TECNOLOGIE & SALUTE

Volete sapere cosa sta succedendo con la app Immuni?

I misteri sulla scelta dell'app di tracciamento si infittiscono e ancora non si sa come funzionerà l’applicazione

A pagina 15 della relazione della task force del Ministero per l’Innovazione si legge che sono arrivate 319 proposte, tantissime ma sopportabili visto che i componenti della squadra sono settantaquattro. Tra il 24 e il 26 marzo ci hanno in realtà lavorato solo i cinque componenti del sottogruppo “Tecnologie per il governo dell’emergenza” che – alla sorprendente media di 106 progetti da esaminare al giorno – hanno proceduto alla “selezione delle proposte tecnicamente più rispondenti al bisogno di contribuire tempestivamente al governo dell’emergenza”.

Con velocità iperbolica i cinque esperti hanno proceduto allo “Screening generale, che ha consentito l’individuazione di 15 soluzioni rispondenti ai requisiti tecnici minimi indispensabili”; alla “Caratterizzazione analitica, che ha portato alla selezione di una short list di 5 soluzioni tecnologiche target, tecnicamente pronte per l’uso di contact tracing”; alla “Intervista tecnica effettuata sulla short list delle 5 soluzioni target, per la definizione di quelle tra queste 5 che offrissero che rispettassero nel miglior modo possibile il maggior numero di criteri definiti”.

A pagina 32 si apprende che gli esperti sarebbero giunti “all’individuazione di due sole soluzioni tecnologiche, ritenute teoricamente valide per essere testate a scopo di implementazione nell’attuale situazione emergenziale. Si tratta in particolare di Immuni e CovidApp”.

A dispetto dell’esito della selezione di due app, il Governo ha sic et simpliciter optato per Immuni, così come formalizzato dal Commissario Straordinario Domenico Arcuri con specifica ordinanza del 16 aprile scorso.

La decisione ha incuriosito alcune Commissioni parlamentari. Il Copasir ha proceduto all’audizione della Ministra Paola Pisano che avrebbe dichiarato che la scelta era stata condivisa, oltre che con il ministero della Sanità e quello dell’Interno (ciascuno per le proprie competenze), anche con il DIS. Ma dinanzi allo stesso Copasir, il prefetto Vecchione – direttore del DIS – avrebbe precedentemente sostenuto di essere stato coinvolto a scelta già avvenuta e solo, come previsto dalla legge, per attivare il perimetro di sicurezza per difendere il sistema da possibili attacchi cibernetici. Il “Comitato parlamentare per la Sicurezza della Repubblica” ha così deciso di riconvocare tutti e due per fare un minimo di chiarezza.

Nel frattempo il Commissario Arcuri è stato sentito informalmente (?!?) dalla IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni della Camera dei Deputati, dove – a fronte di domande sulla scelta della app – avrebbe dichiaratoNon saprei rispondere, non ho partecipato a quella fase del percorso”, aggiungendo “ho ricevuto la richiesta del governo di sottoscrivere un contratto con la società e io non ero a conoscenza né so se è vero che i lavori della Commissione fossero giunti alle conclusioni che ritenete o che alcuni organi di stampa hanno illustrato”.

Per diradare ogni dubbio sulla sua estraneità Arcuri (sempre secondo quel che riporta Il Secolo XIX) avrebbe aggiunto “Questa sottolineatura la faccio perché il commissario interviene in funzione dei poteri conferiti in quanto chiamato a svolgere la funzione di soggetto contrattuale a valle di decisioni che non ha preso, rispetto alle quali non ha avuto alcun ruolo”.

Come nella trama dei migliori gialli il presunto colpevole della scelta di Immuni continua a non essere individuabile.

L’atmosfera un pochettino torbida, caratterizzata da un non eccessivamente professionale rimpallo di responsabilità, non rasserena gli animi dei cittadini.

Due settimane fa – proprio qui – avevamo manifestato sorpresa per la l’affermazione del dottor Luca Foresti (uno dei personaggi di spicco del raggruppamento che ha proposto Immuni) uscita il 18 marzo sul Corriere della Sera. Il manager in questione, parlando della app di tracciamento a cui stava lavorando ha tenuto a dichiarare “Siamo in contatto con il ministero per l’Innovazione digitale guidato da Paola Pisano, che ci ha dato il suo supporto”.

Non abbiamo trovato risposte e abbiamo visto ribollire le malelingue che nelle rispettive cavità orali manifestavano incredulità al fatto, ad esempio, che la app Immuni rispetterà la privacy.

Va detto che l’impegno della squadra di Bending Spoons (la capofila di Immuni) è davvero di prim’ordine e lo testimonia il fatto che gli aspetti giuridici del progetto sono stati curati dall’avvocato Vaciago.

Giuseppe Vaciago, luminare del diritto dell’informatica, ha una brillante produzione pubblicistica e collabora tra l’altro con “Leggi Oggi”, quotidiano di informazione giuridica di Maggioli Editore, il cui vice direttore è l’avvocato Guido Scorza. Sempre con Scorza è autore del ciclopico tomo “Diritto dell’internet. Manuale operativo. Casi, legislazione, giurisprudenza” (oltre mille pagine, pubblicato da CEDAM).

L’avvocato Guido Scorza alla libera professione affianca il delicato ruolo di “Consigliere per gli affari giuridici” nominato al fianco della Ministra Paola Pisano con DPCM 27 Dicembre 2019 (per la qual cosa era prevista la sottoscrizione di un modulo per dichiarare l’estraneità allo “Svolgimento di incarichi o  titolarità di cariche in enti di diritto privato regolati o finanziati dalla P.A  o relativi allo svolgimento di attività professionali”).

L’indiscutibile preparazione tecnico-giuridica ha fatto meritare all’avvocato Guido Scorza anche un posto nella task force per la valutazione delle app tra cui scegliere quella che deve garantire l’auspicato monitoraggio per fronteggiare l’emergenza COVID-19.

Sarebbe quindi ingiusto pensare che lo stesso avvocato, coautore di Vaciago e suo vicedirettore a Leggi Oggi, possa far leva sul suo ruolo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri a fianco della Pisano. Anzi. Nella task force può persino contare sul confronto con il collega Ernesto Bellisario, con cui è socio nello studio legale “E-Lex”. Chi ha rilevato come strana la presenza in un così delicato team di due avvocati che lavorano insieme su ben dieci componenti scelti in giro per l’Italia, deve rassegnarsi perché si tratta soltanto di una banale coincidenza. Nel recitare per castigo la giaculatoria “il mondo è piccolo”, si pensi piuttosto a quanto sia stata penalizzata l’operatività di uno studio professionale nel superiore interesse degli obiettivi nazionali.

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