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Meno male che a proteggere la GEOX c’era la Polizia Postale

Qualcuno mi dica che non è vero. Lo chiedo per favore.

Rassicuratemi e tranquillizzate tutti. La notizia apparsa su TrevisoToday il 14 giugno 2018 e quelle che lo stesso giorno sono uscite su La Tribuna di Treviso e Il Gazzettino rientrano nelle fake news, vero?

Nell’articolo si legge una importante dichiarazione dell’amministratore delegato di GEOX secondo la quale “La firma di questo Protocollo con la Polizia Postale e delle Comunicazioni rappresenta per Geox il naturale completamento di un importante percorso già da tempo intrapreso, mirato al rafforzamento di tutti i suoi sistemi di sicurezza informatica. La massima protezione ed il costante monitoraggio delle nostre infrastrutture e dei nostri dati, con l’ indispensabile corollario di garanzia del valore unico di brevetti, tecnologie, informazioni commerciali e dati sensibili di clienti e collaboratori, rappresentano per Geox un obbiettivo strategico imprescindibile. La collaborazione e lo sforzo sinergico sviluppato grazie al Protocollo mi auguro rappresenteranno un ottimo esempio di condivisione di obbiettivi e risorse tra pubblico e privato, che speriamo davvero altri operatori del nostro settore decidano di seguire”.

Chi odia Matteo Mascazzini, AD del colosso di Montebelluna, al punto di metterlo al centro dell’imbarazzante situazione di paralisi informatica dopo le entusiastiche premesse che hanno incorniciato l’accordo con la Polizia di Stato?

Soprattutto sono questi i risultati della “cooperazione mirata, di pubblica utilità, tra Enti pubblici e privati, così come previsto dal quadro Strategico Nazionale e dal Piano Nazionale per la Protezione Cibernetica e la Sicurezza Informatica” di cui parla il cronista de La Tribuna?

Sistemi in tilt e azienda bloccata è l’esito di quello che la dirigente della Polizia Postale ha definito “il potenziamento dei sistemi di controllo e protezione di quel territorio virtuale che è Internet e che, proprio come avviene nel mondo reale, è diventato un luogo in cui enti pubblici e società private investono grandi risorse, anche finanziarie, per sviluppare ed offrire servizi indispensabili per il Paese che si basano su meccanismi tanto complessi quanto vulnerabili ai quali, proprio per tale motivo, è necessario garantire alti livelli di sicurezza” come si legge nell’articolo?

La sicurezza informatica – ma forse ne ho una percezione viziata per aver cominciato ad occuparmene solo nel 1986 – è qualcosa di diverso dalla redazione di buoni propositi, dalle strette di mano, dalle foto ricordo e dal “vin d’honneur” con cui si brinda alla serenità ancora tutta da conquistare.

I nodi arrivano sempre al pettine.

Nel dettagliato articolo del quotidiano veneto si legge anche che “Concretamente la collaborazione partirà dalla condivisione ed analisi di informazioni idonee a prevenire attacchi o danneggiamenti che possano pregiudicare la sicurezza delle infrastrutture informatiche della GEOX, per arrivare alla segnalazione di emergenze relative a vulnerabilità, minacce ed incidenti in danno della regolarità dei servizi di telecomunicazione e all’identificazione dell’origine degli attacchi subiti dalle infrastrutture tecnologiche”.

Non vorrei scomodare Emilio Fede, ma mai come in questo frangente il commento più calzante rischia di essere il suo immortale “Che figura di m….”.

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