CITTADINI & UTENTI

Bending Spoons non vede l’ora di rilasciare il codice sorgente. Ma non lo fa

La società di Immuni non ha ancora pubblicato i codici per capire cosa farà davvero la applicazione per il contact tracing

La scusa, come la Cera Grey, è buona. Anzi, ottima direi. Ma non c’è tempo né voglia di scherzare con i vecchi refrain della pubblicità vintage di Carosello.

Luca Ferrari (CEO di Bending Spoons) sulla piattaforma di condivisione GitHub ha scritto che non può decidere quando rendere pubblico il codice sorgente della tanto attesa app “Immuni”, perché “tutte le decisioni relative al progetto sono nelle mani del Governo e del Commissario Straordinario”.

Il dottor Ferrari aggiunge “vorrei sottolineare il fatto che noi di Bending Spoons siamo estremamente favorevoli a istruzioni «open source» e abbiano concesso al Governo la licenza d’uso AGPL v3”. Siccome il particolare tipo di licenza prevede – da parte del ricevente – la rinuncia ad esercitare qualsiasi potere volto a vietare attività di diffusione del codice, la software house che ha confezionato Immuni può fare cosa ne vuole del programma che ha realizzato.

Per ragioni “diplomatiche”, volendo evitare uno sgarbo al Ministero dell’Innovazione Tecnologica e della Digitalizzazione, Bending Spoons si guarda bene dal mettere online i tanto sospirati codici che permetterebbero di capire cosa farà davvero la applicazione per il monitoraggio dell’infezione da Coronavirus.

Non si capisce, però, perché tutti i testi condivisi su Internet da Bending Spoons siano in inglese. Non lo si comprende perché la trasparenza dell’operato sarebbe amplificata dalla lingua italiana e dal ricorso ad espressioni di estrema semplicità per agevolare la comprensione a vantaggio delle persone meno istruite o comunque poco avvezze a rapportarsi con astrusi discorsi tecnologici da iniziati.

Sarebbe il caso che la documentazione fosse riportata nell’idioma nazionale, anche se fa un po’ meno figo… Oltretutto quel che si legge è talmente poco “british” da aver fatto pensare ai soliti maligni che si trattasse di un falso (pardon, “fake”), magari redatto da un nigeriano armato di Google Translate che – venute meno le truffe dell’eredità, del grande business di diamanti o del trasferimento di ingenti somme sottratte al dittatore di chissà quale Paese – aveva pensato di riciclare in qualche modo la sua capacità di comunicazione un tempo applicata alle mail inoltrate agli immancabili sprovveduti.

Invece no, è tutto vero.

E i più cattivi credono di aver capito che la scelta anglofona è – anche questa – di carattere diplomatico e vuole offrire l’opportunità al Ministro Paola Pisano di sfruttare a pieno le qualificatissime risorse a disposizione del suo dicastero.

A che servirebbe – dinanzi ad una serie di documenti in un banale italiano e ad un frasario privo di inutili espressioni iper-tecniche – una “Head International Relations – Dep. Digital Transformation – Minister for Technological Innovation and Digitalization”?

Alle dirette dipendenze della Pisano, infatti, c’è la straordinaria dottoressa Daniela Grazia Battisti, che – proveniente dal non mai abbastanza lodato Team per la Trasformazione Digitale (trasformazione di cui non se ne è accorto nessuno) – percepisce per il suo gravoso incarico la modica somma di 31.666 euro (lordi, si intende) al mese dal 1 aprile al 30 giugno di quest’anno (per un totale di 95 mila euro come si legge alla riga 13 del foglio Excel pubblicato sul sito del Governo per esporre gli incarichi di collaborazione e di consulenza).

Fortunatamente questa insostituibile signora ha già percepito analogo trattamento economico anche da gennaio a marzo, come è dato constatare alle riga 45 dello stesso documento pubblico.

In un momento storico in cui la maggioranza degli italiani fatica a far quadrare il bilancio famigliare, le aziende hanno i dipendenti in cassa integrazione, tanti esercizi pubblici non riapriranno, fa piacere che non tutti vivano una condizione di difficoltà e ci sia chi con quello stipendiuccio qualche sfizio se lo potrà togliere.

D’altronde si parla tanto di contenimento della spesa pubblica, di ottimizzazione dell’impiego del personale, di possibili interventi a rettifica delle pensioni. Si potrà pur dare un segnale positivo, no? Si potrà – prima che il lockdown si tramuti nel “liberi tutti” – andare ancora una volta sul balcone e cantare a squarciagola “Uno su mille ce la fa”?

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