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Alexa, scendi il cane!

I cani obbediscono agli ordini impartiti una voce non umana? Si direbbe di sì, a giudicare dallo studio presentato nel corso della ACM/IEEE International Conference on Human-Robot Interaction (HRI 2020). Seppure con notevoli differenze legate alla presenza di una sola voce oppure di un robot animato.
Come riportato da IEEE Spectrum, un gruppo di ricercatori del Social Robotics Lab dell’Università di Yale  condotto da Brian Scassellati ha presentato un lavoro per verificare se i nostri amici a quattro zampe, bravissimi a interpretare ed eseguire i comandi del proprio padrone, possano riconoscere anche l’autorità di “robot sociali”.
La storia dei lavori in merito è interessante perché aiuta a capire le relazioni che si possono instaurare tra cani e oggetti inanimati.

Pongrácz ha studiato con i suoi collaboratori come il cane risponda ai comandi del padrone in sua presenza, collegato in video conferenza, oppure solo con audio. I ricercatori hanno evidenziato come in presenza fisica del padrone ci fosse il miglior tasso di risposta, seguito da audio e video e, ultimo, il solo audio.

Lakatos invece ha studiato come i cani rispondessero ad un PeopleBot che indicava oggetti tramite un braccio customizzato, concludendo che, seppur molto bravi a seguire l’indicare degli umani, erano indifferenti agli ordini del robot.

Il team guidato da Scassellati ha invece usato Nao, un robot antropomorfo, e uno stereo per interagire con gli animali.

Un gruppo di 34 cani ha partecipato all’esperimento ed ha interagito sia con il padrone robotizzato, sia con i soli altoparlanti (vedi video in fondo all’articolo). I soggetti canini hanno reagito in maniera significativamente maggiore al robot che al solo stereo, ubbidendo al comando “seduto!” più del 60% delle volte quando veniva impartito dal robot e solo il 20% quando veniva il comando proveniva dall’altoparlante.

Questo conferma la tesi iniziale dei ricercatori: i cani possano comprendere (e dunque eseguire) ordini impartiti da un social robot.

Questi risultati non sono tanto utili per progettare dogsitter robotizzati, quanto per comprendere meglio l’interazione tra uomo e macchina e come l’interazione con i robot possa cambiare noi stessi.

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