AFFARI & FINANZA

Antiriciclaggio, operazioni sospette in aumento

Il rapporto annuale dell'Unità di informazione della Banca d'Italia evidenzia dati in crescita

Pochi giorni fa è stato presentato dal Dott. Clemente, il Direttore dell’Unità d’informazione finanziaria della Banca d’Italia, il rapporto annuale sull’attività della nostra unità antiriciclaggio.

Numerose le novità esposte e, tra queste, di sicuro interesse l’aumento delle segnalazioni per operazioni sospette che nel decorso anno sono state 105.789 con una crescita  percentuale significativa dovuta al contributo degli intermediari finanziari non bancari e del comparto giochi. I numeri forniti hanno contestualmente evidenziato anche un decremento del 28% in ordine alle segnalazioni connesse ad ipotesi di finanziamento al terrorismo verosimilmente “per effetto di una minor percezione della minaccia di matrice islamica”.

Le segnalazioni per operazioni sospette, come noto, sono delle comunicazioni obbligatorie all’Unità d’Informazione finanziaria (UIF) della Banca d’Italia che determinati intermediari devono inoltrare sulle richieste di investimenti o sulle movimentazioni di denaro che possono nascondere una finalità illecita. Nello specifico si è tenuti ad inoltrare la segnalazione quando si sa o si sospetta con motivi ragionevoli che siano in corso o siano state tentate o compiute delle operazioni di riciclaggio di denaro, di finanziamento al terrorismo con fondi provenienti da attività illegali (come ad esempio la corruzione o il traffico di sostanze stupefacenti). Costituiscono un input importantissimo, se non fondamentale, nell’attività di contrasto posta in essere quotidianamente da tutti gli attori del dispositivo antiriciclaggio.

E… funzionano !

Si pensi, come riportato nel rapporto annuale UIF, che la mole dei dati acquisiti, e sottoposti a vaglio, è oggettivamente impressionante laddove di consideri che la media mensile delle operazioni segnalate è pari a 4,2 milioni, 22,5 miliardi di euro (tra prelevamenti e versamenti) l’ammontare delle operazioni che hanno visto come controparti oltre un milione di soggetti.

Per svolgere una così importante mole di lavoro, “nonostante l’organico inadeguato”, l’UIF ha ottimizzato ulteriormente i processi di produzione, “affinando i processi di valutazione e facendo sempre più frequente ricorso ad analisi aggregate per cogliere ulteriori relazioni e connessioni, specie in ambiti caratterizzati da pluralità di operazioni di modesto importo e da molteplicità di soggetti”. Inoltre “è in fase di collaudo il sistema, basato su algoritmi di deep learning, per una classificazione delle segnalazioni sulla base dei fenomeni sottostanti, propedeutica alla vera e propria valutazione degli analisti”.

Ma l’UIF non si occupa solo di segnalazioni per operazioni sospette e, quale attore primario della lotta al riciclaggio ed al finanziamento al terrorismo, ha parimenti incrementato nel decorso anno i fitti rapporti con le altre istituzioni e con i corrispondenti esteri tramando una rete a maglie sempre più fitte ove la possibilità di sfuggire al controllo diviene con il passare del tempo sempre minore. E, pertanto, gli scambi di informazioni con l’Autorità giudiziaria e con gli Organi investigativi hanno registrato un forte incremento così come le collaborazioni con le Financial Investigation Unit estere, le Autorità di vigilanza italiane, il Ministero dello Sviluppo economico, l’Agenzia delle Dogane e dei monopoli, l’ANAC…

Le conclusioni del rapporto vengono dedicate ai riflessi che l’emergenza coronavirus potrebbe apportare allo specifico contesto nazionale allorquando realtà criminali diverse approfittassero della contingente crisi di liquidità per immettere capitali illeciti nel sistema economico e finanziario. E, pertanto, deve essere posta attenzione oltre che al comparto sanitario (particolarmente esposto a rischi di frodi e corruzione nell’acquisizione di forniture legate all’emergenza), all’acquisizione illecita dei sussidi pubblici a sostegno dei cittadini e delle imprese, alle acquisizioni di proprietà o di controllo societario su specifiche realtà economiche ma anche ai social media e alle piattaforme online per trasferire fondi, vendere prodotti illegali o attuare truffe. La società, d’altronde, con le limitazioni alla mobilità individuale causate dalla pandemia, ha di fatto modificato le proprie abitudini.

Una prima risposta del sistema antiriciclaggio è già giunta se si considera che, fino a metà giugno 2020, 350 sono state le segnalazioni per operazioni sospette direttamente legate all’emergenza.

Alla luce dei dati forniti, non resta quindi che augurare un sempre più proficuo lavoro alla nostra Unità d’informazione finanziaria.

Back to top button
Close
Close