SICUREZZA DIGITALE

Arrembaggio hacker all’associazione degli assicuratori ANIA

L'ammiraglia delle imprese che stipulano anche polizze cyber depredata dai pirati hi-tech

Altro che ‘Apriti Sesamo”. La caverna digitale in cui sono custoditi i tesori degli assicuratori si è spalancata con “Admin Admin”. 
Si potrebbe banalmente etichettare l’episodio come l’ennesima burla e non dare alcun peso al ulteriore dimostrazione di incapacità e di impreparazione nella gestione del patrimonio informatico anche da parte di chi certi rischi non può non conoscerli. 
In un Paese in cui ci sono più esperti di cybersecurity che elettrauto o panettieri, dove chi non ha un mestiere si autoproclama “digital-qualcosa”, dove la Ministra per l’Innovazione dice di fare quel che nemmeno Dio potrebbe, un gruppo di Monelli continua a prendersi gioco di tutti
Ne fanno le spese le impomatate realtà che forse sono i tasselli del processo di digitalizzazione su cui il premier Conte (nel corso della scampagnata a Villa Pamphilj per i tanto simpatici quanto inutili Stati Generali) dice di fondare il futuro dell’Italia e che invece sono pessimi esempi dell’inqualificabile ed inaffidabile informatizzazione nazionale. 
I venti archivi elettronici della Associazione Nazionale tra le imprese assicuratrici (Ania), che sarebbero preda del impertinente gruppo hacker italiano LulzSec_ITA, dovrebbero essere lo spunto per qualche elementare riflessione. 
invece, complice la stampa disinteressata a quel che le Agenzie non riportano, vige la regola del far finta di nulla, perché ciò che non finisce sui media è come se non fosse mai accaduto. 
Ma, un attimo, i “signori” dell’ANIA sono gli stessi cui compete la redazione delle regole della “assicurabilità” dei sistemi informatici che possono essere attaccati dai criminali tecnologici? 

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