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Coronavirus, Amazon e l’informazione addomesticata

Durante l’assemblea degli azionisti che si terrà oggi gli investitori probabilmente chiederanno ad Amazon di affrontare i problemi di tutela dei lavoratori dopo la morte per Covid-19 di almeno otto magazzinieri.

Il management al servizio di Jeff Bezos ha lavorato sodo per evitare sorprese o situazioni imbarazzanti e ha preparato un pacchetto di video preconfezionati per i telegiornali per mettere in bella mostra gli sforzi compiuti (o quanto mano dichiarati) in tema di salute e di sicurezza.

La maggior parte dei destinatari di questa strutturatissima campagna di propaganda ha fortunatamente resistito alle suadenti sirene dell’approfittare del “lavoro già fatto” o alle ancor più ammalianti sollecitazioni a riportare solo “la voce del padrone”.

Almeno dieci emittenti hanno invece preferito mettersi a disposizione, forse per fare prima, magari per non creare inutili collisioni con il colosso del commercio elettronico, eventualmente per non mettere in discussione investimenti pubblicitari preesistenti o futuri.

A dispetto dei decessi e delle cause potenzialmente correlate alle condizioni di lavoro (che i maligni descrivono come disumane), è così passato il messaggio che sarebbero state adottate oltre 150 nuove misure “health & safety” per la salvaguardia dei dipendenti. La ricostruzione del “Courier” è visibile nel video e consente la libera valutazione di ciascuno.

Naturalmente Amazon si è premurata anche stavolta di sottolineare che è ben lieta di ospitare i giornalisti all’interno dei propri insediamenti così da porre fine alle crociate diffamatorie che “certa stampa” ama promuovere. Se l’invito è ancora valido, mi prenoto per una visita (poco) guidata.

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