TECNOLOGIE & SALUTE

Immuni, il problema dei falsi positivi

Il problema esiste di certo, ma è certo che ci sono casi estremi quasi impossibili da eliminare

A seguito della notizia di prigionia causata dall’App Immuni a Bari lo scorso 20 giugno, è lecito chiedersi se la segnalazione sia affidabile e come mai possano essere segnalati casi “limite”, pur senza mettere in dubbio la buona fede del governo o degli sviluppatori.

Premettiamo che l’App Immuni è stata commissionata il 16 Aprile 2020 dal commissario straordinario per l’emergenza Covid-19 ritenendo “Immuni” la App più idonea (tra quelle proposte) per contribuire tempestivamente all’azione di contrasto del virus.

L’App è stata resa disponibile per i download il 1° giugno 2020 su Google Play e Apple Store. Ancora in attesa del Huawei Gallery.

Ricordiamo che l’Italia è stata posta in lockdown il 9 marzo, quindi l’applicazione di tracciamento è stata resa disponibile 84 giorni dopo. È chiaro che la situazione è cambiata nel tempo, sia dal punto di vista normativo che psicologico. Oggi in Italia si può uscire, ci si può incontrare, i locali sono aperti e le persone sono stanche di essere costrette in casa (la paura del virus lascia il passo alla voglia di evasione).

La strategia di tracciamento con applicazione mobile è una strategia di lungo periodo che mira a prevenire in modo rapido la diffusione del virus per evitare nuove ondate. Il che è molto importante per la salute collettiva, al piccolo prezzo per il singolo, pagato con l’isolamento preventivo.

Sia chiaro, nessuno poteva prevedere come sarebbe evoluta la pandemia in Italia, così come non si poteva prevedere che il picco (finora) si sarebbe avuto il 19 aprile, ovvero pochi giorni dopo il commissionamento dell’applicazione.

Sembrava avesse avuto un periodo di prova in 3 regioni italiane (Liguria, Abruzzo e Puglia) ma non è facile trovare riferimenti sugli esiti del test. Si presuppone siano stati promettenti, utili al lancio di giugno e sufficienti per il Garante della Privacy.

Ma i “falsi positivi” ci sono. Sarebbe stato molto strano il contrario.

Focalizzandosi sulle tecnologie necessaria al tracciamento, e sul processo seguito, è ovvio che ci siano casi estremi che non è possibile eliminare, o estremamente difficile. Facciamo due esempi.

Esempio 1: Immaginiamo che la Signora di Bari, che ritiene di non essere stata in contatto con persone durante il giorno, abitasse ad un primo piano e che un ragazzo (è un esempio) in attesa dell’esito del test si fosse fermato in tarda serata a fumare una sigaretta davanti al portone del palazzo della Signora. E immaginiamo che la camera da letto della Signora si trovasse proprio sopra l’ingresso del palazzo (al primo piano). In tal caso, se entrambi avessero avuto l’App attiva, sarebbero risultati praticamente “a contatto” per diversi minuti. E nel caso in cui il giorno seguente quel ragazzo avesse ricevuto l’esito positivo del test e comunicato il suo codice Immuni al personale sanitario, la Signora avrebbe ricevuto la notifica e richiesta ad isolarsi.

Esempio 2: Immaginiamo che un giovane professionista si rechi a lavoro nel suo ufficio e che sia solo, senza altri colleghi. Immaginiamo che stia tutto il giorno a lavoro e nel pomeriggio prima di tornare a casa riceva la notifica a doversi isolare per essere stato esposto ad un soggetto positivo. Com’è possibile? Potrebbe essere stato tutto il giorno seduto in una stanza adiacente ad una sala riunioni (non del suo ufficio) in cui un gruppo di professionisti ha svolto un incontro di lavoro per 3 ore quella mattina. Uno di essi, ad ora di pranzo ha fatto il test, risultando positivo (magari asintomatico). Una volta che il soggetto positivo comunica il suo codice Immuni al personale sanitario, parte la notifica a tutti coloro con App in uso, ed esposti al rischio infettivo nelle precedenti 24h. Professionista incluso.

I problemi sono diversi: precisione della posizione, altitudine e barriere architettoniche.

L’applicazione traccia l’esposizione usando come proxy la vicinanza tra due dispositivi cellulari usando come tecnologia il Bluetooth (BLE). Purtroppo non può tener conto dell’altitudine tra i due dispositivi, né controllare eventuale presenza di barriere tra essi. Sebbene il GPS debba essere attivo per gli utenti Android, può essere disattivato e l’applicazione, alla versione attuale, non necessita di dati di geolocalizzazione. 

Sarebbe estremamente difficoltoso provare a risolvere tali problemi in modo efficiente, economico ed affidabile.

Sono convinto non sia un problema di sviluppo, piuttosto di valutazione costi-benefici e di processo. L’obiettivo era prevenire la diffusione del virus, e questo processo se pur non esente da eccezioni, garantirebbe tale fine. Purtroppo, il costo ti tale valutazione qualcuno lo deve pagare.

Sistemi di tracciamento digitali, dispositivi più o meno intelligenti e IoT, sono argomenti che impatteranno molto sulle nostre vite, più di quanto pensiamo, ed influenzeranno consumatori, sanità nazionale, società assicurative, farmaceutiche e bancarie. È il caso di iniziare tutti a tenere gli occhi aperti. Ma questa è un’altra storia.

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