AFFARI & FINANZA

Fuoco al motore? Il fattore tempo è decisivo

Tra i compiti di un comandante di aeromobile vi è quello di gestire un’avaria nel migliore dei modi garantendo l’incolumità dell’equipaggio e dei passeggeri. In alcune circostanze, quando l’avaria è particolarmente grave vi sono delle azioni che devono essere effettuate con rapidità: il fattore tempo diventa essenziale e primario. Certamente deve prima essere individuata con certezza la natura dell’avaria, e nel contempo deve essere mantenuta una traiettoria di volo che garantisca la sicurezza del velivolo, ma fatto questo è necessario agire rapidamente. Alcune compagnie le chiamano “Memory Items”, altre “Vital actions”, ma la sostanza è la stessa: sono azioni che devono essere conosciute a memoria e fatte rapidamente. Un classico esempio è il “fuoco motore”.

In questa crisi pandemica il fattore tempo è determinante per dare risposte alle sofferenze economiche generate dal blocco quasi totale delle attività produttive nazionali. Il governo è intervenuto stanziando immediatamente 25 miliardi e nei giorni scorsi altri 55 come aiuto alle famiglie ed alle imprese. Ciò che lascia a desiderare è il tempo che questi soldi stanno impiegando per raggiungere i destinatari; vuoi per la complessità della burocrazia nazionale, vuoi per la complessità dei due decreti stessi che richiedono, per la loro attuazione,  ulteriori passaggi che complicano non poco i tempi di erogazione. In una recente intervista il Professor Tremonti, ex ministro dell’economia, si è detto convinto che se si sorteggiasse un qualsiasi articolo dell’ultimo decreto, e si chiedesse ad un rappresentante del governo o della maggioranza di spiegarlo, questo non sarebbe in grado di farlo. Quindi se il governo si esprime con leggi illeggibili e di difficile comprensione, si ottiene solo caos e una ulteriore perdita di tempo prezioso.

A livello europeo la situazione non è migliore. La Banca Centrale Europea, sta facendo la sua parte nell’acquistare titoli di stato italiani, ma la recente sentenza della corte tedesca in merito alla legittimità del programma PSPP della BCE (Programma di acquisti di titoli di debito pubblico ) ha gettato delle ombre sul ruolo futuro della Bundesbank in tale programma. E’ pur vero che la Commissione Europea e la stessa BCE sono intervenuti nel merito rivendicando l’autonomia della Banca Centrale, ma la sentenza rimane e bisognerà seguirne le future evoluzioni. Per il resto l’intervento europeo è una sommatoria di annunci di programmi  miliardari dei quali  però al momento non si è visto un solo euro. 

I riflettori sono puntati sulla decisione scaturita dall’incontro del 19 Maggio tra il presidente francese Macron e la cancelliera tedesca Merkel: la creazione di un fondo temporaneo di 500 miliardi da mettere  a disposizione dei Paesi per il sostegno alla crisi Covid. Ma subito si è avuta una levata di scudi dei Paesi definiti rigoristi: Austria, Olanda, Danimarca e Svezia. Insomma la strada sembra in salita. Del resto siamo in un certo senso abituati agli annunci roboanti che scaturiscono da questi incontri al vertice che poi si traducono in un nulla di fatto. Si ricorderà il vertice che i due capi di stato tennero nel Castello di Mesberg il 19 Giugno del 2018, dal quale scaturì l’impegno di realizzare una base imponibile comune per le società in Europa. Nota come CCCTB, base imponibile comune consolidata (Common Consolidate Corporate Tax Base),tale iniziativa ebbe la sua genesi nel 2011, e fu rilanciata nel 2016 e prevedeva che l’allocazione dei profitti avvenisse tramite una formula che si basa su fatturato, numero di dipendenti ed attività svolte dalle consociate del gruppo nei vari paesi Ue. Se ne discute parecchio in questi giorni a proposito di Olanda e  FCA(FIAT), ma la questione è rimasta lettera morta.Eppure dopo il vertice di Mesberg sembrava cosa fatta.

Dopo il 2008 i ritardi dell’UE nell’affrontare gli effetti della crisi dei mutui subprime ebbe conseguenze devastanti per l’Italia.Come afferma il Professor Sdogati del Politecnico di Milano, il costo di questi ritardi ricadde sui cittadini Italiani: i disoccupati aumentarono di 1.250.000 unità e il tasso di disoccupazione passò dal 7,9% al 12,00%. Il Pil nel quarto semestre del 2012 era inferiore del 9% rispetto allo stesso del 2006. L’UE decise di attuare una politica recessiva e la volle così fortemente che era disposta a sacrificare la Grecia. La lezione che si voleva insegnare era che ciascun Paese era nudo difronte ai mercati finanziari. E la seconda crisi che colpì l’Europa nel 2012  fu in effetti una crisi di austerità. Un dramma Europeo gestito in maniera terribile che spinse Krugman, premio Nobel per l’economia, a parlare di mostruosa follia. 

Oggi le vestali dell’austerità sono ancora tra noi e fanno di tutto per rallentare i processi decisionali, in un momento dove il tempismo è tutto. Non possiamo permetterci di andare in giro con un motore in fiamme. Dobbiamo intervenire e dobbiamo farlo correttamente. Ma a ben guardare sembra che i tempi dell’Europa non siano gli stessi dell’emergenza che noi, gente comune, siamo costretti a fronteggiare. 

Back to top button
Close
Close