GUERRA DELL'INFORMAZIONE

Goletta Perde

La campagna di Legambiente è inadeguata nel metodo di campionamento, fallace nella scelta dei parametri e discutibile per il diverso razionale di campionamento

Ogni tanto, nel nostro Paese si sente il bisogno di stilare una classifica, per mettere in risalto differenze di ogni genere. Una delle più famose è quella sulla Qualità di vita del Sole24Ore, che di solito suscita compiacimento in una parte del territorio nazionale, ed ilarità irrefrenabile in un’altra. Dei metodi usati per costruirla ne parleremo in futuro, per il momento siamo ancora sotto all’ombrellone ed è meglio occuparsi di argomenti più ameni. L’altra, che ci funesta le estati da alcuni decenni, è la famigerata classifica della qualità dei mari italiani stilata da Goletta Verde – emanazione navigante di Legambiente.

Nelle ultime ore – similmente a tutti gli altri anni a memoria d’uomo – la stampa nazionale è stata invasa da titoloni: il mare del Nord più pulito del celebrato mare del Sud. L’annuale crociera di Goletta Verde per i mari italiani ha rilevato che in molti casi il mare del Nord, sebbene – citiamo – meno trasparente di quello del Sud, potrebbe essere in molti casi meno inquinato di quello di molte note località turistiche meridionali.

Come sempre, per capire un dato – ed è questa la missione del nostro giornale – bisogna analizzarlo, verificarlo, ricostruirne la genesi e capire quali sono stati i metodi usati per generarlo ed interpretarlo. Solo così, attraverso il metodo scientifico, si può comprendere se siamo davanti ad una realtà di fatto, oppure ad una fake news, più familiarmente definita come fregnaccia.

Partiamo dal metodo. Goletta Verde è una barchetta di una dozzina di metri, con un equipaggio di meno di una decina di persone. Si fa un bel giro delle coste italiane, ogni tanto si ferma, e cala a mare delle bottiglie da campionamento. Tipicamente si tratta di cilindri di plastica o altro materiale, con una doppia chiusura a scatto. Quando si fa ricerca oceanografica, le bottiglie sono scaglionate lungo una fune a diverse profondità. Una volta in posizione, si fa scattare un meccanismo, le bottiglie si chiudono, si tira tutto a bordo, e si analizza l’acqua.

Chi conosce un minimo sindacale di metodi di campionamento, sa che questo descritto è un metodo sincronico e puntiforme: ci dà la composizione dell’acqua in un certo punto del mare in un determinato momento. È come scattare una fotografia che cristallizza un attimo. Riesce evidente a chiunque che il risultato è determinato da dove scelgo di campionare, così come per una foto sono determinanti le condizioni di luce, di movimento del soggetto, eccetera, del momento in cui decido di schiacciare il pulsante di scatto. In un ambiente dinamico come quello marino è invece importantissimo avere un processo di campionamento diacronico, cioè effettuare più campionamenti nello stesso punto in diversi momenti dell’anno e poi derivarne una tendenza; oppure, idealmente, avere dei sensori multiparametrici che rilevino i dati in maniera continua.

Il secondo punto importante è inoltre che cosa vado ad analizzare. Quelli di Goletta Verde sono andati alla ricerca di Escherichia coli, un batterio che vive nell’intestino di uccelli e mammiferi. In ambiente marino si ritrova ovviamente in concentrazioni più elevate alla foce dei fiumi o in ambienti a bassa circolazione come i porti o le lagune. La scelta di E. coli come parametro è legittima se si va alla ricerca solo di inquinamento organico; ma discutibilissima se si cerca di determinare l’inquinamento di un braccio di mare, dato che si ignorano ad esempio fattori come la presenza di microplastiche, petrolio nelle sue diverse forme, metalli pesanti e così via, molto più pericolosi.

Fissati i parametri di base, andiamo a capire come Goletta Verde ha effettuato i propri campionamenti, prendendo ad esempio la costa campana e quella romagnolo-veneta. Dalla mappa pubblicata sul sito di Legambiente, si vede che seguendo una rotta meridionale la barca campiona fuori dall’abitato di Mondragone, dove sbocca un famigerato canale oggetto di un precedente articolo. Diciamo che se si è alla ricerca di colibatteri, quello è il posto giusto. Dopo di che, ignora completamente la costa dei Campi Flegrei, fa un solo – peraltro ottimo – rilevamento nella città di Napoli e poi campiona nel bel mezzo della zona portuale della stessa città, ottenendo – lo avreste mai detto? – valori elevati di E. coli. Si sposta ancora a sud e campiona a foce del fiume Sarno, anche qui stranamente rilevando alte concentrazioni di colibatteri. Ancora, ignora completamente tutta la Costiera Sorrentina ed Amalfitana, tranne un solo rilevamento ad Atrani. Un rilevamento a foce Irno a Salerno – colibatteri – e poi giù verso la costa battipagliese, sede di allevamenti intensivi di bufale – colibatteri pure lì. Alla magica costa del Cilento si dedicano invece tre campionamenti in croce, tutti ovviamente scevri da contaminazione.

Passata in Romagna, l’eroico natante trova un solo punto problematico tra Rimini e Riccione, dopo di che evita le strutture portuali di Ravenna e fa campionamenti larghi a intervalli di alcune decine di chilometri l’uno dall’altro. In foce Po campiona ben lontano dagli sbocchi principali, gli ambienti di laguna, e tanto meno fa rilevamenti in corrispondenza delle strutture portuali di Marghera.

Insomma, mettendo insieme tutto quanto abbiamo appena osservato, la campagna di Goletta Verde è inadeguata nel metodo di campionamento, fallace nella scelta del parametro da analizzare, e molto discutibile per quanto riguarda il diverso razionale di campionamento scelto per area geografica: foci di corsi d’acqua, lagune e porti a sud; approccio completamente opposto a nord.

Se fossimo in un consesso scientifico, quale una rivista peer-reviewed o un congresso, i risultati della barchetta sedicente ecologista sarebbero stati respinti dai revisori, o fatti oggetto di fischi e lazzi da parte dei colleghi. Il problema è invece che ad essi viene data piena credibilità da una stampa che di minima non è competente, e ripete stolidamente queste informazioni come le raccomandazioni estive di non uscire nelle ore più calde e bere molti liquidi. Ancora più grave, è il problema dell’impressione che queste conclusioni raffazzonate inducono nel grande pubblico: molti amministratori pubblici di comuni marini del sud avrebbero materia per chiedere corposi risarcimenti per danni d’immagine.

Resta solo una cosa da chiarire: perché Goletta Perde? Beh, un po’ la ciabatta ecologista esce clamorosamente perdente appena appena qualcuno si mette a guardare i suoi dati con un minimo di oggettività e di metodo scientifico. D’altra parte, l’uso di una consonante eutrofizzante dell’aggettivo avrebbe gettato lo scompiglio in redazione…

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