UN MESSAGGIO IN BOTTIGLIA

Di Maio e il “lavoro per portare a casa italiani ancora prigionieri”

il messaggio in bottiglia arriva da Omar Mayta, cittadino italiano e giordano, laurea in giurisprudenza, master in Security & Intelligence, brevetto commerciale da pilota di elicotteri, dipendente del Ministero dell’Interno, prima passeggero della Norman Atlantic e poi protagonista del salvataggio dei naufraghi….

Silvia Romano è stata liberata ed è finalmente arrivata in Italia, nello sconcerto però degli Italiani e dei rappresentati del Governo, in particolare modo Conte e Di Maio, che erano a Ciampino ad attenderla in fronte ai numerosi giornalisti convocati. Silvia, scesa dall’aeroplano di Stato, dalle marche I-OUNI, è stata accompagnata al gate da alcuni operatori dell’AISE – almeno così parrebbe – che vestiti, o meglio, coperti come per le grandi e propagandistiche occasioni, si sono premuniti di prenderle il bagaglio, compartecipando così al consueto teatrino di Stato.

Il commovente abbraccio con la famiglia è già nella memoria di tutti, così come l’averla vista discendere dal Falcon 900 con il tipico abbigliamento di una osservante ortodossa islamica; le prime notizie circa una probabile conversione religiosa hanno poi completato il quadro della non riuscita propaganda, mettendo oltremodo in difficoltà Istituzioni, benpensanti, psicologici e sociologi di ogni ordine e grado.

Le prime dichiarazioni rincorrono le smentite, passando per un comunicato quasi ufficiale “è stata una conversione forzata dovuta alle condizioni di confinamento”, ma alcune ore dopo è la stessa Silvia ad affermare di aver volutamente cambiato nome in Aisha – giovane moglie del Profeta Maometto – di essersi convertita e di essere stata sempre rispettata. La conversione religiosa resta una motivazione del tutto personale ed attinente la sfera più intima dell’individuo e, doverosamente, anche in questo caso è indispensabile non entrare nel merito, se non per un mero giornalismo da carta patinata e privo di scrupoli giusto giusto necessario per vendere copie al mercato del nulla.

È opportuno invece riprendere le parole del Ministero degli Esteri Di Maio il qualche poco dopo l’arrivo della malcapitata ha dichiarato: “Al lavoro per portare a casa italiani ancora prigionieri”.

Il punto, certamente degno di attenzione, è correlato proprio a questa dichiarazione: è giusto pagare – sempre e comunque – per la liberazione di un ostaggio? Non si incentivano così i sequestri a scopo di estorsione?

Per carità, ogni vita umana ha valore inestimabile ed ha una dimensione sacra che va sempre difesa, protetta e tutelata, ma andando avanti di questo passo qualsiasi gruppo terroristico si sentirà “autorizzato a procedere”, tanto c’è lo Stato (Italiano) pronto a corrispondere il prezzo. Ogni Governo ha storicamente, seppur banalmente, liquidato le “accuse” di essere o di essere stato un ottimo pagatore, anche in forza ad operazione d’intelligence coperte dal giusto segreto (ex lege) e che puntualmente smentite sono state utilizzate per dimostrare la Forza dell’Esecutivo di turno.

Di questa condotta, tipicamente italiana, se ne è occupata non molto tempo fa anche l’emittente araba Al Jazaeera la quale nel 2015 ha pubblicato un lungo reportage inerente proprio questa nostrana consuetudine. Così come riportato dalla indagine della emittente del Qatar dal titolo “Hostage”, l’Italia avrebbe pagato 15.520.000 dollari dal 2011 al 2015 per liberare gli italiani rapiti; ma tale condotta, e tanto meno cifra, è stata sempre smentita dai relativi Esecutivi ed in particolare modo dai Ministri Terzi, Bonino ed in ultimo, ma non ultimo, Gentiloni.

Altre fonti, del tutto italiane, riportano altresì la nota che dal 2003 al 2014 l’Italia avrebbe sborsato, senza se e senza ma, ben 63.0000.000 di Euro per i pagamenti dei riscatti di altrettanti 13 ostaggi e di cui conosciamo nomi e cognomi.

Ma tornando ad oggi, assistiamo puntualmente all’ennesimo ed anche doveroso pagamento di Stato. E questo è un dato che purtroppo, o per fortuna, non potrà esser mai confermato, tuttavia confortato dalle indiscrezioni sulle modalità operative, o meglio diplomatiche, che hanno portato Silvia in Italia.

Ma una considerazione su questo punto possiamo farla: una seria e maggiormente efficiente attività informativa di Intelligence, che sia del tipo Osint, Humint o Imint (giusto per citarne alcune), è quanto mai necessaria perché potrebbe realmente fornire quegli importantissimi feedback utili per qualificare la sicurezza di un luogo oppure di una attività. Che l’Italia sia quindi al lavoro per portare a casa i prigionieri, così come dichiarato dal Ministro Di Maio, è un fatto su cui nessuno ha dubbio alcuno, ma nella auspicabile convinzione di un cambio di strategia in luogo di quel computo di consenso elettorale e locale così fondamentale per il partito di turno ma antagonista alla Politica Internazionale.

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