RETI & SISTEMI

Apple, dimmi di sì

Secondo il CEO di Spotify, le piattaforme di Cupertino sono destinate ad aprirsi maggiormente agli sviluppatori esterni

Forse l’apertura di Apple, che di concerto con Microsoft ha scelto di rilasciare API che consentono l’interoperabilità tra dispositivi Android e iOS per la lotta al covid-19, di fatto permettendo l’ingresso ad applicazioni sviluppate da terze parti, non rappresenta un caso isolato.

Secondo il CEO di Spotify, la popolare app freemium di streaming musicale, le piattaforme di Cupertino, come l’iPhone, sono destinate ad aprirsi maggiormente agli sviluppatori esterni.

“Siamo molto incoraggiati a essere in grado di utilizzare finalmente Siri come un modo per creare supporto vocale e anche per creare prodotti per Apple TV e Apple Watch, cosa che non siamo stati in grado di fare fino a poco tempo fa.”

L’affermazione di Daniel Ek è molto audace dal momento che l’azienda guidata da Tim Cook è nota per mantenere uno stretto controllo sulle sue piattaforme, e per questo è stata criticata precedentemente anche dalla stessa Spotify. Gli smartphone sviluppati da Apple supportano ufficialmente il download di applicazioni solamente attraverso il proprio Store, e gli sviluppatori, oltre a doversi attenere a rigide regole per poter inserire i propri software nel negozio virtuale, spesso devono corrispondere una percentuale dei canoni di abbonamento ricevuti dagli utenti ad Apple; perfino l’assistente vocale Siri offre un supporto limitato per le app di terze parti.
Altre restrizioni includono il supporto limitato sull’altoparlante intelligente HomePod e l’impossibilità di impostare una nuova app musicale predefinita su iOS.

Se tutto questo non rimanesse un semplice rumor ma divenisse realtà, l’iniziativa potrebbe aiutare i servizi musicali di terze parti, come Spotify per l’appunto, a offrire il tipo di integrazione attualmente limitata ad Apple Music. Non è la prima volta che emergono voci in tale direzione. Già lo scorso febbraio un rapporto analizzato da Bloomberg evidenziava come presto Apple potrebbe consentire agli utenti di scegliere come app di default software di terze parti, permettendo al consumatore di non dover ricorrere obbligatoriamente a Mail, Safari, Meteo…

Eppure la stessa Spotify, come dicevo, non aveva lesinato pesanti critiche in passato nei confronti di Apple, intraprendendo azioni legali contro ciò che percepisce come un trattamento ingiusto ai servizi sviluppati da terze parti.
Nel 2019 presentò un reclamo presso Commissione europea per pratiche anticoncorrenziali asserendo che l’altoparlante intelligente HomePod e l’assistente vocale Siri non offrono pieno supporto per Spotify, a differenza di concorrenti come Amazon Echo, Google Home e Sonos One.
Non soddisfatta lanciò anche un sito Web, TimeToPlayFair, che al motto di “When competition is fair, consumers and companies win” critica Apple per cinque questioni chiave attinenti a violazioni di legge; tassa discriminatoria al 30% sui competitors (come spotify rispetto Apple Music); ostacolo a scelte libere da parte dei consumatori (non consentendo di accedere da tutti i dispositivi ed impedendo l’upgrade alla versione premium), impossibilità di condividere le offerte dell’app…

Per taluni critici è solo una mossa in ottica antitrust per evitare di incorrere in sanzioni come fu per Microsoft a proposito di Internet Explorer.

Resta il fatto che se l’interoperabilità divenisse reale saremmo di fronte ad un netto cambio di rotta con il passato.

Bloomberg ipotizza che l’allentamento delle restrizioni applicate alle app di terze parti su HomePod potrebbero aiutare Apple a incrementare le vendite del dispositivo, che continua a rimanere molto indietro rispetto agli omologhi apparecchi di Google e di Amazon.
Qualora tali modifiche venissero introdotte con la release di iOS 14, queste potrebbero essere svelate alla prossima Apple WorldWide Developers Conference che si svolgerà per la prima volta in assoluto esclusivamente online, dove l’azienda di Cupertino presenterà, tra le altre cose, il sistema CarKey per aprire e chiudere le automobili e avviarle attraverso la tecnologia di ricetrasmissione NFC.

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