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Esplosione a Beirut: sapete cos’è il nitrato d’ammonio?

Se vi state chiedendo cosa sia mai il nitrato d’ammonio, forse – se guardate bene – ne avete anche a casa vostra.

Il composto chimico la cui detonazione ha innescato il disastro in Libano è qualcosa che ha differenti utilizzi, uno tra i quali quello di essere il componente attivo del “ghiaccio istantaneo” normalmente impiegato in quelle buste per uso esterno con finalità mediche (ad esempio dopo una estrazione dentale) o sportive (in caso di contusioni magari durante una partita di calcio). La sua combinazione con l’acqua, infatti, innesca una reazione endotermica cioè un assorbimento di calore che dà la fulminea sensazione di freddo immediato laddove viene applicato.

Utilizzato nelle composizioni fertilizzanti, il nitrato di ammonio è anche impiegato come base per molte miscele esplosive. Costa poco, lo si trova facilmente ed è considerato abbastanza sicuro per la sua ridotta sensibilità all’innesco. Queste caratteristiche non solo lo hanno reso appetibile nel settore minerario (perché la sua esplosione non sprigiona calore sufficiente per scatenare una possibile fuoriuscita di gas grisù) ma hanno catalizzato attenzione e interesse delle organizzazioni terroristiche (circostanza che ha determinato un severo regime di commercializzazione per evitarne una pericolosa disponibilità per malintenzionati e criminali).

Se è vero che “non scoppia in mano”, va detto che la sua deflagrazione è in grado di fare danni incredibili.

Il 12 agosto 2015, nel porto di Tientsin nella Cina settentrionale, un incidente analogo ai fatti di Beirut ha il bilancio di “solo” 173 morti.

L’episodio di maggior gravità è però un altro.

Il 16 Aprile 1947 la nave francese SS Grandcamp, lunga 133 metri e carica di nitrato di ammonio, esplode nel porto di Texas City trasformando in una sorta di granata lo scafo: 5800 tonnellate di acciaio vanno in pezzi e si spargono attorno come fossero proiettili.

Muoiono 581 persone e non si contano i feriti. Muoiono anche i curiosi accorsi sulle banchine perché richiamati dalla impressionante colonna di fumo che alle 9 di mattina si era levata in cielo per un incendio a bordo dell’imbarcazione. L’esplosione viene calcolata in oltre tre chilotoni, pari alla potenza di una piccola testata nucleare. La ricostruzione del tragico evento – mai giunta a conclusioni certe – porta a supporre che l’origine delle fiamme sia legata ad un mozzicone di sigaretta accidentalmente caduto nella stiva….

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