GUERRA DELL'INFORMAZIONE

Beppe Grillo e la Rete Unica: altro che Guglielmo Marconi…

Discorsi qualunquisti se li può permettere solo chi sta all’opposizione e deve sparigliare le carte per raccattare consensi

Non so, e forse nemmeno mi interessa saperlo, chi abbia ispirato Beppe Grillo nella redazione del post “Ci deve essere una rete unica” che – pubblicato sul blog dell’ex comico ed oggi statista – ha infiammato gli animi ed innescato una polemica che nemmeno un Paese in buona salute potrebbe permettersi.

Era dai tempi di Pascale e Agnes, della STET e della SIP diventata poi Telecom Italia, che Grillo non metteva a ferro e fuoco le telecomunicazioni nazionali.

Ma stavolta non è il palcoscenico di un Palasport ad ospitare simpatiche battute e salaci contestazioni. Lo scenario è drammaticamente cambiato e difficilmente lo si può condensare – soluzione inclusa – in una paginetta online.

È venuto il momento di fare e non di chiacchierare, blaterare, giocare a chi la spara più grossa. È venuto il momento di fare anzitutto un esame di coscienza che comincia con un quesito elementare: ho titolo e competenza per parlare di questa o quella cosa?

Quella prima risposta è fondamentale e chiarificatrice. Se il titolo di “Elevato” o di “Garante” di un movimento politico concede facoltà di esprimersi in nome e per conto di una fetta della nostra popolazione, l’andatura rimane claudicante. La mancanza di competenza – teorica o pratica – fa zoppicare qualunque discorso in cui tecnologie ed economia profilano un percorso impervio anche per i Bonatti e i Lacedelli abituati a scalare certe montagne.

Discorsi di conclamato qualunquismo se li può permettere forse chi sta all’opposizione e deve sparigliare le carte a tutti i costi pur di raccattare consensi. È un lusso che non si addice a chi ha guidato – anche solo spiritualmente – una squadra che pur di stare in sella non ha esitato a trovarsi perfettamente d’accordo con i poli assolutamente contrapposti del nostro arco parlamentare. Forse è il dono dell’elasticità. Impagabile.

La competenza non è guasconeria, ma il frutto di studio, esperienze, sacrifici. La competenza è dote di cui spesso dispongono gli avversari (e non sarebbe questo il problema vista la facilità di “sposare” qualunque ideologia per non perdere la cloche al governo) e soprattutto gli “antipatici” e quelli che non si fanno sottomettere (non per capriccio, ma per senso del dovere e per rispetto degli obiettivi della collettività).

Prescindo dal fare valutazioni sulle esternazioni su Open Fiber, sul 5G o su altre tematiche lambite da Grillo. Già in troppi hanno provveduto a commentare e a replicare.

Vorrei ricordare all’“Elevato” che i suoi “ragazzi” (come li ha sempre chiamati lui, aggiungendo “sono bravi, vedrai…”) sono al governo dal primo giugno del 2018 e che non è mancata loro l’occasione per mettere nei posti chiave di questo Paese i migliori e i più capaci. Può darsi che mi sbagli, ma i vertici delle realtà declamate da Grillo nella sua invettiva sono tutte persone selezionate e proposte proprio da Palazzo Chigi e dintorni.

Mi piacerebbe che l’“Elevato” – che parla con grande disinvoltura di strategie di digitalizzazione – perdesse dieci minuti per vedere cosa succede al Ministero per l’Innovazione. Per agevolare Grillo (o chi ne asseconda le esibizioni da ventriloquo) su quel che accade alla Corte della “non meno elevata” Ministra Pisano, mi permetto di segnalare – giusto per fare qualche esempio – il conflitto di interessi del consigliere giuridico di quel dicastero, le faraoniche consulenze da 33mila euro al mese, i rapporti privilegiati del dottor Foresti, lasciando fuori la app Immuni per poi tornarci quando sarà il momento del “redde rationem”.

Un’ultima considerazione la voglio riservare sul passaggio in cui Grillo scrive “Enel, azienda completamente estranea al mercato delle tlc”. Vorrei timidamente far presente alcune cose di una ovvietà bestiale.

La rete elettrica arriva ovunque, anche delle aree “rurali”, cioè quelle a bassa densità abitativa, e persino dove non c’è linea telefonica fissa. Potenzialmente potrebbe essere utilizzata per portare Internet dove gli investitori non hanno ritenuto remunerativo costruire “autostrade”. Sarebbero “viottoli” o “sentieri” ma – come si dice a Genova – “l’é megiu che ninte”. L’empirica dimostrazione di tale possibilità è data da quei banali “ripetitori powerline” che travasano il segnale dal router nell’impianto elettrico e lo fanno arrivare in punti della casa irraggiungibili o troppo distanti dove in un’altra presa un apparato gemello permette di ottenere la connessione. Possibile? Beppe Grillo, sempre attento a documentarsi online e a scegliere le fonti più qualificate, non legge il sito del mitico Aranzulla?

Bando alle amenità. All’“Elevato” è poi sfuggito che in giro per il mondo i gestori di energia hanno da tempo realizzato le “smart grid”, le reti che non trasportano solo la “corrente” ma anche dati e costituiscono fondamentali dorsali per il trasporto delle informazioni.

Sono certo che il Liceo Imbriani di Pomigliano d’Arco abbia sfornato anche qualche mirabile talento delle telecomunicazioni. Forse varrebbe la pena cercare tra i suoi “ex alumni” chi – se ne è rimasto qualcuno ancora inoccupato – può prendere le redini della situazione.

Potrebbe essere lui che cancella definitivamente la libera concorrenza sul mercato TLC (grazie alla quale gli utenti spendono una cifra infinitesimale rispetto i canoni dell’era monopolistica), che convince Bollorè a vendere le sue quote in TIM e magari a darsi all’agricoltura o al découpage di vecchi oggetti trovati in cantina, che si insedia al posto di Elisabetta Ripa (amministratrice delegata di Open Fiber che l’“Elevato” – forte delle sue esperienze aziendali e della sua conoscenza tecnica in materia di moderne telecomunicazioni – ha liquidato con un tranchant “Non all’altezza”), che salva i dipendenti Telecom dal diuturno incubo di un posto di lavoro puntellato dai contratti di solidarietà.

Ah, dimenticavo. In Giappone stanno lavorando al 6G. Perché non si va a vedere cosa sta combinando Sanae Takaichi? Non sarà brava come la Pisano, ma forse potrebbe insegnarci qualcosa.

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