SPECIALE CORONAVIRUS

Ci mancava solo la truffa delle mascherine anti-Covid prodotte dall’ISIS

La pandemia si è rivelata una miniera d’oro per furbetti improvvisati e ben più navigati criminali

Se da mesi saltano ciclicamente fuori le più bizzarre truffe in danno di singoli cittadini ma anche e soprattutto di Istituzioni a caccia di dispositivi di protezione individuali, il recentissimo allarme del Dipartimento della Giustizia USA rappresenta l’ultima frontiera delle attività fraudolente in tempo di Coronavirus.

In uno scenario in cui si sono distinti individui la cui inattendibilità era conclamata ancor prima che iniziasse qualunque trattativa e realtà imprenditoriali con le carte apparentemente in regola, ma l’episodio che merita un eventuale premio Nobel per la creatività delittuosa è certo quello del sito “FaceMaskCenter.com”.

Dinanzi al Tribunale del Distretto di Columbia pende un procedimento innescato a seguito di una approfondita indagine compiuta congiuntamente dagli specialisti di indagini complesse dei “ministeri” equivalenti ai nostri Interno, Finanze e Giustizia: all’opera il cosiddetto “HSI” ovvero il Dipartimento investigativo dell’Homeland Security, il temutissimo “IRS-CI” (Internal Revenue Service, Criminal Investigations) e – immancabile – il Federal Bureau of Investigation (“FBI”). Nel mirino non solo l’insediamento web ma anche quattro pagine Facebook che promuovevano la medesima realtà imprenditoriale.

L’incartamento (disponibile qui in formato PDF per chi vuole verificare o semplicemente saperne di più) descrive in maniera estremamente dettagliata le modalità con cui un operatore dell’ISIS avrebbe realizzato e gestito un sito fraudolento che proponeva “mascherine”.

Il tizio – il sedicente Murat Cakar – sarebbe un personaggio di indiscussa vivacità e di riconosciute capacità informatiche. Responsabile di numerosi attacchi informatici per conto di organizzazioni jihadiste salafite, Cakar avrebbe tra l’altro ricevuto 100mila dollari da una donna americana (Zoobia Shahnaz) che voleva raggiungere la Siria per unirsi all’ISIS e che già nel 2018 era stata dichiarata colpevole di finanziamento al terrorismo con attività di riciclaggio in bitcoin.

FaceMaskCenter.com ha replicato alle accuse asserendo di commercializzare  maschere per il viso N95 approvate dalla Food & Drug Administration americana, oltre a vari altri dispositivi di protezione individuale come tute, guanti, occhiali e termometri Tyvek. Nonostante le argomentazioni addotte dai legali della difesa, il sito adesso è sotto sequestro e sulla homepage campeggiano gli stemmi delle realtà istituzionali che ne ha bloccato ogni funzionalità.

Il Dipartimento di Giustizia statunitense ha rivelato di aver sequestrato centinaia di conti bitcoin ed ethereum e milioni di dollari riconducibili prevalentemente alle attività (senza licenza) di servizi finanziari che sembrerebbero far capo al turco Mehmet Akti: il “tesoretto” – secondo i magistrati inquirenti – è riconducibile alle formazioni più pericolose come ISIS, al-Qaeda e Brigate al-Qassam. Quell’abbondante milione di dollari “bloccato” rappresenta forse il più grande sequestro di criptovaluta nel contrasto al terrorismo.

Fondata nel 1996 e gestita da presunti “esperti sanitari” (secondo le carte del processo sarebbe apparsa su Internet a fine febbraio 2020, ovvero all’insorgere dell’emergenza Covid-19) non è dato sapere se FaceMaskCenter fosse solo un’impresa truffaldina o se i suoi dispositivi fossero semplicemente scadenti e non in grado di assicurare la protezione dichiarata.

In realtà la vicenda sottolinea come il business nei settori a margine della pandemia si riveli talmente proficuo da catalizzare l’attenzione anche delle organizzazioni terroristiche internazionali.

La cosa più incredibile è che chi fino a poco tempo fa ha comprato mascherine o altri DPI da FaceMaskCenter si ritrova adesso a fare i conti con la propria coscienza per aver inconsapevolmente finanziato il terrorismo…

Tags
Back to top button
Close
Close