TECNOLOGIE & SALUTE

La sorte di Immuni nelle mani del senatore “no-vax”

È sicura o non è sicura? Questo è il dilemma…

Nello scenario già caotico generato dalla app Immuni, “figlia del peccato” di cui nessuno vuole assumersi la paternità, l’ombra degli 007 sulla scelta (fatta balenare dalla Ministra Paola Pisano) di tale applicazione ha spostato l’attenzione su quel che farà e dirà il COPASIR.

Nell’immaginario collettivo il fatto che se ne occupi il COPASIR – abitualmente impegnato sul fronte di segreti e spie – non rassicura l’uomo della strada che è legittimamente portato a ritenere che la storia del controllo globale forse non è così fantasiosa.

La circostanza che a redigere la relazione per conto di tale organismo sia un personaggio politico vicino ai “no vax” e tra l’altro promotore di provvedimenti normativi sulla “libertà vaccinale”) rende la vicenda ancor più suggestiva.

Il tweet del senatore Paolo Arrigoni annuncia che sarà lui a predisporre il documento destinato ad essere votato dai colleghi del Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica.

Mentre lo scaricabarile in proposito assurge a disciplina olimpica, il tempo passa. Passa, incurante delle pastoie politiche, indifferente della gente ancora in ospedale, impassibile dinanzi al diuturno sforzo di medici e infermieri ormai esausti.

Passa, sperando che almeno lui si porti via il problema.

Ma siccome abbiamo fretta di conoscere come vada a finire la telenovela di Immuni, che molti sperano sia collaudata ed operativa prima di una prossima peste bubbonica, mi permetto di suggerire al valente Senatore tre o quattro righe della relazione della tanto bistrattata task force del Ministero dell’Innovazione.

I super-esperti dovendosi pronunciare a proposito di riservatezza e sicurezza non hanno esaminato la app Immuni ma – incuranti della tradizionale raccomandazione di non chiedere mai all’oste com’è il suo vino – si sono espressi “Sulla base della documentazione prodotta dalla proponente e della descrizione del funzionamento dell’app ivi contenuta”.

Ma l’oste non ha pensato nemmeno di dare un parere del calice che intende somministrare, perché i “task forcers” hanno dovuto riconoscere che “Sotto il profilo della sicurezza informatica la società proponente non ha fornito report in merito a test di sicurezza sulle applicazioni o sui server in uso”.

Gli esperti hanno così dovuto suggerire di “effettuare robusti test di sicurezza informatica sull’applicazione prima del rilascio definitivo all’autorità pubblica” e di “condurre una valutazione d’impatto ai sensi dell’art. 35 Reg. UE 2016/679” (ossia il Regolamento Europeo in materia di privacy)….

In poche parole di sicurezza non c’è traccia. O almeno nessuno, forse solo per umiltà, ha voluto dire quanto siano andate bene tutte le sperimentazioni effettuate. Giusto. Perché dichiarare ai quattro venti di aver sottoposto a prove infernali l’applicazione per provare con certezza la sua inviolabilità o il superamento di qualsivoglia problema? Anche questa è privacy…

Tags
Back to top button
Close
Close