GUERRA DELL'INFORMAZIONE

È tempo di revisionismo! Aboliamo il festival di Venezia

Sull’onda dell'isteria revisionista, neppure l'ultima Mostra del Cinema è scampata a critiche e interrogativi morali

Quest’anno anche la Mostra del Cinema di Venezia, inspiegabilmente giunta incolume alla 77^ edizione, sull’onda di un revisionismo sempre più dilagante è stata oggetto di critiche e interrogativi morali.

Solo ora ci si è accorti che la manifestazione cinematografica più antica al mondo dopo l’Oscar è stata istituita nel 1932, in pieno ventennio fascista e che, oltre al Leone d’oro, contempla un premio dedicato niente pò pò di meno che al fondatore, Giuseppe Volpi di Misurata, mecenate con il guaio di essere stato governatore della Tripolitania dal 1922 al 1925, presidente della Biennale per molti anni e ministro delle finanze di Mussolini.

Scandalizzata si è pronunciata dapprima Francesca Melandri, sceneggiatrice e scrittrice finalista al Premio Strega, per poi essere seguita dalla sorella maggiore, la più famosa Giovanna,  che è andata oltre.

Nel ripercorrere, infatti, la vita di Volpi, ipotizza con tratto ironico che da ‘pacificatore della Cirenaica’ non fu lui ad inventare i campi di sterminio, ad organizzare le rappresaglie contro i civili, ad usare bombardamenti all’iprite a ordinare gli stupri di massa, crimini questi attribuibili a Rodolfo Graziani. Volpi ‘ fu solo il Ministro delle finanze che finanziava le azioni di Graziani’, sottolinea l’ex ministra che dichiara di non volere parlare di Volpi (sic!) ma del  fatto che nel 2020 in Italia ancora si sta discutendo se sia il caso di intitolare il più importante premio cinematografico internazionale del nostro Paese a una figura storica di questo tipo.

Coglie l’occasione per aggiungere che ‘la ben poco edificante storia italiana coloniale, fatta di crimini di guerra e genocidi,  è stata attivamente, deliberatamente messa a tacere’ e che aldilà della Coppa Volpi ‘il punto è che siamo nel 2020 e ancora in Italia c’è “controversia” se sia opportuno o no smettere di intitolare ai responsabili di crimini di guerra (o firmatari di leggi razziali) le nostre più importanti istituzioni culturali’.

Stavolta il revisionismo storico incappa nel festival di Venezia e, in linea ad una sorta di ipocrisia di alcuni paladini del pensiero ‘giusto’, porta a richiedere la rimozione di un premio innominabile, destino che ha riguardato di recente le statue di Cristoforo Colombo e Indro Montanelli, la revisione di capolavori cinematografici del calibro di ‘Via col vento’, la politica di Churchill.

Le sorelle Melandri non saranno d’accordo, ma la storia non può essere processata perché è un insieme di fatti ed eventi che devono essere collocati nell’epoca in cui si sono svolti e anche i protagonisti, a meno che non siano dei criminali di guerra, vanno valutati non con la ‘lente ‘ di oggi e ricondotti all’ideologia dominante del tempo.

Basti pensare ai capolavori presenti agli Uffizi, al Louvres o al Prado finanziati dalla Chiesa in periodi alquanto discutibili o più di recente a Pasolini, accusato di gesti ignobili, ma sicuramente stimato dalle Melandri quale grande poeta e scrittore. 

Volpi nel  dopoguerra fu giudicato per le sue responsabilità durante il regime fascista, ma anche grazie alle testimonianze a suo favore di autorevoli personalità antifasciste, fu prosciolto da ogni accusa. Contribuì anche a finanziare la resistenza veneta, con una notevole somma  e, soprattutto, non venne mai accusato di crimini di guerra.

Forse  è sfuggito alle Melandri che anche il Codice Penale con cui viene tuttora amministrata la giustizia nel nostro Paese è stato emanato nell’ottobre 1930 e prende il nome dal Guardasigilli che lo ha elaborato: Codice Rocco. Per coerenza facciano allora una petizione per abolirlo al più presto!

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