NEWSSPECIALE CORONAVIRUS

Schweitz, mon amour…

Dobbiamo imparare qualcosa dai nostri vicini di casa svizzeri?

Adottando la strategia del papero immobile nella corrente del  fiume che sopra l’acqua è pacifico e rilassato, mentre al di sotto agita le sue zampette come un matto, la Svizzera non ha fatto grande notizia nel tempo del Covid. Come sempre, d’altronde. La Svizzera non fa notizia. Non lo racconta in giro, però è molto fiera di se stessa per come ha limitato la diffusione dell’epidemia nei confini nazionali e allo stesso tempo ha evitato il peggio del lockdown.

Per prevenire la diffusione del COVID-19 si è dovuto decidere chi proteggere di più: la salute dei cittadini o la salute dell’economia.

Si massimizza la protezione della salute con il massimo confinamento. Il che provoca il massimo danno all’economia. Si massimizza l’economia lasciando liberi, quindi non protetti,  i milioni di soggetti economici, ovvero le singole persone, nonché il loro insieme, ovvero la macroeconomia.

Il governo federale ha assegnato alla sua economia la priorità. Primo a uscire dallo stato di emergenza a metà giugno scorso, a partire da ottobre consente assembramenti sociali fino a mille persone. I ministri elvetici hanno passato molto tempo con i rappresentanti del settore turistico-alberghiero per mettere a punto il piano per rafforzare il turismo nella prossima stagione invernale.

Effy Vayena, docente di bioetica al politecnico di Zurigo afferma che le autorità sanitarie svizzere hanno oggi una migliore comprensione delle dinamiche dell’epidemia e che il confinamento non è sostenibile. “La popolazione svizzera”, conclude, “si sta abituando all’idea di vivere in una società a rischio. Si sta chiedendo: ‘Come possiamo convivere con tutto questo?’”

La patata bollente è ore in mano alle autorità dei 26 cantoni che compongono la Confederazione, ognuno libero di assumere le proprie decisioni. Obbligo di mascherina per accedere ai negozi nei soli cantoni Giura, Vaud, Ginevra e Neuchâtel,  Basilea città e Zurigo. Il Consiglio comunale di Zurigo ha imposto un giro di vite: obbligo, a partire dal 10 settembre, d’indossare la mascherina anche nelle aree dell’amministrazione comunale accessibili al pubblico, nei musei cittadini e nelle scuole elementari, almeno per quello che riguarda i docenti. A titolo di informazione: a Zurigo, l’utilizzo della mascherina nei negozi è obbligatoria dallo scorso 27 agosto. Contro questa decisione, presa per contrastare i numeri delle infezioni in aumento, è attualmente pendente un ricorso presso il Tribunale amministrativo di Zurigo. Tutto il mondo è paese.

Gli svizzeri amano l’equilibrio e tutti gli sforzi sono finalizzati al ritorno, il prima possibile, alla normalità, economica e sociale. Non per nulla sono due milioni gli svizzeri che hanno scaricato e usano l’applicativo di tracciamento. Un quarto della popolazione totale. Una cifra significativa, ma non ancora sufficiente perché l’app  sia veramente efficace.

Non vogliono battere il virus, ma gestire la situazione. Gestire la pandemia significa tenere la media settimanale dei contagi intorno ai 300 casi giornalieri, il tasso di riproduzione inferiore a uno e avere stabilità di decessi (circa 3 a settimana) e ospedalizzazioni.

Si rendono conto della fragilità della situazione della pandemia, ma la considerano sotto controllo. Il che spiega la riapertura del settore ospitalità a metà maggio e i negozi pieni di clienti per tutta l’estate.

Interessante la dichiarazione riportata da swissinfo, attribuita a Stefan Kuster, responsabile delle malattie trasmissibili presso l’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) : “In questo momento non parliamo di una seconda ondata, bensì di una lenta progressione del numero di infezioni”.  Sono tre mesi che si assiste alla “lenta progressione”, ma si minimizza. L’economia prima di tutto, come si evince dalla dichiarazione di Lukas Engelberg, coordinatore della politica sanitaria federale: i cantoni e il governo federale faranno tutto ciò che possono per evitare un altro lockdown generalizzato.

Invece di andare a lezione dai nostri vicini di casa svizzeri, è opportuno cercare di rispondere rispondere a qualche domanda generata da quello che fanno:

  • Dare priorità alla salute dell’economia e non a quella dei cittadini, è decisione buona e giusta?
  • La Svizzera sta giocando con il fuoco?
  • Serve avere cittadini in salute e disastrati economicamente?
  • Quali sono gli aspetti etici di quanto sta accadendo? Qualcuno ne parla, magari sottovoce, ma non in modo continuo. Perché?

Siamo tutti stanchi di questa pandemia, ma ciò non implica che si debba smettere di pensare. Siamo stanchi e vogliamo che il virus se ne vada. Peccato che il virus non si sia ancora stancato di noi.

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