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Altrimenti ci arrabbiamo

Un fronte di guerra inedito coinvolge due attori mondiali OTT: Google e Apple. Fortnite ha lanciato la sfida ai due colossi accusandoli di monopolio

C’è una guerra vera e cruenta combattuta con carte bollate che da oggi va tenuta d’occhio, una guerra dichiarata in un corposo dossier di motivazioni depositate presso la corte di San Francisco. Prende di mira due dei soggetti  cosiddetti Over The Top, gabellieri di tutto quanto transita dai loro sistemi operativi. E proprio perché  prende di mira “quelli che stanno sopra” potrebbe riscrivere  qualche regola migliore per quanti, stando “sotto”, erogano servizi e contenuti attraverso ingegno e creatività proprietarie.

E’ il caso di Fortnite, 350 milioni di giocatori attivi nel mondo, triplicati  negli ultimi due anni (erano “solo” 125 milioni nel 2018) che ha detto basta  alla percentuale bulgara trattenuta dai negozi virtuali App Store e Paly Store sui micro-pagamenti generati dai giochi stessi.

Fortnite è il video gioco più celebre tra gli adolescenti, il cui sviluppatore Epic Games ha detto stop allo sfruttamento e portato in tribunale le due stelle della Silicon Valley, Apple e Google.

Prima di rivolgersi alla giustizia, Epic Games ha aggiornato la propria app bypassando i sistemi di pagamento iOs e Android. Una mossa che ha prodotto la reazione immediata dei due big player, i quali, prontamente, hanno rimosso Fortnite dai loro negozi di applicazioni.

Ma Fortnite è fenomeno che non può essere liquidato così sbrigativamente essendo un protagonista assoluto dell’intrattenimento digitale e alle guerre è abituata, avendo progettato quell’arena di combattimento virtuale dove chi scende in campo ha un unico obiettivo, quello di sopravvivere. E per farlo compra armi da pochi centesimi di euro, almeno all’inizio. Poi quando la guerra si fa dura le armi per sopravvivere non costano più così poco e la carta di credito comincia a sputare svariate decine di euro per ogni arma necessaria alla guerra che si fa sempre più dura.

Ecco, la guerra tra Epic, Google e Apple ha qualcosa di epico perché coinvolge un soggetto  muscolarmente dotato che  non intende più lasciare il 30% del valore dei micro-macro pagamenti ai due OTT, attraverso i quali  App Store totalizza 39 miliardi di transazioni  e Google poco più di 20. Non tutti di Epic, s’intende. Quelli derivanti da sole armi e abbigliamento da combattimento  non arrivano al miliardo e mezzo di dollari, di cui 390 milioni di dollari finiscono nei forzieri di Apple&Google.

E così il capo di Epic, Tim Sweeney, ha detto che è giunto il momento di smettere di giocare alla guerra e di farla.

La prossima arena di combattimento sarà un tribunale chiamato a decidere certamente della “cosa in sé” ma anche di molto altro: un esito favorevole ad Epic indurrebbe molti altri sviluppatori a fare altrettanto aprendo la strada ad una ribellione massiva dei servi della gleba contri i Signori Over The Top.

Dentro il  “molto altro” che verrà discusso a  San Francisco c’è qualcosa che ha a che fare con la nostra vita quotidiana, perché il Gotha del terzo millennio, ovvero gli OTT, intasano le autostrade digitali  e le reti con  continui servizi e prodotti  frutto del lavoro degli altri il  cui valore, nella misura del 30%, viene trattenuto per così dire alla fonte come nel rigido schema dell’economia  feudale.

Ma questa volta qualcuno si è ricordato di un felice titolo di film degli anni ’70,  protagonisti Bud Spencer e Terence Hill. “Altrimenti? …altrimenti ci arrabbiamo!”, la battuta pronunciata dai due protagonisti quando il Capo li minaccia di non accontentarli, potrà tornare di moda  come slogan nelle aule di giustizia dove Epic  e i suoi vertici sfideranno  i due giganti pretendendo una equa  restituzione del maltolto e dichiareranno al giudice… ”altrimenti ci arrabbiamo”

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