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BancoPosta (ma quello sudafricano) costretto a sostituire 12 milioni di carte di credito

Dopo aver rilevato transazioni fraudolente per l’equivalente di oltre tre milioni di euro, PostBank (la divisione bancaria del servizio postale in Sud Africa) ha attivato una serie di controlli rilevando che alcuni dipendenti infedeli avevano rubato il codice segreto principale del sistema di carte di credito.

La storia comincia nel 2018, quando nel vecchio centro di elaborazione dati di Pretoria qualcuno entra in possesso della “master key” e la stampa su un pezzo di carta.

La “master key” è un codice crittografico composto da 36 caratteri alfanumerici che permette a chi la possiede di decifrare qualsiasi operazione bancaria e consente addirittura di apportare modifiche ai più delicati meccanismi informatici su cui poggia il funzionamento della banca.

Grazie a tale codice, tra marzo e dicembre dello scorso anno, sono state effettuate più di venticinquemila operazioni truffaldine che hanno determinato un ammanco plurimilionario dai conti della clientela.

La scoperta di questa terribile circostanza ha costretto PostBank a procedere all’immediato ritiro e sostituzione di tutte le carte di credito emesse con la codifica della “master key” indebitamente sottratta. Una operazione apparentemente semplice ma comunque onerosa: il costo dell’iniziativa, infatti, supera abbondantemente i 50 milioni di nostri euro.

Perché solo apparentemente semplice? La spiegazione è immediata. Queste carte includono quelle (approssimativamente 8 su 10) che sono destinatarie di benefici sociali (si immagini qualcosa di comparabile pur lontanamente al reddito di cittadinanza o ad altri bonus a diverso titolo accreditati) e questo ha un impatto certo non trascurabile per la delicatezza del contesto e per il già sussistente proliferare di frodi mandate a segno proprio con tali “card”.

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