IL CALAMAIO ALLA GRIGLIA

PRIMA SI CHIAMAVANO “SFIGATI”, ADESSO “TROLL”

Le critiche sono legittime e persino necessarie se si vuole migliorare, correggere il tiro, ampliare la propria visuale e – tutto sommato – crescere personalmente e professionalmente.

Le aggressioni gratuite, invece, ricordano quei cani di piccola taglia che – al transito di analoghi quadrupedi di ben più massiccia dimensione – scatenano una incontenibile aggressività abbaiando a più non posso e costringendo chi li porta a spasso a tirare energicamente il guinzaglio per evitare che un eccessivo avvicinamento possa esporre la propria bestiolina alle legittime reazioni del – si fa per dire – “aggredito”.

Nei giardinetti digitali di Internet non mancano certi episodi, spesso determinati dalla condizione randagia o dalla scarsa attenzione di chi non serra il guinzaglio dopo esser stato lui stesso a guidare il “miglior amico” verso azzardate esperienze.

Poco importa se chi ulula rabbioso sia stato abbandonato dal destino su una piazzola dell’autostrada della vita oppure abbia ritenuto di mostrare cotanta veemenza per ingraziarsi il padrone indispettito dal comportamento (o dallo scritto) del “bersaglio da punire”. Resta il fatto – inconfutabile – che certe espressioni (che potevano esser cancellate dalla redazione con il semplice “etichetta come spam” e invece sono state lasciate ad imperitura memoria) qualificano più il mittente che il destinatario di certi improperi.

Il mio articolo “Alexa non fare la cattiva” probabilmente a qualcuno – oltre ovviamente ad Amazon – non è piaciuto.

Il signor Alexandru Railenau ha inaugurato il lancio di sassi e bottiglie con un laconico “articolo inutile solo per ricevere visualizzazioni e creare allarmismi”. Lo capisco. Lavorando da diciotto mesi per Qlik, software house che sviluppa applicazioni che “girano” su Alexa, ha probabilmente ritenuto doveroso far sentire la sua voce fors’anche a tutela della propria occupazione.

Gli ha fatto eco Luigi “Ginus82” Santopaolo con un telegrafico “Esatto”. Appassionato di videogames, è persona di poche parole come dimostra la foto del suo profilo Facebook che senza dubbio conferisce la dovuta autorevolezza alla sua sintetica asserzione.

Più espressivo un altro appassionato di videogiochi (ma anche di burraco), il Federico Carucci che si dichiara “totalmente d’accordo” sulla inutilità del mio pezzo, che lo induce tra l’altro a sottolineare “questa persona non sa di cosa parla” e a sentenziare “questi articoli sono pura disinformazione”.

Un pochino più incisivo si è rilevato un tizio che anziché firmarsi ha preferito conferire credibilità alla sua acuminata testimonianza utilizzando il profilo della notissima e temuta testata giornalistica “IoGiornalista.tv”, riuscendo a travasare con una certa solennità qualche litro di bile nello spazio riservato ai commenti.

A scrivere è presumibilmente il deus ex machina della celeberrima “agenzia media/stampa”, il signor Alberto Marolda che – a suo avviso giustamente – non lesina gli strali nei miei riguardi e con i tasti intrisi di fiele digita “Articolo scritto da un ignorante informatico che rasenta la malafede, se fosse un collega giornalista, sarebbe da denuncia al consiglio dell’ordine, ma visto che ormai scrivono i cettola qualunque, scaricate solo lo sciaquone più vicino, così fate del bene”.

Vorrei tranquillizzare il generoso (direi adulatore) “collega” che anch’io sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti dal 1990 (diciannove anni prima di lui nonostante si sia pressoché coetanei) e che quindi può procedere serenamente a denunciarmi (non so per cosa). Il suo demosteniano eloquio che evoca lo “sciaquone” liberatorio ne targa l’indiscutibile professionalità e il “cettola qualunque” ne identifica anche la precisione nelle citazioni dei pilastri del cabaret nazionale….

Internet è anche questo.

La libertà di espressione (il cosiddetto “free speech”) viene sciupata con la stessa delicatezza con cui i teppisti rigano con un chiodo la carrozzeria delle automobili in sosta.

I personaggi che inondano di messaggi provocatori, urticanti, fuori tema, privi di fondamento o deliberatamente falsi sono paragonati ai nani malvagi della mitologia nordica e vengono quindi identificati come “troll”.

Una volta li si chiamava semplicemente “sfigati”, ma i tempi cambiano e gli eufemismi prendono il sopravvento.

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