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Apple vs sviluppatori, è guerra sui pagamenti

Da mesi va avanti la battaglia tra il colosso di Cupertino e le società che sviluppano app di giochi e contenuti multimediali di tipo freemium.
Apple accusa alcune software house che hanno applicazioni disponibili sull’Apple Store di aver violato i termini contrattuali del suo sistema di pagamento integrato dal momento che ne utilizzano uno per i contenuti premium interno alle applicazioni stesse, aggirando le regole dello Store così da eludere le commissioni del 30% previste da contratto.

Allo stesso tempo Epic Games (sviluppatore di Fortnite e altri popolari giochi) e altre società del settore hanno accusato Apple e Google (per i medesimi inconvenienti con il Play Store) di concorrenza sleale nel mercato mobile dal momento che alcune applicazioni sono sviluppate direttamente da loro e non subiscono un simile salasso: Epic Games sostiene si tratti di un sistema di pagamento monopolistico che sopprime la concorrenza e gonfia i prezzi.

Questo perché l’Apple Store funge da unico canale di distribuzione delle applicazioni che girano su iOS e, prima di permetterne il download al pubblico, prevede una rigida revisione dei prodotti.

Ora Apple punta a tentare di riconciliarsi con le software house, anche temendo di perdere milioni di utenti, rivedendo le proprie linee guida in materia di App Clips (versioni ridotte di un’app con funzionalità limitate, simili a Facebook lite e Youtube go), widget, estensioni e notifiche.

Un cambiamento fondamentale riguarderà le app di streaming di giochi, come Microsoft xCloud e Google Stadia: Apple consentirà a questi servizi di operare sul suo Store, a condizione che ogni singolo titolo di gioco offerto dal servizio venga inviato individualmente all’App Review di Apple per il controllo e abbia il proprio elenco nell’App Store.

Il servizio di streaming di giochi sarà in grado di offrire una “app catalogo” in cui i clienti potranno abbonarsi al servizio stesso, comprendente titoli anche si editori diversi, come funziona con GameClub; al contempo assicura che, sebbene questa modifica significhi che i clienti dovranno abbonarsi al servizio di streaming di giochi tramite acquisti in-app all’interno dell’ app catalogo del servizio per poter giocare ai titoli di gioco associati che sono collegati a tale abbonamento, tuttavia qualora il cliente fosse già abbonato al servizio su una piattaforma diversa, Apple consentirà allo stesso di accedere senza esser costretto a pagare nuovamente.

Da Cupertino affermano che saranno più attenti e intransigenti verso i contenuti che nascondono link malevoli o clickbaiting, specialmente se associati ad abbonamenti automatici, tra l’altro vietati.

Soprattutto ribadiscono che gli sviluppatori devono esplicitamente dire cosa include un aggiornamento dell’app, rifiutando qualsivoglia descrizione generica nella sezione Note per la revisione di App Store Connect. In altre parole, niente più “correzioni di bug e miglioramenti delle prestazioni”.

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