AEROSPAZIO

Più spazio e meno snacks a bordo: così si ritorna a volare

Le numerose misure di sicurezza adottate a terra ed in volo negli Usa cominciano a produrre i primi risultati su un settore in crisi

A dispetto del coronavirus ed alla luce di un non troppo timido ed estremamente necessario riavviarsi degli ingranaggi finanziari, le compagnie di linea statunitensi cominciano timidamente a far girare le turbine un po’ impolverate – ma lungi dall’essere arrugginite – del settore aereo civile.

I numeri lo confermano. La lotta alla diffidenza del passeggero, esperienza già provata sui vettori cinesi, si conduce guadagnando un po’ di terreno alla volta, passo dopo passo, balzando di trincea in trincea, in attesa del “big break”.

La posta è piuttosto alta. Il mio vicino di casa, IT manager per American Airlines, mi ha confidato stamane senza mezzi termini che il “government stimulus package” di cui gode la sua compagnia, garantisce il suo impiego, proteggendolo da licenziamenti fino al mese di settembre. Passato settembre, in funzione di quello che succederà, una serie di “decisioni difficili” potrebbero essere necessarie.

I numeri danno speranza

Giovedì scorso la TSA (Transportation Security Administration) aveva annunciato il passaggio attraverso i checkpoints aeroportuali americani durante le 24 ore di ben 234,928 passeggeri. Questo numero era 87,534  appena un mese fa.

Nonostante il continuo aumento dei passeggeri in volo, la guerra al coronavirus è tutt’altro che al suo epilogo, con circa 4 milioni e mezzo di contaminazioni ufficiali e più di 400mila decessi nel mondo “and counting”.

Un breve tour virtuale sui siti delle principali compagnie di linea statunitensi, ci aiuta a visualizzare la gravità dello sforzo in corso, facilitando future pianificazioni di viaggio in aereo e offrendo una finestra privilegiata sul panorama dell’aviazione civile.  Questo ci consente di rilevare spunti per riflessioni su quello che succede e succederà altrove.

Il momento storico presenta nuovi protocolli offrendo nuove sfide, alla luce di un cambio di coreografia dello show aeroportuale che continua ad evolversi a velocità non indifferenti.

Cosa ci possiamo aspettare?

Gli aeroporti sono cambiati. Le interazioni tra passeggero e personale aeroportuale avvengono attraverso le pareti trasparenti delle “sneeze guards” (copri starnuto). Check-in, biglietterie, podi al gate e ristoranti (quelli aperti) operano tutti in questa modalità.

Le occasioni di contrarre il virus attraverso il contatto fisico sono ridotte. United Airlines, ad esempio, è in procinto di eliminare tutte le sue stazioni di self check-in e raccomanda vivamente di scaricare una copia del biglietto sullo smartphone, nell’intento di eliminare o quantomeno limitare il contatto fisico.

Molte compagnie cominciano a ridurre il numero di passeggeri ammessi a bordo.

Delta Airlines propone un boarding di dieci persone alla volta, lasciando liberi il 50% dei sedili in prima classe ed il 40% in premium select. I sedili del centro sono lasciati vuoti nelle rimanenti zone.

Il sito di Southwest informa che la linea aerea occuperà circa il 63% dei posti sui suoi voli, mentre American Airlines propone di lasciare vuoti il 50% dei posti di centro.

Indossare la mascherina è adesso pressoché obbligatorio in aeroporto e su tutti i voli, eccezion fatta per bambini piccoli e persone affette da patologie.

Inoltre, come riportato sul sito della TSA, durante le procedure di security screening, al passeggero può essere richiesto di rimuovere temporaneamente la mascherina per facilitare il processo d’identificazione. Piccole quantità di disinfettante per le mani (inferiori ai 350 ml.) sono adesso consentite a bordo.

La lettura della temperatura corporea è sempre più frequente negli aeroporti. Passeggeri con temperatura al di sopra dei 38 gradi, non sono ammessi a bordo.

Anche snacks, cibi e bevande sono limitati. Delta, insieme ad altri vettori, ha eliminato ghiaccio, snacks e servizio di cibo speciale. Southwest invece ha cancellato del tutto il servizio di bordo.

Il sito Delta annuncia che si raccomanda di partire muniti di alimenti e liquidi sufficienti per le soste in aeroporto e per il viaggio, consultando in anticipo le raccomandazioni della TSA per informarsi su tipo e quantità consentite.

Il momento della resilienza

Insomma, certamente un considerevole cambio di rotta per il già eroso stile di vita del frequent flyer.

Il messaggio? Mentre si torna lentamente a volare, il panorama aeronautico civile post-coroniano non manca di presentare le sue sfide.

Durò un’intera decade il recupero dalla crisi che afflisse l’aviazione civile americana in seguito all’attacco terroristico dell’11 settembre 2001.

La grande resilienza del settore in generale non deve mancare, con le sue iniziative, di coinvolgere – e rassicurare – il passeggero, fornendo concreta e misurabile evidenza che può tornare a volare in sicurezza.

Il passeggero, dal canto suo, non deve smettere – pur con le dovute precauzioni – di volare.

Se visto in quest’ottica in fondo, il futuro è nelle nostre mani.

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