CITTADINI & UTENTI

Tra mille incognite riparte (forse) la scuola

Al loro ritorno gli studenti troveranno scuole rinnovate, nuovi insegnanti, ma anche un gruppo classe diverso da quello che avevano lasciato

L’impresa è ardua e bisogna ancora lavorare molto. Parliamo di scuola, la riapertura al 14 settembre è puramente indicativa: molte regioni hanno deciso di non aderire all’indicazione del Ministero e rimandare di una settimana o più. Certo non giova l’ingombrante presenza della consultazione referendaria, ma non sono le due giornate di scuola perse (lunedi 21 per il voto e martedi 22 per la sanificazione) a generare apprensione tra genitori, insegnanti presidi e studenti. Nonostante per la riapertura delle scuole sia stato messo in moto un meccanismo complesso e ben articolato, esempi di altre realtà europee hanno dimostrato infatti che non è possibile garantire la sicurezza al 100%: in Francia sono state già chiuse 12 scuole per casi Covid, in Germania 100 tra chiusure totali e parziali.

In tutta Italia è consigliato a docenti e personale scolastico di sottoporsi ad un tampone o ad un test sierologico prima del rientro a scuola. Questo screening massiccio porterà alla luce nuovi casi positivi e comporterà un’ulteriore carenza di personale, il cui numero è già normalmente inadeguato prima di ogni inizio di anno scolastico. Sebbene nel decreto Rilancio e nel decreto Agosto siano state destinate consistenti risorse per avere 70mila tra docenti e personale ATA in più, sono ancora moltissime le scuole con un cospicuo numero di posti vacanti.

Oltre all’inserimento di nuova forza lavoro il governo, con i 6mld stanziati da gennaio, ha dato la possibilità di acquistare nuovi arredi e di effettuare lavori con procedure semplificate. La specificità di ciascuna scuola ha condizionato la loro realizzazione. C’è chi ha avuto necessità di abbattere tramezzi per creare aule più grandi e chi ha dovuto ripristinare vecchie aule non utilizzate perché in eccesso rispetto a quanto necessario. Il vero problema sono le scuole in cui nessun lavoro in muratura ha potuto garantire il rispetto delle norme prescritte e per le quali si prospetta una vera rivoluzione della normale programmazione. In questo caso i dirigenti scolastici si stanno organizzando per i doppi turni a rotazione. Fermo restando le normali ore di lezione settimanali che gravano su ciascun docente, alcune classi parteciperanno alle lezioni mattutine e altre a quelle del pomeriggio. Ai ragazzi del turno mattutino sarà chiesto di lasciare accanto al proprio banco una coppia di banchi vuoti che sarà occupata dai ragazzi del turno pomeridiano.

Al loro ritorno dunque gli studenti troveranno scuole rinnovate, nuovi insegnanti, ma anche un gruppo classe diverso da quello che avevano lasciato. Distanziamento sociale vuol dire infatti anche creazione di nuove classi meno numerose. La necessità di formare classi di 12-15 alunni impone la ricerca di nuovi equilibri per non isolare le situazioni di disagio e ghettizzare gli allievi meno preparati. Ai dirigenti scolastici e al personale docente il duro compito di trovare la miglior sintesi possibile.

Una menzione a parte la meritano i bambini della scuola primaria e dell’infanzia i quali soffriranno più degli altri i vincoli imposti dalle misure di prevenzione. A questi è fatto divieto di abbracciarsi tra loro, di abbracciare gli insegnanti e viene prescritto di rispettare la segnaletica orizzontale appena installata e indossare la mascherina se sopra i sei anni.

I ritardi nelle consegne degli arredi, nella terminazione dei lavori, nella nomina dei docenti sono molti così come i dubbi di genitori e insegnanti, ma è deciso: la scuola riparte (forse).

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