STRATEGIE

Quella strana indignazione per la vendita delle navi all’Egitto

Secondo il Rapporto annuale sull'export degli armamenti nel 2019 abbiamo venduto all'Egitto materiali per 870 milioni di euro. L'indignazione di oggi per la vendita delle navi è ipocrisia o ignoranza?

Le dichiarazioni di sdegno cui si sta assistendo in questi giorni a seguito della possibile vendita di due fregate all’Egitto, ancora elusivo sul caso Regeni,  generano un certo stupore.

Stupore misto a disorientamento dopo aver letto il ‘Rapporto del Presidente del Consiglio dei Ministri sui lineamenti di politica del Governo in materia di esportazione, importazione e transito dei materiali d’armamento’ previsto dalla legge 185 del 1990 per specificare nel dettaglio tutte le operazioni nel settore compiute dal nostro Paese.

Il rapporto dovrebbe essere presentato in Parlamento entro il 31 marzo ma quasi sempre la scadenza non viene rispettata e anche quest’anno la relazione riferita alle operazioni del 2019 è avvenuta a cura del sottosegretario alla presidenza Fraccaro lo scorso 7 maggio.

In linea ad una trasparenza in materia che pochi Paesi al mondo possono vantare, il volume di circa 1.000 pagine è facilmente consultabile sul sito della Camera e, suddiviso per Paesi oggetto di esportazione, ditte produttrici di materiali d’armamento e istituti di credito che effettuano le operazioni bancarie, consente di individuare la destinazione di ogni singolo bossolo prodotto dall’industria italiana.

Si legge così che il Governo italiano nel 2019 ha autorizzato l’esportazione di materiale bellico per un totale di 5,17 miliardi di euro di cui 871 milioni relativi all’Egitto.

Le pagine dedicate a Leonardo (ex Finmeccanica) sono davvero molte (volume II da pag. 431 a pag. 480) e tra di esse la casella con destinazione Egitto ricorre di frequente.

Anche le transazioni riferite alla fabbrica d’armi Beretta richiedono la lettura  di parecchie pagine e  molte righe indicano l’Egitto quale cliente finale.

Il rapporto è talmente dettagliato che nella parte finale reca l’elenco e la matricola di ogni singolo armamento  esportato e qui si può leggere che i beni di maggior rilievo, di cui è autorizzata l’esportazione verso l’Egitto, sono pistole e fucili di piccolo calibro sia per l’esercito che per la polizia e le forze di sicurezza.

Con l’Egitto, inoltre, nel 1998 è stato sottocritto un accordo governativo nel campo della Difesa rinnovato più volte, la cui vigenza consente di effettuare con la controparte  operazioni nel campo degli armamenti con le stesse procedure  dei Paesi NATO e UE.  Non risulta sia mai stato denunciato o sospeso per protesta al caso Regeni. 

In questo quadro una rinnovata indignazione da parte di politici forse disattenti o assenti durante l’esposizione del rapporto in Parlamento appare perlomeno fuori luogo se non di facciata. 

Addirittura questa sera il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte sarà audito dalla Commissione Regeni per riferire sulla vendita delle Fregate e anche questa convocazione sembra poco coerente con i contenuti  del Rapporto peraltro elaborato proprio dalla Presidenza e mai contestato. 

Al di là dell’opportunità o meno di interrompere rapporti commerciali con l’Egitto per non avere fatto piena luce sulla morte del povero Giulio Regeni quello che sconcerta in questi giorni è la discontinuità di atteggiamento verso il problema.

Una discontinuità di atteggiamento da parte di numerosi esponenti politici che se non conseguente a minor conoscenza delle reali esportazioni di armamento del nostro Paese potrebbe apparire come espressione di cinico opportunismo nei confronti di una famiglia che ha già sofferto abbastanza e non ha bisogno di dichiarazioni di convenienza.  

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