GUERRA DELL'INFORMAZIONE

Seattle, dall’estate dell’amore alla stagione del caos

Se una parte della nostra storia non ci piace, siamo davvero autorizzati a distruggerne ogni testimonianza artistica o documentale? Il triste ritorno dell'epoca della stupidità

“The Summer of Love” – l’estate dell’amore – iniziò a San Francisco durante lo spring break del 1967, quando orde di studenti universitari e di liceo cominciarono a riversarsi nel quartiere di Haight – Ashbury in un raggruppamento che intendeva celebrare in maniera pacifica l’essenza della cultura hippie, la sua passione per la musica e l’avversione per la guerra e per qualsiasi tipo di violenza.

Circa cinquant’anni più tardi, l’11 giugno scorso, durante un’intervista rilasciata a CNN,  Jenny  Durkan, sindaca di Seattle (città che diede i natali alla musica grunge negli anni ’80, sulla costa dello stato di Washington) annunciava che l’occupazione di protesta della zona di Capitol Hill e del precinto di polizia della città, ribattezzata CHOP (Capitol Hill Occupied Protest), poteva semplicemente considerarsi una nuova “estate dell’amore”. Non era quindi necessario l’uso della forza per mantenere un ordine, che dopotutto poteva perpetuare indisturbato, senza la necessità di un intervento delle forze di polizia.

L’occupazione dell’intero quartiere per mano di gruppi tra i quali risalta l’ormai popolare BLM (Black Lives Matter), gruppo di protesta formato – a detta di Patrisse Cullors, uno dei suoi co-fondatori – da “addestrati marxisti” che si ripropone di “eradicare la supremazia dei bianchi e costruire una forza locale per intervenire contro la  violenza inflitta sulle comunità di popolazione di colore dallo Stato”, avanza richieste ben precise focalizzate su tre punti base: tagliare i fondi destinati alla polizia di Seattle del 50%, investirli in maniera esclusiva in quartieri a predominanza di colore e liberare tutti i rivoltosi arrestati.

Il tentativo della polizia locale – già sotto pressione politica, come d’altronde tutto il corpo a livello nazionale in seguito all’assassinio di George Floyd – di “riconquistare” il quartiere ed il precinto di polizia usando mezzi non letali come gas lacrimogeno e proiettili di plastica, durò qualche giorno senza dare alcun risultato. Jenny Durkan, dopotutto, non aveva nascosto il suo simpatizzare con il BLM e la sua forza di polizia ne era al corrente, avendo anche ricevuto email ufficiali che vietavano qualunque risposta a richieste di emergenza all’interno della zona in questione.

Sin dal primo momento, il presidente Trump aveva consigliato alla sindaca di intervenire con prontezza ed in maniera ferma, visto che “questo episodio ha il potenziale di tramutarsi in qualcosa di molto pericoloso per la tua città”. Ma a questo invito, lei aveva risposto con un sarcastico “perché’ hai tanta paura della democrazia? “

La posizione della Durkan era fortemente sostenuta dalla fiducia di poter creare, con il CHOP, un esempio che teneva insieme dimostrazione pacifica, benessere dei residenti e una nuova visione dell’ordine pubblico, dove la forza di polizia non era più necessaria, tale da renderla famosa per aver saggiamente interpretato il desiderio della popolazione e dimostrato come sotto la sua guida ciò fosse possibile.

Durante le quasi due settimane dal commento su CNN ad oggi, la cosiddetta CHOP ha visto, oltre alle innumerevoli proteste di parte dei residenti per l’assenza di ordine pubblico, diversi episodi di crimini violenti, incluso un tentativo di incendio, stupro, innumerevoli assalti documentati da video, diversi feriti da arma da fuoco e l’omicidio di un ragazzo di 19 anni.

Durante un’intervista rilasciata venerdì 19 giugno, la sindaca confessava che la sua scelta di parole che paragonavano l’occupazione di una intera zona della sua città all’estate dell’amore del 1967 “non era stata probabilmente una cosa intelligente”.

Proprio ieri la sindaca, alla luce dell’escalation degli ultimi episodi di violenza, ha annunciato l’imminenza di un’operazione per il reinsediamento della polizia nel palazzo del precinto e la fine dell’occupazione di Capitol Hill (CHOP). Come e quando questo prenderà atto, non è però stato ancora specificato.

Il trattamento dei militanti del BLM verso Brandy Kruse, una giornalista di Fox News spintasi oltre le barricate nel tentativo di riportare dalla zona calda, rendono l’idea della posizione dell’organizzazione sui temi di libertà di parola e sul diritto di divulgare l’informazione.

Il concetto di creare il panico e tassare il benessere della maggioranza, per accontentare una minoranza che sbraita e distrugge in preda alla collera, non è nuovo in questo periodo storico post-coroniano che si è già guadagnato dal nostro giornale il calzante appellativo di “Cretinevo”.

Il fatto stesso che cominci a farsi strada il concetto secondo il quale, se una parte della nostra storia non ci piace siamo autorizzati a distruggerne ogni testimonianza, ricorda tanto la campagna di rogo che fu dedicata dai nazisti in Germania ed in Austria negli anni ’30 a tutti i libri considerati contrari alla nuova ideologia.
Bentornati, ancora una volta, nell’epoca della stupidità.

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