AEROSPAZIO

Cosa hanno lanciato i cinesi nello spazio?

Un’operazione misteriosa della Cina, non sempre incline a rendere note dettagliate spiegazioni dei propri lanci sperimentali, desta sospetti e si urla già al complotto

Il 4 settembre, su di un razzo vettore Long March 2F, è stata lanciata un’astronave riutilizzabile dal centro di lancio satellitare di Jiuquan nel deserto del Gobi, nella Cina nord-occidentale, il cui esito, a detta dei media cinesi, sarebbe stato un successo. 

Qualcosa però ha accesso un campanello d’allarme. Durante il volo sperimentale, durato due giorni, nel mentre delle ultime rivoluzioni in orbita prima del ritorno, la misteriosa astronave ha lanciato un oggetto non identificato, motivo di preoccupazioni.

L’oggetto è stato raccolto dalla sorveglianza spaziale statunitense che gli avrebbe affibbiato la designazione NORAD ID 46395 (2020-063G COSPAR ID). Secondo le ricostruzioni l’oggetto seguiva un’orbita simile a quella del veicolo spaziale e sarebbe stato rilasciato dal velivolo due orbite prima del suo ritorno sulla Terra.

La Cina non ha rilasciato alcuna informazione sull’oggetto misterioso, mentre la China Aerospace Science and Technology Corporation e i media locali hanno fornito veramente poche informazioni sul veicolo spaziale riutilizzabile, non hanno diffuso né immagini, né video, né tantomeno dettagli sulle sue caratteristiche tecniche, spingendo gli osservatori spaziali occidentali a supporre che potrebbe trattarsi di un qualche prototipo di aereo spaziale ad ala fissa sperimentale. Un’ ipotesi è che il lancio abbia a che vedere con i piani della Cina negli ultimi anni di creare un aereo spaziale riutilizzabile, sebbene tale connessione non sia stata ancora confermata.

Jonathan McDowell, astronomo della Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics, ha sottolineato che non possiamo presumere a priori che il veicolo sia un aereo spaziale. Così scrive su Twitter: “Riutilizzabile non significa necessariamente alato, […], potrebbe essere una capsula in stile Dragon (SpaceX), dotato di paracadute, che è atterrato da qualche parte nel Taklamakan”, e aggiunge, ”La Cina ha annunciato il nome della navicella spaziale, ovvero Chongfu Shiyong Shiyan Hangtian Qi, che si traduce come “Repeat Use Test Space Craft”, ma che viene spesso interpretato più liberamente come Reusable Test Spacecraft”.

Andrew Jones, collaboratore di SpaceNews, ha avanzato un ottima osservazione, indicando come anche durante il precedente lancio da parte dell’agenzia spaziale cinese sia stato rilasciato un piccolo satellite di monitoraggio, noto come “Banxing” (“Companion Satellite”), dalla navicella spaziale Shenzhou 7, veicolo spaziale sperimentale di nuova generazione, che ha rilasciato un modulo gonfiabile di prova con tecnologia di rientro nel maggio di quest’anno, andando poi incontro ad un’anomalia in fase di rientro.

Ad oggi poco si sa, ma chiaramente interessanti e rassicuranti sono le parole del media cinese Xinhua, che, in un breve rapporto sul successo del ritorno della navicella sulla Terra, ha descritto il volo come “un importante passo avanti nella ricerca sui veicoli spaziali “riutilizzabili””, affermando inoltre che aiuterà in futuro “a garantire un trasporto di andata e ritorno conveniente e a basso costo per uso pacifico dello spazio”. Certo è che un tale intento mal si accomuna con questo elevato livello di segretezza che, affatto inaspettatamente, ha già dato il via libera alle più assurde speculazioni. Eppure non è una novità, spesso certe attività rimangono secretate e inaccessibili ai media, non solo nel caso della Cina, ma anche ad esempio con la United States Space Force che, con l’ignoto X-37B, famoso shuttle senza pilota, continua ad operare per mesi in orbita senza dare alcuna informazione specifica delle sue attività.

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