CITTADINI & UTENTI

Carabinieri: l’orgoglio di non essere normali

Nel lessico dell’Arma sono entrate parole come sindacalizzazione, orario di lavoro, straordinario, turnazione. Si è scambiata la divisa nera per una tuta blu o un doppio petto qualsiasi

La pratica di rispondere ad articoli prodotti nella stessa testata mi ha sempre affascinato poco, dato che la considero un po’ come i salotti in cui ci si invita e ci si complimenta a vicenda: un esercizio ridicolo di autoincensamento.

L’articolo di Francesco D’Agostino, duro com’è, mi ha tuttavia fatto saltare dalla sedia e impugnare la tastiera, dato che riflette molte cose che penso da sempre e che credevo smarrite.

La crisi che questa istituzione dello Stato attraversa da qualche tempo a questa parte è a mio parere ben riflessa nelle poche, incisive righe da lui scritte. Si è pensato che i Carabinieri potessero essere trattati come gente normale, e che essi potessero e dovessero sottostare alle stesse regole e fruire dei medesimi benefici di qualunque altro lavoro.

Nel lessico dell’Arma sono entrate parole come sindacalizzazione, orario di lavoro, straordinario, turnazione. Si è scambiata la divisa nera per una tuta blu o un doppio petto qualsiasi, e si è preteso di applicare ad essa i criteri di una società che dentro quella divisa non resisterebbe un secondo.

Mi onoro di avere tantissimi amici Carabinieri, alcuni dei quali posso chiamare fratelli. Qualcuno nella sua divisa nera c’è morto, tradito dal proprio senso del dovere; qualcun altro perché è stato mandato in luoghi che ufficialmente non erano zona di guerra, a respirare sostanze che ufficialmente non erano cancerogene, anzi che ufficialmente non erano neanche lì. Ed i governi che li hanno mandati laggiù hanno potuto continuare a dichiararsi contrari alla guerra, ed hanno fatto pagare alla dignità di questi soldati l’abbandono che hanno sofferto quando si sono ammalati. Sono stato al loro letto d’ospedale a guardare i loro occhi consapevoli, e ho sofferto quando ho saputo che erano andati via senza un grazie.

Non c’è nessun lavoro che richieda questo tipo di dedizione. In nessun colloquio ti chiedono se sei disposto a giocarti la vita tutti i giorni, a rinunciare alla famiglia, ad avere un luogo fisso dove vivere, o delle amicizie stabili.

Questo lavoro non lo fai perché ti pagano, lo fai perché ci credi. Lo fai perché credi in un sistema di valori che ha alla sua cima la tutela della nazione. Abbracci una filosofia, un modo di essere, un modo di vivere, scegli di rimanere diviso da tutti, ma insieme a chiunque abbia bisogno di te.

Permettere l’ingresso nei Carabinieri – come in qualunque altra forza di polizia o forza armata – di individui che lo vedano solo come un posto di lavoro, distrugge l’essenza stessa di questa istituzione. E, secondo la mia opinione, permettere ai politici, mutevoli e spesso motivati da esigenze di tornaconto personale, o di gruppo, o elettorali, di mettere bocca nella loro organizzazione, nella loro motivazione, nel loro modo di essere, nel modo con cui devono operare, è un pericolo per la società nel suo complesso.

Bisogna ridare all’Arma il suo orgoglio, il suo modo di essere, gli strumenti per potersi sia difendere, che offendere chi attenti alla libertà ed alla persona dei cittadini. E i cittadini stessi devono stare molto attenti a chi, da un pubblico ufficio o da un giornale, attenti alla loro onorabilità o gli tolga i mezzi per operare: c’è un’alta probabilità che siano spinti da motivi non nobili.

Ridargli il loro essere Carabinieri, oppure, come si diceva, basta così.

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