SICUREZZA DIGITALE

Due giorni di sbalorditivi disservizi e “UniCredit si scusa profondamente…”

Nemmeno Fracchia e il suo indimenticabile “mi si intrecciano i diti”

Se la sono cavata con 43 parole e 287 caratteri spazi inclusi. Quelli che un tempo ostentavano il doppiopetto grigio negli iconici spot promozionali, si ritrovano per l’ennesima volta a chiedere perdono alla propria clientela.

Lo striminzito comunicato – nascosto sotto la dicitura “avviso alla stampa” e non ricompreso nella pagina “press & media”- sembra indirizzata agli impietosi giornalisti che descrivono la drammaticità degli eventi ma in realtà è rivolta allo sfortunato bacino di utenza: “UniCredit si scusa profondamente con tutti i propri clienti per i disagi causati nelle giornate di ieri e oggi. Si sono verificati alcuni significativi malfunzionamenti dovuti a motivi tecnici. Desideriamo informare i clienti che i nostri sistemi sono stati ripristinati e sono operativi”.

Il fattaccio

Conti online bloccati e bancomat inservibili per quasi due giorni fotografano lo stato dell’arte del ciclopico istituto di credito, il cui sistema informatico non sembra corrispondere al modello ideale di una realtà bancaria che vanta tradizione immemore, presenza capillare sul territorio, dimensione di spicco.

Non riuscendo a credere a quel che stava capitando (con frotte di amici e conoscenti che mi chiamavano preoccupati e a cui non riuscivo a dare risposta se non consigliar loro di cambiare banca), sono persino arrivato a pensare che i super esperti di UniCredit avessero escogitato il tutto per darmi l’opportunità di scrivere qualcosa qui o sulle altre testate con cui collaboro da anni.

Fortunatamente non sono a corto di notizie e – pur grato a chi pensa di darmi utili spunti – non voglio sembrare ripetitivo andando a scudisciare verbalmente sempre le medesime organizzazioni.

Anche gli hacker (forse dopo aver letto su Start Magazine la mia esortazione a non infierire sullo stesso bersaglio) si sono stufati di prendersela con UniCredit, quindi stavolta cosa è successo?

I non entusiasmanti precedenti storici

La sequenza di flop traumatici comincia il 26 luglio 2017 con il furto dei dati di 400mila persone che avevano chiesto crediti personali, che ho potuto raccontare su Il Fatto Quotidiano e su Data Manager (e di cui c’è traccia anche sul sito di UniCredit).

Poi il 21 ottobre 2018 (qui il comunicato della banca) qualcuno si porta via nomi, cognomi, codici fiscali e codici identificativi di 731.519 clienti (così come si legge in un provvedimento del Garante per la Privacy), acquisendo anche le password di 6.859 di loro.

Mica è finita. Come nei sequel televisivi, le puntate si susseguono a ritmo serrato. A metà gennaio del 2019 una lettera inaspettata arriva a parecchi correntisti di UniCredit. La missiva è tutt’altro che rassicurante e informa di un tentativo di violazione dei loro dati (il cui esito non è noto ma legittimamente immaginabile). A ottobre 2019 ci risiamo. Altro scippo virtuale. La banca getta acqua sul fuoco e dice a tutti di stare tranquilli perché sono dati “vecchi”. E se non servivano (magari perché facenti capo a soggetti che nel frattempo avevano interrotto ogni relazione e contratto) perché erano ancora nei loro computer?

“UniCredit si scusa profondamente….”

Il black-out con cui è iniziata la settimana dei clienti UniCredit non può certo chiudersi con un “la prego, mi si intrecciano i diti” con cui Fracchia – nella magistrale interpretazione dell’indimenticabile Paolo Villaggio – cerca di giustificarsi con il megadirettore galattico.

Anche perché – a differenza di Fracchia – qualcuno in questa storia qualche responsabilità ce l’ha…

Si è letto da qualche parte anche di conti correnti il cui saldo è improvvisamente finito a totalizzare 0,00 euro e certo non perché il titolare avesse dilapidato i propri risparmi. Non incarnando Maramaldo e non volendo nobilitare i bancari al rango di Francesco Ferrucci, non intendo finire per le armi l’esanime compagine di UniCredit e mi fermo qui.

Forse le Autorità competenti potrebbero cogliere l’occasione per approfondire la vicenda, le associazioni a tutela dei consumatori per pensare di avviare qualche azione a difesa dei loro iscritti, la stessa UniCredit per voltare pagina….

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