CITTADINI & UTENTI

Esami a distanza? Tu chiamale, se vuoi, intrusioni…

Gran parte degli atenei hanno scelto le soluzioni di e-proctoring senza un confronto e senza reale consenso da parte degli studenti

La sessione estiva, per migliaia di studenti universitari, in questi giorni è volta al termine. Una sessione diversa, per la prima volta interamente a distanza. Dopo un semestre in cui i docenti hanno avuto a che fare con metodologie per molti di loro innovative per lo svolgimento delle lezioni, la più grande novità si è avuta con lo svolgimento degli esami a distanza: che fossero scritti o orali, l’approccio di molti studenti non è stato dei migliori.
Numerose università sparse lungo l’intero Stivale hanno fatto ricorso a software per la sorveglianza delle prove, specialmente scritte, a distanza.

Si parla di programmi di e-proctoring che registrano e monitorano automaticamente e contemporaneamente via webcam il comportamento degli studenti che stanno svolgendo l’esame e, allo stesso tempo, nel migliore dei casi controllano quali programmi sono in esecuzione sul pc, il più delle volte bloccandoli completamente.

In commercio ve ne sono diversi (Respondus – LockDown Broswer, ProctorExam, Safe Exam Browser, SMOWL CM, Proctortrack, Proctorio…) in vendita per le università ad un costo che oscilla tra i €0,15 e i €2 a seconda del numero di licenze che si acquistano.

Gran parte degli atenei hanno effettuato la scelta senza un vero e proprio confronto con gli studenti, o loro rappresentanti, soggetti interessati in via diretta: non vi è stato un reale consenso da parte degli studenti a tale trattamento, non consentendo loro alcuna alternativa. Inoltre, ciò che preoccupa è il rispetto dei principi del GDPR, in particolare del diritto alla limitazione del trattamento, dal momento che lo stesso Respondus nella privacy policy indica che di default la data retention duri 5 anni.

Una volta lanciato il programma di e-proctoring, attraverso un diverso browser e giammai in via diretta, si richiede all’esaminando di svolgere una serie di verifiche preliminari prima di accedere al vero e proprio esame: il controllo della videocamera, mediante un test audio e video, di scattare foto di se stesso e dei propri documenti, di effettuare un video della stanza in cui si svolge la prova e, infine, di effettuare dei test di riconoscimento facciale.

A fine esame, poi, i docenti ricevono un report, per ogni alunno, in cui lo stesso software esprime un giudizio su come il soggetto si è comportato durante il compito, offrendo poi all’esaminatore la possibilità di andare a rivedere il video dello svolgimento della prova di ciascun candidato.

Addirittura, alcuni atenei, tra i quali quello dove sono iscritto, hanno previsto un doppio o triplo controllo: in aggiunta al monitoraggio “interno” del pc e della webcam, si richiedeva agli studenti di effettuare videochiamate di classe, attraverso Zoom, Microsoft Teams o altri programmi, mediante smartphone posizionati in modo tale da riprendere lo studente, il computer su cui svolge l’esame ed una parte di ambiente circostante.

Personalmente ho svolto tre esami durante questa sessione, due in forma scritta ed uno in via orale e non sono mancati problemi e note stonate.
Per quel che concerne gli esami scritti ho dovuto utilizzare Respondus – LockDown Broswer sul pc ed una videochiamata su Microsoft Teams, con microfono spento e videocamera accesa, attraverso uno smartphone che mi riprendeva di profilo.
Per espressa richiesta dei docenti qualsiasi dubbio andava riportato attraverso la chat di Teams, tale per cui ogni studente che avesse problemi o comunicazioni da dare, si girava ed utilizzava il cellulare con cui era ripreso, di fatto uscendo dall’inquadratura del computer, o quantomeno non guardando lo schermo, e compiendo un’attività che, a rigor di logica, rientrerebbe tra quelle da alert.
Quanto agli esami in forma orale, mediante videochiamate di gruppo con i docenti, gli assistenti e gli altri studenti, suddivisi per aule virtuali, vi sono stati casi in cui è stato richiesto di mostrare braccia e orecchie, nel caso una avesse bigliettini o auricolari, e di mostrare la stanza, altri in cui non veniva richiesto alcun controllo. In entrambi i casi vi sono stati studenti che senza ombra di dubbio leggevano, chi da fogli davanti a sé, chi direttamente dallo schermo del pc, chi riceveva bigliettini da altre persone presenti nella stanza.

La sessione di settembre è alle porte, alcuni atenei ritorneranno a svolgere, salvo imprevisti, gli esami in presenza. Per quanto riguarda gli altri atenei che continueranno con le prove online, una domanda è necessaria: serve davvero tutto questo? Non si potrebbe pensare di responsabilizzare gli studenti, trattandosi di soggetti maggiorenni, evitando il ricorso a tali meccanismi che si sostanziano in una corsa a chi sia più furbo?

Back to top button
Close
Close