 2004 non si riferisce certo ai “dati”, nelle brevi considerazioni che seguono, vorrei sottolineare l’importanza di un tema, quello dei Dati con la D maiuscola, che costituisce l’argomento forse più importante all’attenzione non solo della comunità digitale ma anche dell’economia e, senza dubbio, dei Governi e della classe politica più in generale.

Grazie alle Tecnologie dell’informazione e della Comunicazione, i Dati ormai sono diventati parte della nostra vita in tutte le sue manifestazioni, dal Nord al Sud, da Est a Ovest, di giorno e di notte, nel lavoro e nel tempo libero, nel pubblico e nel privato, nel materiale e nell’immateriale. I Dati sono informazioni, le informazioni sono conoscenza e la conoscenza diventa crescita.

E già si parla di Data Sovereignty (Sovranità dei Dati) e diventano prioritarie le tecnologie ed i servizi per la protezione e sicurezza fisica e logica, la loro conservazione, le modalità di trasmissione, la condivisione, il Data-mining, la valorizzazione, la loro commercializzazione e non ultima la Privacy allorché si ha a che fare con Dati sensibili.

Qualcuno ha detto che “i dati sono il nuovo petrolio” con la piccola differenza che, anche se nel corso degli ultimi 20 anni le riserve provate sono continuamente cresciute, l’”oro nero” prima o poi finirà (le ultime stime parlano di 50-70 anni) mentre i Dati sono praticamente “illimitati”. Detto in altre parole, oggi conta di più spostare i bit che non gli atomi.

I Dati infatti non sono una questione riservata solo ai Big Four – GAFA (Google, Amazon, Facebook ed Apple) ma riguarda tutti e tutto. Si stima che i Dati fino ad oggi generati dell’uomo (testi, audio e video) siano 44 Zettabyte (440 miliardi di Gigabyte) e che solo nel 2021 verranno prodotti altri 15 Zettabyte di Dati.

D’altra parte “su Internet siamo dueallacentoventotto”, come ebbi modo di scrivere in una mia presentazione al CNEL già nell’anno 2009 allorché, parlando della centralità di Internet nella Società, introducevo il concetto dei “NEOBENI” e cioè dei Beni Immateriali e quindi, Software, Bit, Dati.

Il tema era il passaggio dalla codifica IPv4 degli indirizzi Internet alla codifica IPv6. Già si parlava nel 2009 dell’esaurimento delle risorse di indirizzamento su Internet che praticamente si sarebbero terminate nel 2019 se non fosse stata introdotta nel frattempo la nuova codifica, che era allo studio dal 1998.

Le risorse IPv4 sono state quasi estese al limite, poiché le società Internet hanno collegato circa 4,5 miliardi di utenti e diversi miliardi di dispositivi mobili utilizzando solo 4,2 miliardi di indirizzi IPv4 [1] e senza IPv6, con i suoi 340 trilioni di trilioni di indirizzi disponibili per l’uso nel sistema decimale (o 340 trilioni di trilioni di trilioni di indirizzi secondo l’uso francese o statunitense del termine “trillion”) non saremmo potuti andare avanti.

Sono numeri enormi [2] e per la gestione di una tale quantità di dati servono e serviranno risorse sempre crescenti di capacità di calcolo e storage.

Ecco quindi che diventano strategici i temi che girano intorno al Cloud in tutte le sue forme, pubblico, privato o ibrido, e senza Cloud è meglio che lasciamo stare i Dati visto che è l’Infrastruttura con la “I” maiuscola per la loro gestione e per quella dei processi basati sui Dati cogliendo appieno i vantaggi della Digital Transformation 4.0.

Con il Cloud le aziende possono diventare data-driven company sotto il profilo organizzativo, operativo e relazionale affidando i loro processi decisionali all’analisi dei Big Data, formulando previsioni attendibili e migliorando il time-to-market. Ciò è possibile

L’obiettivo è una distribuzione intelligente delle informazioni, garantendo la disponibilità dei dati sempre e ovunque, processando enormi quantità di dati e restituendo informazioni utili ai decisori nei tempi e nei modi necessari.

In “gergo” si parla di “Big Data management e analytics” e il cloud computing e la tecnologica obbligata per chiunque voglia realizzare la digital transformation di cui tanto si parla e di cui ha tanto bisogno il sistema delle imprese italiane.

In conclusione, i Dati sono in grado ormai di condizionare la nostra vita sociale ed economica nel bene e nel male, se non adottiamo le tecnologie adeguate anche ai fini della sicurezza. Prendiamo ad esempio il recente blackout di Luxottica che ha colpito il patrimonio informativo della più grande azienda del settore a livello internazionale: linee di produzione ferme, magazzini impazziti, logistica in tilt, funzioni acquisti e vendite bloccate, amministrazione ferma, dipendenti, fornitori, clienti in totale caos. E’ il caso di dire “Chi dice Dati dice Danno … se non c’è un adeguato sistema di CyberSecurity”.

L’altra faccia della medaglia è la Privacy, ma il tema richiederebbe un approfondimento ad hoc. Chiusa parentesi.

Mi sia permesso di chiudere questa “galoppata” su un tema che richiederebbe una enciclopedia, con una affermazione che lascio al lettore valutare: “Volere è potere” ma servono “Dati, sempre Dati, fortissimamente Dati” e forse anche qualche Dato in più.


[1] Il numero di indirizzi univoci disponibili in IPv4 è a 232 =4.294.967.296 mentre il cambiamento a IPv6 porta il numero di indirizzi esprimibili a 2128 (il numero raffigurato nella slide).

[2] Per gli appassionati del genere si ricorda che esistono numeri ancora più grandi come il “googol” esprimibile con 1 seguito da cento zeri, cioè pari a 10100 (da notare l’assonanza con qualcosa di a noi estremamente noto) ossia in cifre: 10 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000. Ovviamente ci sono anche numeri più grandi come il GoogolPlex (pari a “10 elevato alla Googol”) o il numero di Graham, quest’ultimo talmente grande che non basterebbe tutta la carta esistente per poterlo scrivere.

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