TECNOLOGIE & SALUTE

Ahiahi, signora Immuni, lei mi cade sullo stereotipo

L’immagine trasmessa dalla grafica dell'app è uno stereotipo che da decenni non corrisponde più alla realtà

Fin dalla circolazione della prima notizia che la riguardava, questa testata ha dedicato una particolare attenzione all’app Immuni, lo strumento scelto dal governo italiano per monitorare gli individui e determinare la probabilità che fossero venuti in contatto con una persona affetta da coronavirus. Un obiettivo assolutamente meritorio e condivisibile nello spirito e nel razionale, teso a minimizzare le possibilità di contagio e l’individuazione precoce delle catene di infezione.

Molti degli articoli ad essa dedicati si sono focalizzati principalmente su aspetti tecnici di robustezza del sistema, sulla valenza e sui criteri di scelta della società Bending Spoons che la realizza, e soprattutto su argomenti inerenti alla privacy dei dati – un determinante di sicurezza ancora più importante quando si discuta di aspetti sanitari. Forse alcune delle osservazioni effettuate da contributori di Infosec.news hanno avuto una valenza nell’aggiustamento del tiro da parte del governo e di Bending Spoons, ed il nostro spirito è esattamente questo. Non ci interessa fare critica per la critica, quanto piuttosto agire da watchdogs nell’ambito dell’informatica e della tecnologia, per fare in modo che la coscienza e la cultura collettiva su certi temi crescano.

In questa occasione, tuttavia, è nostro dovere osservare un altro aspetto di Immuni – un particolare apparentemente minimo, ma che è indice di un modo di pensare che non condividiamo. Sopra lo slogan Rallentiamo insieme l’epidemia, una delle grafiche dell’app rappresenta una coppia di personaggi. Un uomo al computer è apparentemente intento a lavorare; una donna con un neonato tra le braccia è apparentemente impegnata a fare la mamma. Il messaggio visuale suggerisce una società duale, con ruoli definiti e riconducibili a quella che definiremmo famiglia tradizionale, con l’uomo che lavora e la donna che fa la moglie e la mamma.

Lungi da noi abbracciare le teorie gender nelle loro varie manifestazioni più patologiche, quali lo stravolgimento della grammatica e del linguaggio per declinare al femminile o addirittura al neutro con l’asterisco, vocaboli che sono di natura maschili e viceversa. Questo tipo di perversioni mentali e di umane miserie hanno nel dibattito tra i sessi la stessa valenza del famoso dito che indica la Luna. 

Siamo inoltre nemici giurati delle quote rosa, degli accessi facilitati, dei recinti e delle riserve. Ogni individuo deve essere valutato e retribuito in ragione delle sue capacità, assicurandosi che non esistano né cancelli, né corsie preferenziali.

Le vere battaglie che è necessario combattere sono quelle del rispetto reciproco, del riconoscimento delle differenze e della valorizzazione delle stesse. Vanno combattute le battaglie inerenti all’uguaglianza degli esseri umani in termini di accesso al lavoro, alle professioni e all’uguale retribuzione a parità di impiego. Vanno combattute le battaglie contro la messa in minorità di un individuo in ragione del suo sesso. Vanno contrastate con energia tutte le forme di violenza fisica, psicologica e morale. Bisogna difendere allo stesso modo le donne vittime di maltrattamenti familiari, e gli uomini che in caso di divorzio perdono i figli e rischiano la miseria.

Detto questo, l’immagine trasmessa dalla grafica della app Immuni è semplicemente uno stereotipo che non ha più, e da alcuni decenni, alcuna rispondenza nella realtà. Come questo periodo di lockdown ha dimostrato, uomini e donne raggiungono i migliori risultati quando collaborano, pur mantenendo le proprie differenze. Nell’ampio campionario di immagini che hanno riempito le nostre call Zoom e Skype in questo periodo, i bambini si affacciavano ugualmente dietro le spalle di padri e madri in teleconference. E dietro ogni padre ed ogni madre che riusciva a fare una call in solitaria, invariabilmente c’era un compagno o una compagna che nel frattempo leggeva una favola o giocava con i pastelli insieme ad uno o più bambini. Nel mondo moderno, e nella società che vorremmo vedere, una famiglia è composta da persone che si vogliono bene e si danno una mano, più simili a calciatori che si passano la palla, che a pugili impegnati a definire la propria supremazia.

Insomma, a vedere quella grafica c’è da rimanere perplessi e da domandarsi se non ci sia da rivedere qualcosa. Soprattutto perché probabilmente quell’immagine è stata elaborata da qualcuno – forse un giovane grafico – e soprattutto approvata da qualcun altro, certamente un manager di Bending Spoons.

È solo un’immagine, si dirà, non un messaggio politico o sociale. Tuttavia, come spesso si dice, in questo caso un’immagine vale mille parole.

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