TECNOLOGIE & SALUTE

La app Immuni non doveva usare il GPS ma senza non funziona

Chi ha installato la app anti-Covid non sembra entusiasta, ma i distratti esultano

La pagella della app realizzata da Bending Spoons ed acquisita a titolo gratuito dal nostro Governo la si può leggere ad esempio sul sito di Google Play.

Gli utenti, che non hanno resistito alla tentazione di installare la app, si sono premurati di lasciare la propria recensione. Non è certo un termometro che possa promuovere o bocciare il prodotto software, ma quelle pagine web offrono una panoramica davvero interessante.

A guardare le “stelline”, che offrono la valutazione media di chi finora ha scaricato Immuni, e a contarne quattro su cinque si sarebbe portati a credere in un successo. Ma chi non è nato ieri non si ferma dinanzi a sintesi fuorvianti e tutt’altro che certificate con criteri di attendibilità del “votante”. Per farsi davvero un’idea di quel che la gente sta davvero pensando, dicendo e scrivendo, vale la pena di leggere i commenti per soppesare in maniera critica il punteggio “stellare” che potrebbe risultare ingannevole.

Gli entusiasti che hanno messo “cinque stelle” forse hanno “simbolicamente” pensato di premiare la compagine di Governo oppure hanno motivato in maniera argomentata un giudizio così positivamente preciso? La claque dei “pienamente soddisfatti” in realtà ha applaudito l’iniziativa, si è augurato che tutti sfruttino la soluzione tecnologica messa a disposizione, ha manifestato l’accorata speranza che possa funzionare, hanno sottolineato che ormai la privacy è perduta e quindi non c’è nulla da temere. Non si leggono valutazioni tecniche e nemmeno si possono trovare esperienze di utilizzo perché il sistema (attualmente vuoto) non può naturalmente innescare alcuna segnalazione. Parlare di efficacia, quindi, è abbastanza prematuro.

Quelli che invece hanno messo una sola stellina (non potendo metterne zero) hanno invece caratterizzato i rispettivi commenti rappresentando difficoltà di installazione o riconoscendo alcune anomalie a loro dire meritevoli di attenzione.

Tra le tante “stranezze” che sono state riscontrate dagli “scontenti” c’è l’ingombrante presenza del GPS che è sempre stato detto (da tecnici, politici e governanti) non sarebbe stata utilizzata dalla app Immuni, così da evitare una localizzazione precisa dell’utente.

Nella documentazione dell’applicazione di cui stiamo parlando c’è un passaggio che riguarda proprio la localizzazione e che – naturalmente – è stato scritto in inglese per agevolare la comprensione da parte di tutti (è notorio che sia quella la lingua ufficiale del nostro Paese).

Si legge: “Location (Android only). On Android devices, Location needs to be on at the operating system level to detect nearby devices, although the A/G Framework’s documentation explicitly states that it does not actually use location data”,

Proviamo a tradurre in italiano e soprattutto in un italiano che sia comprensibile anche per chi sia legittimamente digiuno di tecnologie. Tanto per cominciare parliamo di smartphone che usano il sistema operativo “Android” e – per consentire a tutti di capire – si fa praticamente riferimento a tutti i telefoni che non siano iPhone (che per il loro funzionamento adoperano il sistema operativo “iOS”).

La app richiede che su Android la posizione venga abilitata perché altrimenti non è possibile usare il bluetooth per rilevare periferiche vicine. Tutto questo anche se la documentazione relativa al contact tracing o tracciamento (anzi di “exposure notification” ossia di notifica di esposizione ad altre persone potenzialmente positive al Covid-19) fornito da Google dice che non usa informazioni di posizione.

Nel decreto legge del 30 aprile 2020 si legge testualmente “è esclusa in ogni caso la geolocalizzazione dei singoli utenti”. Se c’è scritto “in ogni caso”, la geolocalizzazione non la si deve usare, perché Android richiede la “posizione” attiva? Se non deve usare “in ogni caso” la posizione, la app Immuni non dovrebbe funzionare anche se la posizione dell’utente è disattivata? Se non serve, perché viene chiesta? Facciamo un parallelo bizzarro e pensiamo ad un bonifico bancario: se non si deve accreditare nulla a nessuno, perché viene domandata l’indicazione dell’IBAN bancario?

Torneremo sulla questione. Giusto il tempo per dare la possibilità agli “allineati” di esprimere il loro dissenso e magari mandarmi messaggi WhatsApp in cui mi dicono che sono impreciso o fuorviante così come è successo quando su Infosec News siamo stati i primi (con almeno ventiquattr’ore di anticipo anche sulle Agenzie di stampa) a raccontare i problemi dei telefoni Huawei alle prese con Immuni.

Agli amanti delle lingue straniere, a quelli che scrivono in inglese perché fa più figo, suggerisco di dare un’occhiata alla suggestiva pagina web in cui si spiega la “app” in lingua sarda e che certo è stata – almeno per chi vive in quella bellissima isola – più intellegibile di tante chiacchiere anglofone.

Agli scettici e ai dubbiosi consiglio invece di verificare se il GPS è acceso e di controllare cosa accade ad Immuni se si disattiva la geolocalizzazione…

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