GUERRA DELL'INFORMAZIONE

Caso Floyd, è già arrivata la seconda ondata di pandemia mediatica

La lotta alle disuguaglianze diventa il messaggio virale per la protesta delle folle “globalizzate”

La protesta che infiamma gli Stati Uniti per la morte di George Floyd, l’afroamericano deceduto durante l’arresto, è cresciuta diventando  anche violenta. Nel filmato dell’arresto, diffuso nei media internazionali, un agente di polizia Usa tiene immobilizzato a terra Floyd che in seguito è morto per soffocamento. La vera novità di questa rivolta è l’estendersi di tali proteste contro l’abuso di potere della polizia, accusata anche di razzismo, in tutto il mondo, in special modo a quello non occidentale. Ci sono stati disordini e proteste antirazziste anche in Africa:  proteste spontanee si sono verificate a Monrovia, capitale della Liberia, e Dakar, capitale del Senegal, in Guinea e in Ghana con scontri, morti e devastazioni. E poi si sono succeduti tanti disordini in America Latina, dove la violenza della polizia è “accettata” e comunque presente  da decenni perché la criminalità è ancora più violenta.

 Si è giunti ad abbattere le statue da Churcill a Colombo come si fosse in una guerra o durante una vera rivoluzione. E’ incomprensibile razionalmente, ma la folla si muove per effetto di un “cervello collettivo” privo di coscienza critica. 

Se per un singolo episodio di razzismo in una città americana si innesca una protesta che si estende in molteplici e vaste parti del mondo qualcosa sta cambiando, anzi è già cambiato. Il contagio del Coronavirus, accentuando le diseguaglianze e più velocemente la percezione delle stesse, ha “fatto emergere” un messaggio di protesta sorto dal basso. Malcom Gladwell, un giornalista e sociologo canadese ha affermato che i cambiamenti e le rivolte sociali obbediscono alle stesse leggi delle epidemie. Un comportamento o un idea attraverso il “contagio” di massa viene trasmesso come un virus raggiungendo il punto critico, ovvero la soglia per cui un evento, un qualsiasi evento, diventa virale ed innesca un effetto di diffusione dirompente come un’epidemia. A Gladwell  mancava la conoscenza del recente sviluppo dei social media come rete che mette in comunicazione un numero enorme di persone,e quello che ha descritto va corretto in questo senso: se un messaggio giunge al Punto Critico e parte la viralità sul web, si diffonde non solo come una semplice epidemia ma come Pandemia Mediatica con effetti ancora più potenti.

Il messaggio simbolico che in questo caso la morte del povero Floyd rappresenta e che ha innescato proteste così  violente, mantenendo la stessa rabbia, la stessa violenza nelle folle così distanti geograficamente ma anche culturalmente, resterebbe del tutto incompreso se non considerassimo la ribellione alle diseguaglianze. Questo è un altro effetto molto eloquente dell’incessante incedere della globalizzazione: le masse diventeranno un corpo unico che si può “ rabbiosamente emozionare” sincronicamente anche in tutto il mondo.

Dalla psicologia delle masse migriamo verso l’Inconscio di Massa.

Le folle possono sviluppare uno stato di trance che obbedisce agli ordini di un Inconscio collettivo e dunque si esprime per istanze primordiali. Nei popoli primitivi la trance ipnotica è indotta da riti e guidata da un “sacerdote” : questo perché il minimo comun denominatore di folle che vanno “in trance” spontaneamente è l’aggressività. 

Molti si sono interrogati a che cosa servisse l’ipnosi: non certo 200.000 anni di evoluzione sono serviti agli spettacolari esperimenti di Giucas Casella o ad altre spettacolarizzazioni del potere dell’ipnosi.

Qual è allora il senso fisiologico evolutivo dell’ipnosi? La risposta è semplice: sincronizzare la volontà delle folle per un abbassamento della coscienza critica dei singoli individui, affinché potessero portare a termine un compito, a dispetto del loro vantaggio o nonostante un loro considerevole svantaggio. Quando è spettacolo, tutto questo lo si dimostra nel singolo individuo che obbedisce ai comandi dell’ipnotista, in maniera totalmente acritica, tanto da mettersi in ridicolo e a volte a rischio.

 L’Inconscio di massa è una funzione del nostro Sistema Nervoso Centrale individuale che ha la necessità di “mettersi in rete” per uniformare i comportamenti di gruppo, sincronizzare l’emotività anche aggressiva e combattere ciò che per quel gruppo si riscopre sconveniente.

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