RISERVATEZZA DEI DATI

De Rosa: “Immuni? SOGEI garante per la sicurezza”. Renato Pozzetto: “Eh, la Madonna…”

Ma davvero non c’è più motivo di aver paura per la sicurezza e per la privacy dei nostri dati sensibili?

Il noto attore comico ci vorrà scusare se abbiamo abbinato una sua espressione “cult” per descrivere una reazione che non appartiene certo a lui, ma piuttosto esprime un’impressione pressoché collettiva.

Il signor De Rosa, coordinatore della task force del Ministero dell’Innovazione che – senza aver avuto bisogno di laurearsi come invece viene preteso a tutti gli altri comuni mortali per certi incarichi pubblici – ama fregiarsi del titolo di “engineer” (ad essere più precisi “cloud engineer”), ha dichiarato al Corriere della Sera che sarà SOGEI a garantire la sicurezza della tanto discussa “app” per il monitoraggio e il contrasto alla pandemia del COVID-19.

Prima di ricordare i sorprendenti risultati che caratterizzano l’affidabilità di SOGEI, è necessario rimarcare l’indiscutibile autorevolezza di chi ha individuato il “garante per la sicurezza” di Immuni.

Il brillante Paolo De Rosa è quello che alla riga 145 del prospetto “Titolari di incarichi di collaborazione o consulenza” pubblicato sul sito del Governo risulta – nominato con DPCM del 28 agosto 2019 – aver percepito 80mila euro per tre mesi e mezzo (16/09/2019 – 31/12/2019) di lavoro, praticamente accontentandosi di una retribuzione mensile lorda di 22.857 euro (probabilmente non distante dagli stipendi dei tanti bravissimi dipendenti pubblici specializzati in informatica).

Troppo? Ma vi rendete conto che al bravissimo “engineer” era stato chiesto di emulare Atlante? Come si legge nel file Excel ufficiale, la sua missione trimestrale era quella di “garantire lo sviluppo delle linee d’azione relative ai data center & cloud e alla connettività, come previste dal piano triennale. In tale contesto provvedere all’elaborazione della strategia per le infrastrutture digitali del Paese con riferimento al polo strategico nazionale allo sviluppo del piano di abilitazione al cloud nazionale. Inoltre provvedere all’analisi del procurement della PA italiana contribuendo alla stesura del modello di gestione delle gare strategiche di CONSIP”…

È lo stesso “engineer” Paolo De Rosa che alla riga 20 del medesimo prospetto Excel scopre essersi visto conferire con il DPCM del 27 dicembre 2019 l’incarico di esperto “Chief technology officer” nell’ambito del Dipartimento per la trasformazione digitale con decorrenza 1° gennaio 2020 per poco meno di tre anni. La durata di tale mansione (35 mesi) non è passata inosservata nemmeno alla Corte dei Conti che ha mosso un rilievo puntuale per i beneficiari di simile “arruolamento” sui generis (come si legge a pagina 7 del file pdf che si trova online sul sito della Presidenza del Consiglio), Corte che forse non ha compreso che il destino dell’Italia è nelle mani di questo encomiabile signore.

Veniamo a SOGEI.

La “Società Generale per l’Informatica” (da cui nasce l’acronimo oggi di uso comune) è la realtà che ha storicamente in gestione l’Anagrafe tributaria. SOGEI vanta almeno vent’anni di esperienza nella realizzazione delle celeberrime “cartelle pazze” e una così consolidata tradizione professionale è difficile la si possa riscontrare in altre aziende del settore.

Già nel 1999 c’è testimonianza del fenomeno che, nonostante qualcuno lo ritenga correlato ad un esponenziale incremento della blasfemia popolare, ha indubbiamente vivacizzato il rapporto tra contribuenti e fisco, ha incuriosito persino le Commissioni Parlamentari, ha fatto condannare il dicastero economico al risarcimento dei danni materiali e reputazionali recati ai destinatari delle “cartelle pazze”, ha tenuto impegnato il Codacons già dal 2002, ha dato lavoro all’ADUC e a chissà quante altre associazioni a tutela dei cittadini, ha costretto l’onorevole Pisicchio a formulare una interrogazione parlamentare nel 2009, ha indotto nel 2012 il senatore Galioto a dichiarare in Assemblea che “occorre porre in essere ogni iniziativa tesa ad evitare che cartelle pazze o errate danneggino il contribuente e ostacolino i suoi rapporti con gli istituti di credito” (come si legge qui in fondo alla pagina 14), ha fatto immaginare al senatore Lannutti addirittura una commissione di inchiesta su Equitalia e conseguentemente su chi ne gestiva i dati.

Non me ne voglia chi altro ritiene di aver detto o fatto la sua in proposito senza essere riportato nelle precedenti citazioni. Per evitare di esser tacciato di adulazione nei confronti di SOGEI, preferisco fermare qui il palmares dei trionfi in tema di cartelle pazze.

Le referenze di SOGEI non si limitano certo a questo, palesando una trasversalità operativa che non può non rincuorare chi si ostina a temere problemi di sicurezza per la app Immuni.

Non sono pochi i cinque anni di esperienza nella gestione del sistema delle ricette mediche che è rimasto bloccato già nel 2015 salvato solo dal ricorso ai promemoria cartacei e che a gennaio scorso è riuscito a mettere in ginocchio farmacie, medici e pazienti di tutta Italia, a far imbestialire Federfarma e a regalare giornate indimenticabili ai medici di famiglia.

Poi tra i punti di merito di SOGEI non può non essere citato il sistema informatico su cui poggia il mondo delle scommesse, proprio quel sistema che anni fa aveva consentito a migliaia di slot machine di restare scollegate, di non contabilizzare le giocate e tutto sommato (ma qual è il problema?!?) di privare lo Stato degli introiti che gli spettavano. È la vecchia storia degli oltre 90 miliardi di euro di danni all’Erario che non è mai piaciuta a nessuno e che ha visto le stesse Istituzioni fare di tutto (commissioni, studi, approfondimenti, revisioni…) pur di mortificare il lavoro fatto dalla Corte dei Conti e dal GAT della Guardia di Finanza che imbarazzava personaggi di spicco del nostro Paese. Disservizi anche qui “tradizionali”, che nel 2014 hanno persino fatto indispettire Confindustria che si è eretta a tutela dei propri associati del settore dei “giochi di intrattenimento”.

Non si perda tempo a dar la caccia ai numerosi black-out dei sistemi di SOGEI, dal blocco dei web delle agenzie finanziarie a quello dello spesometro o a quell’altro delle procedure di fatturazione elettronica.

Dai, accontentiamoci. La sicurezza di Immuni è sicuramente in buone mani.

Non si vada a leggere quel che il 16 maggio 2012 ha scritto l’ANAC, l’Autorità Nazionale Anticorruzione, che “ritiene, con riferimento ai casi e alle valutazioni di cui sopra, che le procedure seguite da Sogei S.p.A. per l’affidamento di contratti di lavori, servizi e forniture con procedura negoziata non siano state rispettose dei principi di libera concorrenza, trasparenza, economicità, richiamati dall’art. 2 del Codice dei contratti pubblici”. La lettura completa della Deliberazione nr. 48 di tale Autorità può essere estremamente noiosa. Interessante sì, anzi molto interessante, ma troppo noiosa.

Adesso possiamo stare tranquilli. Grazie “engineer” De Rosa, grazie di cuore.

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