SPECIALE CORONAVIRUS

A scuola con Immuni?

Tra le misure di prevenzione, il Ministero dell'Istruzione ha raccomandato ai dirigenti scolastici l'uso dell'app

La riapertura delle scuole sta facendo inevitabilmente discutere, visto il delicato bilanciamento fra le esigenze di tutela sanitaria e di garanzia del diritto di istruzione e le incertezze circa l’applicazione delle misure anticontagio. Lascia però abbastanza perplessi il contenuto della nota n. 1436 del 13 agosto 2020, con la quale il Ministero dell’Istruzione ha trasmesso ai dirigenti scolastici il verbale 12 agosto 2020 del CTS fornendo anche le indicazioni circa la riapertura, nella parte in cui, ancor prima di chiarire circa l’impiego delle mascherine, viene “raccomandato tra le misure assolutamente opportune, l’utilizzo dell’applicazione IMMUNI”. Ma quale sia la portata di tale raccomandazione, non è molto chiaro. È forse, come già visto, un singolare obbligo che non obbliga e dunque una parte di quella campagna di moral suasion circa l’utilizzo dell’app?

Di certo tutti i dirigenti scolastici che porranno particolare attenzione sull’impiego delle parole, rileveranno un problema interpretativo non da poco: l’indicazione di una misura come assolutamente opportuna richiama un obbligo, quanto meno nel motivare la non adozione della stessa soprattutto in sede di accertamento delle responsabilità. Sostanzialmente, sembra che il ministero abbia lasciato (in modo un po’ pilatesco) che i singoli dirigenti scolastici debbano decidere circa l’applicazione o meno della raccomandazione, dovendo affrontare un problema di tutt’altro che di secondaria importanza ovverosia definire tutte le garanzie che possano tutelarne la volontarietà d’uso. La questione diventa di non facile soluzione dal momento che riguarda soggetti vulnerabili ex lege, ovverosia i minori, e il personale scolastico che in ragione del vincolo di subordinazione assume anch’esso il ruolo di “interessato vulnerabile” ai sensi della normativa in materia di protezione dei dati personali soprattutto circa la valutazione della libertà del consenso e della trasparenza informativa.

Il verbale del CTS richiamato dalla nota indica una “campagna di sensibilizzazione per l’installazione sugli smartphone dell’applicazione “IMMUNI” tra il personale docente e non docente, tra gli studenti di scuola secondaria superiore o, comunque, tra tutti gli alunni con età superiore ai 14 anni e tra i genitori di tutti gli studenti, al fine di rendere maggiormente stringente l’indispensabile contributo del precoce contact tracing nel contesto scolastico”.

È di chiara evidenza, però, che proprio nel contesto scolastico forse un tracciamento dei contatti è già attuato (e attuabile) dal momento che, in via generale, la presenza degli studenti e del personale docente sono oggetto di sistematica registrazione all’interno del registro scolastico, mentre gli accessi dei visitatori sono controllati ed oggetto di autorizzazione. Insomma: pur comprendendo il fascino dell’automatizzazione, sono certamente definibili soluzioni alternative meno invasive e soprattutto attuabili senza richiedere il consenso dell’interessato, e dunque applicabili su una più ampia scala.

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