CAMPANELLO DI ALLARME

L’anormalità del male

Dopo pochi giorni dall’allentamento del lockdown, il segno del ritorno alle attività normali è tornato a manifestarsi anche sulla natura

In un precedente articolo abbiamo messo in evidenza come l’epidemia di coronavirus abbia avuto effetti benefici sull’ambiente. L’interruzione delle attività umane ha fatto in modo che molti ambienti della nostra Penisola e del mondo intero abbiano fatto un salto indietro di cinquant’anni. Le acque della laguna di Venezia sono tornate trasparenti, con tanto di cormorani a pesca tra la meraviglia dei pochi passanti. L’aria inquinata della Pianura Padana ha visto cadere verticalmente i tassi di biossido d’azoto. Nelle strade di Roma e dell’Aquila, cinghiali e cervi hanno fatto la loro comparsa, non più disturbati dal traffico. Il fiume Sarno in Campania, inquinato da decenni, è tornato alla purezza primigenia, e le acque del golfo di Napoli hanno rivisto i balzi gioiosi dei delfini.

Dopo pochissimi giorni dall’allentamento del lockdown, il segno sporco del ritorno alle attività normali è tornato a manifestarsi. In queste ore, le acque del fiume Sarno hanno ricominciato a colorarsi di marrone, violentate dagli sversamenti non trattati provenienti dalle attività industriali dell’Agro Nocerino-Sarnese e del distretto conciario di Solofra.

Il fenomeno, evidentissimo, fotografato e filmato dai cittadini, ha scatenato un’ondata immediata di proteste e denunce arrivate fino al ministro dell’Ambiente Costa, il quale per la verità più volte si era fatto vivo presso la comunità locale per raccogliere appelli e denunce. La gestione del problema Sarno è certamente complessa, anche se non più che tanto, essendo lo stesso al centro di un bacino idrico che conta un numero alto, sebbene finito, di affluenti e di scarichi. Va tuttavia data pronta risposta ai cittadini, individuando e colpendo i colpevoli del ritorno all’antico.

Un caso ancora più clamoroso, che ha anch’esso raggiunto rapidamente i Social Media, scatenando sconcerto e proteste furibonde, è quello del canale Agnena, sito poco a sud dell’abitato di Mondragone, nel casertano. In questo corso d’acqua, filmati e fotografie hanno evidenziato il cambiamento da trasparenti a marrone delle sue acque, con la clamorosa creazione di un’ampia macchia scura nel mare verde. Gli attivisti di Legambiente Giugliano, accorsi sul posto, hanno rilevato come dall’acqua venisse un forte puzzo di escrementi di animali.

Rispetto al Sarno, qui il problema è estremamente più semplice: il canale Agnena parte dalla Strada Provinciale 21 ed ha un corso di soli sei chilometri. Non ha affluenti laterali che possano apportare elementi inquinanti. L’intera area è devoluta allo sviluppo agricolo e zootecnico, con la presenza di numerosi caseifici anche di rilievo. Lungo il corso del canale, inoltre, si affacciano solo due o tre grandi aziende per l’allevamento delle bufale. Senza voler scomodare investigatori di elevatissimo livello, crediamo che individuare i responsabili di questo scempio sia piuttosto facile.

In attesa che le forze di polizia facciano il proprio, rapido lavoro, ci sentiamo di richiamare qui un dato di fatto: il documento di Disciplina tecnica per la utilizzazione dei liquami zootecnici della Regione Campania afferma chiaramente che “I liquami devono avere esclusivamente utilizzazione agronomica. È vietata qualsiasi altra utilizzazione le cui conseguenze siano tali da mettere in pericolo la salute umana, nuocere alle risorse viventi e all’ecosistema acquatico, compromettere le attrezzature o ostacolare altri usi legittimi delle acque”. Aggiunge inoltre che ne è vietato lo sversamento nei corsi d’acqua – addirittura non è consentito entro una fascia di rispetto dagli stessi – e sulle coste dei laghi o dei mari. Le ammende per i contravventori sono risibili, ma tant’è.

Noi pensiamo che sia legittimo per gli operatori economici ottimizzare la gestione dei propri costi e cercare di ottenere il massimo vantaggio economico. Questo però non può accadere a scapito del diritto collettivo a fruire di un ambiente sano. Vogliamo quindi chiamare la Regione Campania, e il suo governatore, che tanto bene hanno gestito l’emergenza coronavirus tanto da essere additati ad esempio, a proseguire questo percorso virtuoso individuando e punendo con la massima durezza quanti perseguano questo tipo di comportamenti.

È ormai evidente che la sensibilità collettiva dei cittadini è cambiata rispetto a questi argomenti, ed è il momento di mostrare ancora capacità e coerenza di governo. Abbiamo i mezzi tecnologici per individuare i runner sul lungomare: gli stessi strumenti possono e devono essere utilizzati per il monitoraggio ambientale.

Bisogna continuare ad essere di esempio.

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