CITTADINI & UTENTI

Gli hacker, l’Inps e l’onorevole Ruocco

Carla Ruocco non rammenta il vecchio adagio che suggerisce di non stuzzicare il can che dorme

Bastiano, il prete spretato de “Il Marchese del Grillo”, racconta al nobiluomo di continuare a recitare messa a dispetto della scomunica del Pontefice che non poteva accettare il delitto d’onore commesso da un sacerdote per un incidente di percorso della sorella.

“Don Bastiano” quando si sente dire che il Papa non lo può perdonare, si lascia scappare il fatidico “mi perdono da solo”.

Proprio questa scena dell’indimenticabile film di Monicelli deve aver ispirato l’assoluzione dell’INPS a seguito del traumatico blackout del primo aprile scorso.

Nonostante le (sgradite) spiegazioni tecniche fornite univocamente da una pletora di esperti, nonostante la ricostruzione di quella giornataccia riportata nel provvedimento del Garante per la Protezione dei Dati Personali, nonostante l’indagine della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma non sia ancora arrivata a conclusione, è saltata fuori una sorprendente “verità”.

Il cosiddetto “Organismo permanente di monitoraggio e analisi sui rischi di infiltrazione nell’Economia da parte della criminalità organizzata di tipo mafioso” – recentemente creato presso il Ministero dell’Interno nel periodo in cui la febbre delle task force era più contagiosa del coronavirus – ha sancito che i malfunzionamenti del sistema informatico dell’INPS sono stati causati da un attacco hacker.

Immancabile – a questo punto – che il trionfale annuncio sia stato cavalcato dalla compagine governativa. Il “Report 2” del predetto Organismo ha regalato un momento di euforia all’onorevole Carla Ruocco che non ha esitato a twittare Oggi abbiamo la conferma: a far andare down il sito dell’#INPS il 1 aprile è stato un attacco hacker. Si scoprano subito i colpevoli che hanno creato problemi ai cittadini, ostacolandoli nella richiesta di sostegno al reddito”.

La deputata del Movimento 5 Stelle sui social dice di aver avuto la prova dell’attacco hacker e chiede l’immediata individuazione e la conseguente condanna dei colpevoli dei disservizi ai cittadini. Non è stata la conclamata imperizia del management dell’INPS e dei fornitori di servizi informatici all’Istituto previdenziale, ma sono stati – a suo dire – i pirati informatici ad ostacolare i nostri connazionali nelle operazioni di richiesta di sostegno al reddito.

I cinguettii di Twitter si sono rapidamente tramutati in un coro di pernacchie che sicuramente non hanno turbato la parlamentare anti-casta, nota per aver – in occasione di un convegno della Camera sulla Shoah – fatto scrivere una mail in cui testualmente si leggeva “Le è stato riservato un posto tra le autorità”.

Tra le repliche online spicca quella “spazientita” di un gruppo hacker italiano che – senza tante perifrasi – ha twittato “Ma sparatevi un colpo in bocca che fate più bella figura, sporchi infami!

L’espressione di @LulzSec_ITA è sicuramente fuori luogo, ma rende bene l’idea dell’insofferenza delle comunità underground a veder utilizzare i briganti hi-tech come comodo alibi per qualsivoglia circostanza in cui qualche politico o qualche “nominato” dai partiti si ritrova a rispondere del proprio operato e del correlato insuccesso.

A scorrere le ulteriori repliche alla cruenta esortazione del “colpo in bocca” si ha modo di leggere qualche opinione “discordante” dalla standing ovation che la stampa omologata ha voluto tributare alla “scoperta” dell’attacco hacker da parte dell’ “Organismo permanente”.

Manuel Serrenti (@meksone) esordisce con un confidenziale “Mavaffanculo” e prosegue con una osservazione più tecnica asserendo “Ma quale DDoS, era un problema di cache e reverse proxy impostato alla cazzo di cane, ed era anche stato confermato. Un DDoS ti manda in timeout, non mostra dati random. Adesso sarebbe ideale un deface+data breach VERO, così almeno si stabilisce la differenza”.

Giorgio Buonfiglio (@g_buonfiglio) avverte del pericolo che finisca incriminato qualche partecipante al click-day che abbia insistito nel tentare il collegamento con l’INPS e chiarisce che “la cosa più tragica è che faranno un grep sugli access log, prenderanno tutti gli IP che han fatto più di 10 richieste e diranno che quelli sono i colpevoli”.

Qualche utente Twitter come La Manu (@Manu_Monde) – volendo dar fiducia alla onorevole Ruocco e fingendo di credere che sono gli hacker a gestire a proprio piacimento i server dell’INPS (che a quel punto finalmente funzionerebbero) – esorta i bricconi di LulzSec_ITA scrivendo “Non è che riuscite a farci avere la cassa integrazione?

Si potrebbe continuare a svuotare la faretra telematica elencando le frecciate che nemmeno San Sebastiano immaginerebbe mai.

Ne riportiamo soltanto una ancora. Quella con cui Camillo Pastura (@siaco) spiega cosa sarebbe avvenuto con un laconico “ecco cosa succede quando assumi tuo cugino che è bravo al pc e suo cugino per il marketing”.

Ogni ulteriore considerazione è già stata inclusa nell’editoriale con cui – in netto contrasto con la prevalente opinione dei media nazionali – mi sono permesso di dire che alla storia degli hacker all’INPS non credo affatto. Se Carla Ruocco lascia per un attimo il suo “posto tra le l’autorità” e prova a leggere quel che ho scritto ieri, forse può rivalutare la “conferma” con cui apre il suo tweet.

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