STRATEGIE

Cronache dal Cretinevo

Cosa succederebbe se si cominciassero a distruggere, oltre ai monumenti, anche i libri di dottrine, di autori, di ideologi, che esprimano convinzioni contrastanti con quelle attuali?

L’effetto farfalla è un notissimo paradosso scientifico sulla teoria del caos, il quale si riferisce alle conseguenze imprevedibili che possono essere generate da eventi apparentemente piccoli. Secondo tale paradosso, una farfalla che batte le ali a Hong Kong può generare un terremoto in California. Tale assioma esemplifica l’interconnessione stretta tra tutti gli organismi e le grandezze naturali, ed ha applicazioni anche nelle scienze sociali, come gli eventi degli ultimi giorni stanno dimostrando. 

L’uccisione di George Floyd da parte di un poliziotto americano rientra in questa categoria. La triste storia di violenza immotivata che è costata la vita ad un individuo, seppure di caratteristiche tutt’altro che specchiate, ha generato onde di reazione su scala globale. La rivolta della società statunitense nei confronti dei metodi della polizia, ed in particolare contro l’evidente disparità di trattamento applicata nei confronti dei cittadini afroamericani, si è amplificata via social media su scala globale, diventando una generica rivolta contro i simboli culturali di epoche passate. 

Sulla potenziale pericolosità di questo tipo di atteggiamento mentale abbiamo già discusso in un altro articolo di qualche giorno fa, quando questo movimento si limitava al solo mondo anglosassone ed aveva come oggetto la distruzione di monumenti dedicati a personaggi anche molto illustri; ma che, coerentemente con il clima culturale dell’epoca dove sono vissuti, hanno avuto idee e comportamenti di tipo razzista. 

La battaglia contro tutte le forme di razzismo è certamente condivisibile, e qualunque essere umano dotato di discernimento e di coscienza dovrebbe dedicarcisi nei limiti delle proprie possibilità. Esistono tuttavia degli aspetti collaterali in questo tipo di protesta che costituiscono potenzialmente un pericolo per lo stesso concetto di libertà e di uguaglianza. 

In Italia ciò si è concretizzato nel vandalismo nei confronti della statua di Indro Montanelli, giornalista e divulgatore storico di indubbia statura, che si condividessero le sue idee oppure no. Questo episodio è un sicuro indice dell’incapacità dell’uomo comune di valutare figure storiche sulla base del complesso dei loro atti. È stato confortante vedere sia diversi intellettuali, che lo stesso sindaco di Milano pronunciarsi contro questo atto di insensatezza, che tutto sommato può essere relegato al rango di idiozia generica media. 

Dove l’uomo di cultura comincia invece veramente a dover tremare è nel momento in cui rispettate istituzioni culturali internazionali seguono l’ignorante malvezzo delle masse di leoni da tastiera. L’Imperial College di Londra, glorioso istituto universitario che tanto contributo ha dato alle scienze esatte ed umanistiche, ha rimosso dal proprio stemma araldico il guidone con il motto. Il motivo è che il motto stesso recita “Per la conoscenza scientifica, la gloria della corona, e la salvaguardia dell’impero”.

La distruzione dei monumenti e dei simboli del passato è la forma moderna del totalitarismo culturale, non dissimile dagli insegnamenti impartiti nelle scuole cambogiane sotto il regime di Pol Pot, o dai candelotti di dinamite che hanno distrutto le statue buddiste di Bamyan.

Il passato va preservato in tutte le sue forme, perché sia lì a testimoniare la negatività di certe idee e a fungere da monito alle generazioni successive. Cosa succederebbe se si cominciassero a distruggere, oltre ai monumenti, anche i libri di dottrine, di autori, di ideologi, che esprimano convinzioni contrastanti con quelle attuali? Quale sarebbe, ad esempio, l’effetto di distruggere qualunque copia del Mein Kampf, espressione ultima di una delle mostruosità del Novecento?

Il risultato potrebbe essere la mitizzazione di quello come di altri libri, la circolazione di idee rimasticate sulla base del comune sentire del momento, e magari proprio la riproposizione in forma peggiorata di quelle idee che si volevano distruggere. È invece necessario preservare tutte le tracce del passato, anche quelle più sgradevoli alla cultura contemporanea, perché ogni volta si possa andare a consultarle e a riconoscere che, sì, effettivamente sono mostruose e sgradevoli.

Se non la libertà di studio, se non la coscienza civile, un’ultima considerazione dovrebbe spingerci a conservare il passato. Siamo proprio sicuri che i posteri avranno una considerazione positiva del periodo in cui viviamo?

A giudicare da quanto accade in questo primo scorcio di Ventunesimo secolo, ce n’è da definire una nuova era storica: il Cretinevo.

Back to top button
Close
Close