VIDEOSORVEGLIANZA & INTERCETTAZIONE

Il riconoscimento facciale e la fine della democrazia

Le riprese video delle proteste per l’uccisione di George Floyd possono essere il punto di partenza per la schedatura sistematica di attivisti o occasionali manifestanti

Non tutti sono convinti che la nostra riservatezza non possa essere calpestata da una app di cui non si conoscono le reali conseguenze future e sbagliano i sostenitori di Immuni quando dicono che “intanto siamo già spiati dai social e da mille altre cose” e quando gridano al complotto quando buon senso ed esperienza invitano a riflettere su quanto sta accadendo e soprattutto su quel che potrà verificarsi.

Lo stesso ragionamento deve essere fatto con la sicurezza, che è fondamentale ma al tempo stesso deve rimanere al suo posto e soggiacere alle regole del vivere civile. Basta poco a trasformare precauzioni, cautele e controlli in strumenti restrittivi della libertà e in insidie per la vita democratica.

A far riflettere sulle tecnologie che minacciano i più elementari diritti (a cominciare con la libertà di pensiero e di sua manifestazione) è il senatore Edward Markey, rappresentante democratico del Massachussets e membro del commissione parlamentare per commercio, scienza e trasporti.

Qualche giorno fa il politico americano ha espresso i suoi timori perché i dispositivi hi-tech di Clearview AI (azienda newyorkese specializzata in software di riconoscimento facciale commercializzato principalmente per organi di polizia) potrebbero essere utilizzati per identificare i manifestanti che sono scesi in piazza e hanno sfilato per le strade per protestare a seguito dell’uccisione a Minneapolis di un quarantenne di colore.

Markey ha scritto una lettera a Hoan Ton-That, fondatore e amministratore delegato della società in questione, dicendo che “Poiché i manifestanti in tutto il Paese esercitano i diritti garantiti dal Primo Emendamento protestando contro l’ingiustizia razziale, è importante che le forze dell’ordine non utilizzino strumenti tecnologici per reprimere la libertà di parola o mettere in pericolo la gente”.

La minaccia di una sofisticata forma di videosorveglianza, secondo il senatore Markey, può inibire qualunque comportamento lecito come quello di esporsi personalmente per lamentare una qualsivoglia ingiustizia. Il timore di essere “immortalato” dalle telecamere e di essere identificato grazie a sistemi di intelligenza artificiale diventa panico quando la conseguenza naturale è l’inserimento nelle banche dati delle forze dell’ordine. Una simile schedatura avrebbe effetti permanenti e molto probabilmente non includerebbe dettagli che qualifichino la condotta del soggetto “colpito” dall’obiettivo. Se l’archiviazione si limita al singolo fotogramma, alla qualificazione temporale (quando) e spaziale (dove) e all’abbinamento dell’identità del soggetto riconosciuto (chi), il semplice sfilare in corteo verrebbe equiparato al compimento di chissà quali atti violenti o vandalici e la persona subirebbe una marcatura indelebile.

Markey che in passato aveva chiesto di conoscere le vendite avvenute a favore di governi stranieri (e qui eventuali regimi totalitari), ora vuole conoscere quali dipartimenti di polizia sul suolo americano se ne stiano servendo e vuole sapere se in questi ultimi giorni è stato riscontrato l’eventuale aumento (negli ultimi giorni) di attività di ricerca nei database in cui sono archiviati gli elementi biometrici identificativi. 

Hoan Ton-That avrebbe fornito rassicurazioni asserendo che la tecnologia di Clearview AI viene adoperata solo per indagini post-crimine e non come strumento di sorveglianza nel corso di proteste o in qualsiasi altra circostanza”.

Il sistema in argomento identifica le persone confrontando le foto con un enorme database in cui sono state progressivamente stoccate le immagini raccolte da social network e siti web. È considerato dal senatore Markey il peggior rischio che possa incombere sulla privacy dei cittadini.

In passato un’inchiesta del giornale online BuzzFeed News aveva consentito di appurare che la polizia utilizzava Clearview AI per identificare le prostitute, che il prodotto era impiegato persino da aziende private come la multinazionale statunitense, proprietaria della catena di negozi al dettaglio Walmart.

I sospetti di Markey sarebbero più che ragionevoli e sembra che trovino riscontro in un’altra terribile scoperta di BuzzFeed: la Drug Enforcement Agency sarebbe stata temporaneamente autorizzata a condurre operazioni di sorveglianza sotto copertura proprio sui partecipanti alle manifestazioni che hanno e stanno facendo seguito alla morte di George Floyd e avrebbe poi il compito di condividere le informazioni acquisite con gli altri organismi investigativi.

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