CITTADINI & UTENTI

Pappalardo e l’Hyde Park italiano

Il comizio ha seguito il solito cliché fatto di insulti al Governo, di disprezzo delle norme sanitarie e di ritorno alla lira

Una delle più belle piazze di Roma, Piazza del Popolo, in occasione della Festa solenne della Repubblica si è trasformata in una piccola Hyde Park ove vi è uno spazio, denominato speakers’ corner, l’angolo degli oratori, dove chiunque può salire sopra una sedia e dire ciò che vuole. Si tratta di una sorta di zona franca ove si può esprimere la propria opinione su qualunque genere di argomento. Chi ha avuto occasione di transitare in quel parco la domenica mattina sarà restato incuriosito dall’oratore di turno in vena di esprimere le proprie idee.

La curiosa usanza risale al 1872, quando un regolamento del parco, prendendo spunto dal malcontento dei commercianti di Londra che protestavano per un atto che proibiva l’apertura dei locali alla domenica, consentì il pubblico dibattito al suo interno.

La libertà di espressione non gode però di piena immunità e la polizia può intervenire nel caso in cui l’arringa tracimi in linguaggi che vadano oltre l’ordine e la decenza pubblica.

Lo speakers’ corner di piazza del Popolo è stato concesso al Generale in congedo Antonio Pappalardo, che in luogo della tradizionale sedia del parco londinese ha preso posto sul cassone di un furgone, adibito per l’occasione a palco dotato di amplificazione a mala pena idonea a soddisfare l’esiguo pubblico intervenuto.  

Un ordine pubblico gestito dalla Polizia in modo molto discreto era integrato da addetti alla sicurezza, inequivocabilmente identificabili dalla scritta ‘generale Pappalardo’ ben impressa sulla casacca arancione.

Il comizio di Pappalardo ha seguito il solito cliché di insulti al Governo, di disprezzo delle vigenti norme sanitarie con relativo invito a non rispettarle, di ritorno alla lira e di contrarietà ad un sistema di potere che ha approfittato del virus per imporre restrizioni in violazione della costituzione.

Pappalardo, peraltro buon oratore, è libero ovviamente di dire quello che vuole assumendosi le proprie responsabilità. Il problema è che può dire quello che vuole senza però anteporre il suo nome al grado raggiunto in pensione nell’Arma dei Carabinieri. Esibizione di un’appartenenza, quella nell’Arma dei Carabinieri, che potrebbe, anche se inconsapevolmente, indurre le tranquille famigliole intervenute a sentirsi legittimate a trasgredire la legge. Grado che il colto Pappalardo potrebbe ben sfoggiare da compositore, da giurista o da astronomo qual è, ma non nel momento in cui invita a disobbedire ad una norma o insulta il capo del Governo. Non è bello, non è elegante e sicuramente ferisce profondamente quell’Arma che lui sostiene di amare.

Anche all’angolo di Hyde Park alla domenica ci saranno oratori che usano linguaggio critico e colorito nei confronti delle Istituzioni, ma sicuramente nessuno di loro si fregerà di una trascorsa appartenenza alla Royal Guard per apostrofare la Regina.  

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