GUERRA DELL'INFORMAZIONE

Sospesi i profili Twitter di Anonymous Italia e di LulzSec_ITA

Sul pianeta virtuale volano abitualmente insulti e minacce che ristagnano indisturbati anche per lungo tempo, ma qualche volta…

Mentre i neonazisti, gli xenofobi e le mille varietà di hater continuano a cinguettare su Twitter, la piattaforma sospende gli account corrispondenti agli associati italiani ad Anonymous e LulzSec.

I pirati informatici avrebbero violato le regole del social (a non andare tanto per il sottile non si sono privati mai di alcuna trasgressione) ma la circostanza non è certo nuova e tanto meno segreta.

La presenza su Twitter ha senza dubbio riservato performance abbastanza discutibili e la loro insofferenza alle istituzioni (non importa quale) ha sempre caratterizzato certe manifestazioni plateali. Proprio in questi giorni avevano invitato una parlamentare a farsi esplodere un colpo d’arma da fuoco in bocca per aver insistito a dar la colpa agli hacker dell’indimenticabile blackout informatico dell’INPS.

A più riprese avevano palesato una radicale irriverenza nei confronti di enti e organizzazioni a connotazione pubblica, vantandosi su Twitter di aver “bucato” – fra l’altro – i sistemi informatici dell’Agenzia per l’Italia Digitale e dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato (che dovrebbero costituire l’inviolabilità per antonomasia).

Questi due gruppi di briganti digitali di bricconate ne hanno collezionate parecchie, non c’è dubbio, ma – come Robin Hood – avevano saputo farsi voler bene dalla gente con una serie di iniziative di pulizia etica. L’aver saltato quella “n” che avrebbe dato gaudio a chi professa la necessità di interventi etnici, è stato probabilmente fatale.

Dobbiamo infatti a questi banditi l’individuazione di gang criminali che hanno fatto della pedopornografia un business incredibile. Dobbiamo a questa “gentaglia” l’identificazione di quegli esseri umani (che di umano proprio non hanno nulla) che si scambiavano gratuitamente e a pagamento immagini e filmati di atti sessuali con minorenni e soprattutto bambini.

Colpevoli forse di “esercizio arbitrario delle proprie ragioni” e di “violazione della riservatezza dei dati personali” riferiti a maniaci, pedofili e mostri, sembra (almeno a qualcuno) che l’aver sbattuto questi animali sul web con nome, cognome e indirizzo sia più grave del comportamento bestiale dei soggetti esposti alla pubblica gogna.

C’è stato chi ha gioito della sospensione dei due profili scrivendo “Salutiamo @LulzSec_ITA e @Anon_ITA (postavano su twitter in chiaro, nomi,cognomi, numeri di telefono e indirizzi) di “pedofili” cosi scrivevano loro… Giusto fermare e denunciare la pedofilia, ma illegale postare pubblicamente dati sensibili/privati”. Lo si legge a “firma” di “Scheletri nell’Armadio” (@Uomo900), che nella propria pagina su Twitter avvisa tutti con un emblematico “Per chi provoca… se non rispondo è per non sporcarmi”. Siamo quindi certi che se non risponde è perché – come pontifica Cetto Laqualunque – “io non ti sputo sennò ti profumo, io non ti piscio che ti lavo, io non ti cago che ti inciprio…

Su Internet sono questi i nostri vicini di casa…

I social sono lo specchio della moderna democrazia, la cui immagine riflessa non entusiasma chi ha a cuore i diritti elementari di qualsivoglia cittadino.

Probabilmente l’onorevole Carla Ruocco si è giustamente risentita per l’aggressione verbale e tanti altri avranno lamentato i toni poco appropriati con cui i ragazzi di LulzSec_ITA si sono rivolti alla parlamentare del M5S. Ma perché non vengono sospesi con la stessa celerità tutti quegli account che fanno di Twitter uno strumento di evangelizzazione all’odio e alla violenza?
Certa speditezza piacerebbe venisse applicata sempre, anche quando è un poveraccio ad aver subito un torto.

Se non accade il pensiero comune per un attimo si blocca di fronte ad un bivio: casta o censura? E la cosa sbalorditiva è che chiunque sia ancora lucido imboccherà simultaneamente entrambe le direzioni…

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