AEROSPAZIO

O Luna, strategica Luna

Il nostro satellite è ritenuto risorsa strategica non solo per la ricerca scientifica e per le future missioni su Marte. Ma per tre altrettanto validi motivi

L’amministrazione Trump apre le strade ad una svolta spaziale epocale, il patto “Artemis Accords” che regolerà l’estrazione mineraria sulla Luna, un nuovo accordo internazionale, ancora da ufficializzare, sponsorizzato dagli Stati Uniti. Un accordo non solo politico, ma che coltiverà nuovi alleati per il grande piano della NASA, ora simbolo di diplomazia internazionale per la politica estera americana, che verte sul portare sulla Luna umani e stazioni spaziali entro il prossimo decennio.  In particolare tali accordi prendono il nome dal programma Artemis che riporterà entro il 2024 l’uomo sul nostro satellite.

Ma perché la Luna? Potrebbe sembrare una vasta landa desolata che a mo’ di groviera attende solo di essere scalfita ulteriormente da assalti meteorici. Eppure viene valutata come essenziale risorsa strategica nello spazio e per la Terra. Non vi è solo ricerca scientifica che a lungo termine che potrebbe consentire future missioni su Marte. Sono principalmente tre i motivi, decisamente validi, per avanzare con l’ipotesi del “Moon Mining”.

1) Elio-3 (3He), chiamato anche “Tralfio”, presente nelle rocce regolitiche lunari più superficiali, un isotopo non radioattivo alquanto raro sulla Terra e utilizzato principalmente per la criogenia, ma che potrebbe rivelarsi anche come futuro candidato a fonte di energia per reattori a fusione nucleare.

2) L’acqua che potrà essere sfruttata e convertita in carburante per missili.

3) La presenza di Terre Rare, un gruppo di elementi particolarmente rari di cui facciamo ultimamente largo uso per varie apparecchiature tecnologiche. Ben il 90% dei REMS (“rare-earth metals”) viene fornito dalla Cina, il cui monopolio si è sempre cercato di evitare attraverso altre fonti in Sudafrica, Brasile, Canada e Stati Uniti. Si stima che potrebbero esaurirsi tra 15/20 anni.

Potrebbero seguire però problematiche tecniche, giurisdizionali ed etiche. Le maggiori preoccupazioni vertono infatti su ipotetiche conseguenze a lungo termine sull’ambiente lunare e sulla perdita di un simbolo di riferimento; c’è chi lo vede come semplice corpo celeste tra miliardi e chi il contrario. Il patto mira anche a fornire un quadro ai sensi del diritto internazionale.

A chi appartiene la Luna?  Secondo il Trattato sullo spazio esterno del 1967 i corpi celesti e la Luna “non sono soggetti all’appropriazione nazionale per rivendicazione di sovranità, mediante uso o occupazione, o con qualsiasi altro mezzo”. Se da una parte nessuno può detenerla, dall’altra però si potrà detenere ciò che si preleva da essa. Nel 2015 gli Stati Uniti hanno emanato una legge che garantisce alle società i diritti di proprietà sulle risorse che estraggono nello spazio, tuttavia non esistono leggi simili nella comunità internazionale. Gli Artemis Accords propongono inoltre “zone di sicurezza” che circonderebbero le future basi lunari per prevenire danni o interferenze da parte di paesi o compagnie rivali che operano nelle immediate vicinanze.

“Questa non è una rivendicazione territoriale”, ha detto una fonte, che ha richiesto l’anonimato per discutere dell’accordo. Le zone di sicurezza – le cui dimensioni potrebbero variare a seconda dell’operazione – consentirebbero il coordinamento tra i vari esponenti spaziali senza rivendicare tecnicamente il territorio come sovrano, ha affermato. “L’idea è che, se stai per avvicinarti alle operazioni di qualcuno e hanno dichiarato zone di sicurezza attorno ad esse, devi contattarle in anticipo e capire come puoi farlo in modo sicuro per tutti.”

Nelle prossime settimane i funzionari degli Stati Uniti hanno in programma di negoziare formalmente gli accordi con partner spaziali come il Canada, il Giappone e i paesi europei, così come gli Emirati Arabi Uniti, aprendo colloqui con paesi che l’amministrazione Trump vede avere interessi “affini” nell’estrazione lunare. La Russia, uno dei principali partner della NASA sulla Stazione Spaziale Internazionale, non sarà però uno dei primi partner in questi accordi poiché il Pentagono considera sempre più Mosca come ostile a compiere “minacciose” manovre verso i satelliti statunitensi in orbita terrestre. La scelta degli alleati sarà molto selettiva, infatti lavorare con stati non spaziali sarebbe improduttivo. Poiché i paesi trattano sempre più lo spazio come un nuovo dominio militare, tali accordi cercheranno di impostare linee guida e di porre limitazioni soprattutto con l’aiuto della NASA, ormai strumento della diplomazia americana, e si prevede che queste manovre susciteranno controversie tra i rivali spaziali di Washington come la Cina

“La NASA ha a che fare con la scienza, la tecnologia e la scoperta, che sono di fondamentale importanza, ma penso che meno rilevante sia l’idea che la NASA sia uno strumento di diplomazia”, ​​ha dichiarato l’amministratore della NASA Jim Bridenstine. “L’importante è che paesi di tutto il mondo vogliano farne parte”, ha affermato Bridenstine, aggiungendo che la partecipazione al programma Artemis dipende dai paesi stessi e da come essi aderiscono alle” norme di comportamento che ci aspettiamo di vedere “nello spazio.

Il futuro nello spazio, una seconda corsa all’oro per la quale la NASA sta investendo decine di miliardi di dollari già col programma Artemis, sembra prevedere quindi lo sbarco dell’uomo sulla Luna entro il 2024 e il successivo costituirsi di una “presenza sostenibile” sul polo sud lunare, con società private che estraggono rocce lunari e acque sotterranee che possono essere convertite in carburante per missili.

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