STRATEGIE

Qualcosa è andato storto: OMS, gli USA e il nuovo ordine mondiale

Un nuovo contributo sul ruolo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, all'indomani della clamorosa decisione della Casa Bianca

La notizia della prossima uscita degli USA dalla Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) ha provocato molto rumore, e anche Infosec.news se ne è occupata con gli articoli di Andrea Aparo e Manuel Avaro. Ma pochi sono stati – a mio sommesso avviso – i commenti che si siano sforzati di sollevare la visuale al di sopra delle polemiche, radicalizzate su due fronti: quello politically correct – che vede Trump responsabile anche della peronospora nella Val d’Agri – e quello della sempre crescente contestazione contro il Nuovo Ordine Mondiale (NWO), troppo spesso identificata con un becero complottismo (non che spesso non lo sia, invero…).

Per comprendere davvero la natura del problema dobbiamo, però, guardare la Storia e la realtà.

Nel secondo dopoguerra nacquero, con grandi aspettative e scarsi poteri operativi, ONU e Organizzazioni connesse. Esse svolsero sicuramente un ruolo di grande rilievo fino al 1989 come stanza di compensazione tra il Blocco Sovietico, l’Occidente ed i “Paesi Non Allineati”, anche in virtù del meccanismo di funzionamento e del peso morale che venne loro attribuito. D’altro canto, esse si fondavano su un equilibrio particolarmente complesso, a partire dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU e a scendere fino a tutte le Organizzazioni Mondiali connesse.

Partendo dal Consiglio di Sicurezza, osserviamo che dal 1945 esso è formato da 5 Membri Permanenti e i 15 non permanenti, scelti ogni due anni: forse non tutti ricordano che le 5 potenze vincitrici della II Guerra Mondiale, a distanza di 75 anni, siedono ancora nel Consiglio come Membri Permanenti e, soprattutto, votano con diritto di veto… Come può tutto questo avere un senso oggi?

Ragionare su questi aspetti inizia ad aprire la nostra mente, e a farci superare il senso di sacralità che ci è stato inculcato verso le Organizzazioni Sovranazionali in genere. Nate per creare delle strutture di raccordo che evitassero -se non le guerre nel loro complesso- almeno un’altra guerra mondiale, esse sono identiche ad allora in un mondo che è tutto fuorché bipolare come lo era allora. Come dire che su un’altalena non ci sono più due bambini seduti alle estremità, ma una intera classe di asilo libera di muoversi come crede: come si può pensare che l’altalena abbia un equilibrio? E come si può pensare che nessuno si faccia del male?

Per una curiosa eterogenesi dei fini, però, le Organizzazioni Sovranazionali possono essere molto interessanti e utili per operazioni di ingegneria sociale o geopolitica ed economica, avendo esse alcune caratteristiche peculiari oltremodo utili.

In primis hanno l’indubbio “vantaggio” di non aver bisogno del consenso democratico e di non avere il limite fastidioso dell’appellabilità dei pronunciamenti che esprimono. Non si va all’ONU o al WHO eletti da qualche Popolo ma nominati dai Paesi, e una volta espresso un voto ed approvato un documento non esiste la possibilità di un appello per la sua cancellazione o modifica.

A questo aggiungete che molti Paesi in via di sviluppo non possono permettersi la spesa di un Rappresentante in ciascuna delle numerose Organizzazioni, e questo offre il destro ad alcuni soggetti “filantropi” di offrirsi, generosamente e disinteressatamente, per rappresentarli. Peccato che, in seno alle Organizzazioni, questi soggetti dispongano poi di un voto, e oltretutto di un voto che ha lo stesso peso degli USA o della Russia, nel WHO a mente dell’art. 59 dello Statuto. Per non parlare del peso dell’Unione Europea, che non è rappresentata in quanto tale con le stesse prerogative di un membro.

Giusto per fare un esempio, la “Divisione delle sostanze terapeutiche, profilattiche e diagnostiche” si occupa, tra altre cose minori, della compilazione della Farmacopea internazionale, della redazione delle Denominazioni Comuni Internazionali dei Medicamenti (DCI) per uniformare la nomenclatura farmaceutica dei principi attivi, della redazione della lista delle sostanze stupefacenti, dell’elaborazione e diffusione delle segnalazioni di intolleranza ed effetti collaterali dei farmaci, dell’elaborazione del certificato internazionale di qualità dei medicamenti… A qualcuno viene in mente quali e quanti interessi queste materie possano smuovere? O vogliamo credere che l’alta missione della quale sono investiti gli Augusti Rappresentanti degli Stati li ponga automaticamente al riparo da ogni sospetto o tentazione? Quali sono i meccanismi di controllo delle attività che il WHO svolge?

Facciamo un altro esempio, che probabilmente mi procurerà qualche fastidio, ma tant’è. Non enim possumus aliquid adversus veritatem… Non possiamo fare nulla contro la verità. Progressivamente, con voti di natura politica assunti a maggioranza, vengono modificati e sdoganati comportamenti che da “desease” ossia malattie, diventano “disorder”, ossia disordini, e peraltro disordini solo in condizioni particolari. Nel DSM IV (pubblicato nel 1994) la voce “pedofilia” fu modificata. Essa poteva essere diagnosticata solo se “Le fantasia, gli impulsi sessuali o i comportamenti causano disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, lavorativa, o di altre importanti aree del funzionamento” (del pedofilo, non del bambino). Insomma, la pedofilia veniva considerata un disturbo solo se egodistonica (cioè causa disagio al pedofilo); se invece è egosintonica (cioè il pedofilo accoglie, per così dire, la sua pedofilia) era considerata clinicamente normale. In sociologia, questo fenomeno si chiama “Finestra di Overton” e serve, appunto, alla normalizzazione della percezione sociale di un comportamento prima ritenuto aberrante e non accettato.

Vogliamo proseguire? L’Ufficio Regionale per l’Europa ed il BZgA tedesco (ente di dubbia governance) hanno pubblicato nel 2015 uno “Standard per l’educazione sessuale in Europa”, riproponendo un’iniziativa reiteratamente e tentata. Sapete cosa dicono i burocrati? Che l’educazione sessuale dovrebbe cominciare prima dei 4 anni con la masturbazione infantile precoce, mentre tra i 9 ed i 12 anni deve avvenire la prima esperienza sessuale (ovviamente, aperta ad ogni possibile “variante”). E, senza necessità di autorizzazione alcuna o sindacato da parte di nessuno, un ufficio di oscuri scribacchini può pubblicare un documento con questa fuorviante copertina, alla quale chiunque può aggiungere il proprio logo:

Quadro di riferimento, standard… o imposizione di un modello preconcetto e senza alcuna possibilità di discussione in contraddittorio? E il diritto della famiglia del bambino ad educare il proprio figlio dov’è? Se ne parla a pag. 19 in questi termini: “Il godimento di tali diritti (quelli sessuali del bambino, ndr) rinforza la persona contro le intromissioni della famiglia”. Servono commenti? Analizzando il paragrafo “Ringraziamenti”, si scopre che tutti gli enti variamente rappresentati ruotano attorno alla medesima rete ideologica e di finanziamenti, più o meno strettamente riconducibile ad una precisa area. Il tutto ammantato di una scientificità indimostrata e garantita solo dal marchio OMS. Vi sembra normale?

Parliamo ora dei finanziamenti. Negli ultimi 30 anni (guarda caso a Guerra Fredda finita) la parte più consistente dei finanziamenti non viene più dagli Stati membri ma da donazioni. Attualmente, il principale donatore è la Fondazione Bill & Melinda Gates, della quale sono noti sia gli interessi farmaceutici che la posizione ideologica (la Fondazione subordina le donazioni ai Paesi poveri all’approvazione di norme a favore dell’aborto e dell’ideologia di genere, in barba al rispetto della democrazia, delle culture e dell’autodeterminazione dei Popoli). Nel 2017, circa l’80% dei fondi era destinato a coprire progetti specifici indicati dagli stessi donatori, cosiddetti earmarked (fonte: British Medical Journal): ergo, l’OMS diviene, con la sua autorevolezza peraltro indimostrata, strumento di interessi che non sono quelli dell’Umanità, come si vorrebbe far credere, ma di soggetti privati o gruppi di potere.

Di fatto, l’OMS non ha il controllo dei propri bilanci. Se consideriamo che l’intero budget dell’OMS rappresenta il 10% delle spese pubblicitarie delle società farmaceutiche nei soli Stati Uniti, comprendiamo perfettamente quale sia la debolezza dell’Organizzazione e come sia facile pilotarne le attività. “Quasi il 20% dello staff dell’Oms (circa 1300 persone) è finanziato tramite il programma di eradicazione della polio, che riceve fondi quasi esclusivamente da contributi volontari. Ci sono altri 6000 contratti (consulenti e non staff) che dipendono da questa linea di finanziamento”, riferisce www.saluteinternazionale.info riferendosi ad una ispezione disposta dalla stessa ONU sulle attività dell’OMS (Yussuf M, Larrabure JL, Terzi V. Voluntary Contributions in United Nations system organizations: impact on porgramme delivery and resource mobilization strategies. Geneva: Joint Inspection Unit, United Nations, 2007).

Sono numerosi ed autorevoli gli studi che dimostrano come l’OMS di fatto non abbia autonomia di funzionamento rispetto agli interessi dei quali sono portatori i munifici e filantropi donatori (Kelland K. The World Health Organization’s critical challenge:healing itself. Reuter Investigates , 8 febbraio 2016; Clinton C, Sridhar D. Who oays for cooperation in global health? A comparative analysis of WHO. The World Bank, The Global Fund to Fight HIV/AIDS, Tubercolosis and Malaria, and Gavi, the Vaccine Alliance. The Lancet 2017; p.2).

In conclusione, dobbiamo liberarci dei preconcetti che ci portano a considerare in modo apodittico come scientificamente affidabile e umanitariamente orientata l’attività dell’OMS, per la semplice ragione che non lo sono nella realtà.

Per essa e per moltissime altre Organizzazioni non solo è lecito ma doveroso chiedersi onestamente se esse abbiano un senso così come sono. La stessa ONU, di fatto, non ne ha. Non così, non con queste regole, non con queste opacità, non con statuti concepiti per un mondo che non ha alcuna rispondenza con quello nel quale viviamo, e che sopravvivono così solo perché a qualcuno fa comodo ammantarsi di autorevolezza per perseguire, di fatto, interessi di gruppi di potere che nulla hanno a che vedere con la democraticità e con un onesto interesse per l’umanità.

Se così devono rimanere, se non possono cambiare, allora è meglio che scompaiano. E meno male che qualcuno se ne sta accorgendo, anche se a molti può dispiacere che quel qualcuno si chiami Donald Trump.

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